Archivio Tag | "YouTube"

USA: le notizie della blogosfera

Tags: , , , , , , ,


Una ricerca del Pew Research Center, un think tank Usa, ha studiato la blogosfera americana, analizzando le notizie apparse sui blog d’informazione per un anno, dal 19 gennaio 2009 al 20 gennaio 2010. La ricerca ha pure preso in considerazione i video più popolari di YouTube e monitorato Twitter per sette mesi (dal 15 giugno 2009 al 15 gennaio 2010). I dati raccolti sono poi stati comparati con i temi più popolari dei giornali tradizionali.

I risultati, disponibili su www.journalism.org/analysis_report/blogosphere, indicano che in generale le notizie di rilievo sul Web e sulla stampa sono molto diverse. Ma anche tra blog, YouTube e Twitter le differenze sono grandi: nelle 29 settimane in cui le tre piattaforme sono state monitorate contemporaneamente, soltanto una volta il tema principale del giorno è stato lo stesso: le proteste dopo le elezioni in Iran, nella settimana dal 15 al 19 giugno.

Ecco alcune altre considerazioni emerse. I blogger trattano i temi politici con un linguaggio fazioso. Su Twitter, predomina la tecnologia, la politica è posta in secondo piano. I video più visti e condivisi su YouTube sono scelti per il forte richiamo visivo e sono spesso spinti dal “passaparola”.

E poichè i navigatori non spendono molto tempo nella lettura sul Web, i temi trattati da blog, YouTube e Twitter perdono velocemente interesse. Sui blog americani, il 53% delle notizie popolari non resta tale per più di tre giorni; su Twitter, il 72% delle notizie decade in tre giorni e il 52% nel giro di 24 ore. (Fonte: Comunicatori e Comunicazione, Newsletter 109).

La pubblicità non è morta, ma nel mondo digitale è completamente cambiata

Tags: , , , , , , ,


“SPOT 2.0 - L’uso di You Tube come strumento pubblicitario” il nuovo libro del prof. Americo Bazzoffia, docente all’Università di Roma “La Sapienza”, svela i segreti delle nuove forme di pubblicità per il Web 2.0. (Edizioni Franco Angeli - Milano)

L’ascesa prepotente di Internet negli ultimi anni ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità, cambiando il formato e i sistemi di diffusione del messaggio e creando così il bisogno di nuove figure professionali più complete e continuamente aggiornate sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Come afferma l’autore il prof. Americo Bazzoffia, docente di Tecniche della comunicazione pubblicitaria nella Facoltà di Scienze della Comunicazione alla “Sapienza” e Coordinatore didattico presso lo IED di Roma, “Questa nuova realtà è un potenziale pericolo per le aziende, ma può trasformarsi anche in un’incredibile opportunità“. Gli uomini di marketing della piccola come della grande impresa - non possono lasciarsi sfuggire questi nuovi grandi canali offerti dal Web. Buzz e viral diventano le parole chiave del marketing e della pubblicità sul Web 2.0, alla ricerca di nuove forme di comunicazione per coinvolgere un consumatore sempre più sfuggente. È da qui che prende vita questo volume. In una prima parte, l’autore approfondisce la nascita e la diffusione del Web 2.0, analizzandone gli aspetti strutturali, gli strumenti e il ruolo svolto dai consumatori. Successivamente esamina i necessari nuovi approcci di marketing e di advertising che sfruttano gli strumenti e i meccanismi del Web 2.0 per promuovere servizi e prodotti. Non un vago testo teorico, ma uno libro che si è posto l’obiettivo di capire come la pubblicità stia cambiano con il web 2.0 e come possa essere veicolata attraverso strumenti come YouTube. Perché? Perché capire è meglio che stupire. Un libro quindi che svela i segreti della pubblicità fatta con il web 2.0, e in particolare di quella veicolata da YouTube, e che dimostra - con dati inequivocabili - l’efficacia della comunicazione in Rete. Infatti, nel testo sono presenti i risultati di un esperimento realizzato espressamente per il libro, attraverso il maggior sito di condivisione di video al mondo. Una guida chiara e completa a tutto ciò che significa il nuovo Web 2.0 e soprattutto agli approcci di marketing e di advertising che ne sfruttano gli strumenti e i meccanismi per promuovere servizi e prodotti. Un testo per pubblicitari, uomini di marketing, studenti e per coloro che desiderano fare business e profitti con le nuove tecnologie della comunicazione.

La condanna di Google

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,


Nel maggio del 2006 quattro studenti di un istituto tecnico di Torino girano un video in cui insultano e maltrattano un loro compagno disabile, affetto da sindrome di down. L’8 settembre dello stesso anno il filmato viene pubblicato su Google Video - servizio di video sharing al pari di YouTube, sempre di proprietà del colosso di Mountain View - dove rimane, cliccatissimo nella sezione “video più divertenti”, fino al 7 novembre quando viene rimosso. Intanto la procura di Milano cita in giudizio quattro dirigenti di Google, con l’accusa di concorso in diffamazione e violazione della privacy.
Il 24 febbraio 2010 il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google per non aver impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca del video incriminato. In particolare il giudice Oscar Magi ha condannato David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia e Peter Fleischer, responsabile delle strategie del gruppo, per violazione della legge sulla privacy a sei mesi di reclusione con pena sospesa e li ha invece assolti dal reato di diffamazione. “Non esiste la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web - scrive il giudice Magi per motivare la condanna inflitta ai tre dirigenti Google -. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità”.
“Sentenza sorprendente che mette in discussione principi fondamentali di libertà dal momento che i nostri dipendenti sono stati condannati dal giudice per atti commessi da terzi” è la reazione immediata di Google sulla sentenza del Tribunale di Milano. La questione resta aperta: i grandi motori di ricerca e i provider sono responsabili per i contenuti immessi on line, e che vengono scaricati da milioni di utenti? “La normativa vigente - ha specificato Marco Pancini, responsabile dei rapporti istituzionali di Google Italia - è stata definita appositamente per mettere gli Internet service provider al riparo dal danno di responsabilità, a condizione che rimuovono i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Se questi principi vengono meno, e se siti come i blog, Facebook, YouTube vengono ritenuti responsabili del controllo di ogni video - ha proseguito lo stesso Pancini - significherebbe la fine di Internet come oggi lo conosciamo, con tutte le conseguenze politiche e tecnologiche”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, aprendo un piccolo caso diplomatico: “Siamo negativamente colpiti dalla decisione. Non siamo d’accordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider”. L’ambasciatore ha inoltre ricordato la recente presa di posizione del segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero è un diritto umano inalienabile. Anche Michael Posner, assistente segretario di Stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, ha espresso le sue perplessità sulla sentenza di condanna di Google: “è spiacevole che le autorità italiane abbiano cercato di imporre ai rappresentanti di una società privata una censura preventiva dei contenuti. Siamo chiaramente preoccupati per le conseguenze che questa sentenza potrebbe avere a livello globale”.
I magistrati di Milano che si sono occupati dell’inchiesta, il sostituto procuratore Francesco Cajani e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, hanno prontamente replicato che la libertà d’espressione sul Web non è in discussione, assicurando che la sentenza non avrà effetti sui social network e su chi si esprime su Internet senza finalità di lucro. “Con questo processo - hanno precisato i magistrati - abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”.
Numerosi sono stati anche i commenti politici ed istituzionali sulla vicenda Google. Secondo Paolo Gentiloni (Pd): “il principio della responsabilità dei motori di ricerca o dei social network per i contenuti messi in Rete dagli utenti è un precedente unico e allarmante”. Maurizio Gasparri (Pdl) plaude alla decisione del Tribunale di Milano: “è una sentenza esemplare, ci auguriamo che non si sottovaluti più l’importanza della vigilanza dei contenuti immessi in Rete”. Per Antonio Di Pietro (Idv): “con questa condanna alla libertà della Rete hanno perso tutti”. Il Garante della privacy Francesco Pizzetti ha scritto in una nota: “È certo che questa pronuncia pone all’attenzione di tutti la necessità di individuare con urgenza regole condivise, che consentano di salvaguardare la libertà della Rete e di tutelare la dignità e la riservatezza delle persone”.

 

di Erminio Cipriano

Napolitano: “Non solo Internet”

Tags: , , , ,


Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, in visita qualche giorno fa a Verona, incontrando la redazione del quotidiano “L’Arena”, ha colto l’occasione per fornire la sua visione sul futuro dell’informazione e di Internet: “Sarà un fatto di generazioni perché vedo che per i miei nipoti ad esempio non è così. Ma io non riesco ad abituarmi al fatto che si debba apprendere ciò che accade in Italia e nel mondo solo attraverso Internet”. Napoletano, che compirà 85 anni a giugno, lo scorso 31 dicembre aveva inaugurato il suo canale YouTube con il seguente messaggio: “Le nuove tecnologie non conoscono né barriere né frontiere. Ci incontreremo in questo spazio per costruire, insieme, occasioni di partecipazione alla vita democratica”. (fonte: il Fatto Quotidiano)

CuboVision: la grande Rete nel piccolo schermo

Tags: , , , , , ,


Vedere video su YouTube, assistere ad un programma su una Web TV, richiedere film in pay per view, memorizzare e gestire contenuti multimediali e condividerli con altri dispositivi portatili. Tutto questo è ora possibile dallo schermo del proprio televisore. Telecom Italia ha presentato CuboVision, la nuova grande televisione via Internet del gruppo. Un unico dispositivo broadband multimediale che porta la grande Rete nel piccolo schermo. “Il tradizionale televisore di casa – ha spiegato l’amministratore delegato di Telecom Franco Bernabè – si trasforma in un centro multimediale on line, in grado di offrire una pluralità di servizi e contenuti digitali utilizzando un solo telecomando”. Secondo lo stesso Bernabè il 50% della popolazione italiana non sa ancora usare il computer e pensa che avere un abbonamento ad Internet serva a poco: “l’Italia ha circa 22 milioni di linee telefoniche di cui 20 milioni con la banda larga, ma ci sono 8 milioni di linee abilitate ad Internet veloce non utilizzate”. Per questo attraverso “CuboVision” il gruppo si propone di attrarre questa grossa fetta di pubblico. “Se Internet non va sul computer o sul telefonino – spiega l’ad Telecom – lo dobbiamo portare sulla tv”.         

di Erminio Cipriano

 

 

 

Sergio: “I mezzi di comunicazione corrono. Stateci dietro”

Tags: , , , , , , , , ,


Corriamo sempre più velocemente. Le piattaforme oggi usate per trasferire messaggi sono sempre più convergenti. Come vede questo mondo in totale rivoluzione?

Il claim di una pubblicità di Sipra di qualche tempo fa recitava: “I mezzi di comunicazione corrono. Stateci dietro”. In realtà si trattava di una comunicazione in cui annunciavamo il restyling del nostro sito Internet ma credo che sia uno slogan adattabile al moderno mondo della comunicazione e a come Sipra cerca di interpretarlo. È vero: siamo ormai da qualche anno in piena rivoluzione digitale e nell’epoca della vera convergenza, quel fenomeno che l’indimenticato Giovanni Giovannini aveva previsto proprio da queste pagine più di dieci anni fa. La vita quotidiana di tutti noi è cambiata giorno per giorno in maniera quasi impercettibile, ma se guardiamo al nostro quotidiano di dieci anni fa e a quello di oggi troveremo due modi di vivere la tecnologia e di vivere in senso lato, del tutto diversi. Ma se questo è vero per il modo di comunicare con gli amici o di gestire le informazioni più comuni, lo è ancora di più per tutte le attività lavorative. Devo dire che il settore pubblicitario è stato letteralmente investito dal vento del cambiamento, tanto che molte aziende, concessionarie, centri media, agenzie creative, hanno dovuto mutare pelle per non subire passivamente il cambiamento. La nostra esperienza, in particolare, credo sia esemplare. Solo due anni fa abbiamo ristrutturato integralmente la nostra azienda varando una organizzazione che fosse in linea con quanto stava accadendo sul mercato. Oggi, sarebbero forse già necessari alcuni correttivi per essere ancora di più protagonisti del cambiamento.

 

La pubblicità resterà la maggior fonte di ricavi per tutti?

Credo che la pubblicità resterà molto a lungo l’unico modello di business alternativo ai contenuti a pagamento, in qualsiasi forma. Credo anche che sia lo strumento migliore per tutti i mezzi di comunicazione. Ma il tema vero è: quale pubblicità? È chiaro che se per pubblicità abbiamo in mente la classica tabellare siamo sulla strada sbagliata. E questo è un problema perché in Italia la forza della “normale” pubblicità televisiva è stata negli anni così grande da catalizzare tutta, o quasi, l’attenzione di creativi e pianificatori. Tanto che, purtroppo, non è stato facile pensare ad altre forme pubblicitarie in linea con i nuovi mezzi. Anche sulle piattaforme più innovative come il Web, dove i creativi hanno avuto maggiore libertà di manovra, si assiste oggi a un appiattimento su quelli che sono divenuti i nuovi standard. La vera scommessa per il futuro non è se la pubblicità riuscirà e come ad essere fonte di ricavi, ma quale precisa pubblicità per ciascun mezzo riuscirà in questo compito. Estremizzo. Anche la tabellare dovrebbe essere realizzata in modo differente non solo tra mezzo e mezzo ma anche fra veicoli di uno stesso mezzo. Lo stesso brand su un contenitore di intrattenimento su Rai Uno, piuttosto che su un documentario di Rai Storia, dovrebbe essere trattato in modo differente anche nei normali 30 secondi. È chiaramente una provocazione, ma attenzione, perché il mondo digitale permette questo e altro.

 

La sua opinione da uomo di cultura ed anche protagonista del panorama editoriale italiano, sulla polemica fra Google e gli editori, e non solo…

La vicenda delle polemiche fra editori e Google è legata al mondo della difesa del diritto d’autore ed è scoppiata soprattutto per gli utilizzi da parte di Google di brani di libri, periodici e quotidiani. Certamente i diritti degli autori o dei proprietari delle testate vanno salvaguardati e credo che questo sia un punto di partenza inequivocabile. Tanto più che Google parte da una posizione di evidente leadership sul mercato. C’è però da dire che la vicenda andrebbe osservata innanzitutto dal punto di vista degli utenti, ossia del popolo dei navigatori. Sicuramente i colleghi di Google, pur potendo partire da una posizione di forza, sono stati nel tempo bravi ad offrire un servizio a valore aggiunto ai loro utenti. Altrimenti, ne possiamo star pur certi, gli utenti avrebbero abbandonato questa o altre piattaforme. Il problema quindi è come conciliare le giuste ragioni di chi detiene la proprietà intellettuale e le altrettanto corrette esigenze di chi comunque offre servizi premiati dal pubblico. La soluzione è molto difficile da trovare, ma credo che intanto ciascuno dei soggetti della disputa può trarre delle conclusioni e degli insegnamenti. Chi aggrega contenuti, come Google, forse può cominciare a ragionare in termini di partnership con chi detiene i contenuti. E chissà che dalle partnership non emergano ulteriori valori aggiunti per il consumatore con un effetto moltiplicatore che farebbe bene anche ai Google di turno. Chi edita o produce contenuti dovrà invece ragionare sempre più in ottica di servizio al consumatore. Ascoltare il proprio pubblico, capirne le esigenze, prevederle e soddisfarle.

 

Sipra domani. La possibilità di vedere filmati anche attraverso la carta con il QRCode (Panorama è il primo settimanale che con Media Duemila sperimenta questa tecnologia) può significare che in futuro non esisteranno più concessionarie dedicate esclusivamente ad un mezzo?

Chiunque di noi pensa in ogni istante della sua vita in modalità multimediale. Ogni giorno “viviamo” su più mezzi. Una persona che utilizzi nella sua giornata un solo mezzo di comunicazione credo che non esista, almeno nella nostra società postindustriale. Per questo offrire un pacchetto di mezzi e di veicoli che accompagni il cliente durante l’intero arco della giornata rappresenta un plus importante nelle pianificazioni. Ma anche qui la sfida è quali veicoli offrire. In Sipra abbiamo la fortuna di poter vendere i canali leader della Tv generalista, i primi canali delle Tv specializzate, le radio fra le più ascoltate in Italia, il Web autorevole e ricco di accessi della Rai e il circuito di 500 schermi cinematografici ormai quasi del tutto digitalizzati. Un pacchetto di alta qualità che è figlio di una politica strategica che ha voluto andare sì nella direzione del multimediale, ma di alta qualità. Se però, e penso alle concessionarie più piccole della nostra, non si ha la fortuna di avere nel proprio portafoglio tali prodotti, allora la ricetta è nella profilazione del target in cui anche una società di pubblicità che si affaccia adesso sul mercato ha la possibilità di diventare leader. Purché sia competitiva e fortissima su target specifici. E quindi, di nuovo, purché faccia qualità.

 

La televisione sarà fagocitata da YouTube?

Intanto dobbiamo intenderci su cosa sia la televisione. È un juke box di contenuti audiovisivi o è un’offerta guidata di contenuti audiovisivi? Nel tempo la natura della televisione è molto cambiata, ma la sua essenza, quella che la lega al concetto di palinsesto è rimasta immutata e penso che sarà così ancora per molto tempo. Per questo, per quanto sia evidente che i mezzi ormai siano sovrapposti fra loro, credo che la Tv, per come la intendiamo oggi, non verrà fagocitata ma piuttosto utilizzata, citata e perché no alimentata da YouTube e simili. Insomma l’osmosi fra i mezzi avviene e avverrà sempre più di frequente ma non ho mai creduto alla morte di un mezzo a favore dell’altro. E poi, prescindendo dal supporto, il contenuto televisivo su YouTube è Internet o è televisione? Come vede, i temi sono molto legati uno all’altro e solo la natura e la qualità del contenuto farà nel tempo la differenza.

De Kerckhove: Realtà aumentata Grande Mutazione

Tags: , , , , , , , , , , , ,


Nel 2006 gli esperti dell’ Università della Columbia Britannica (University of British Columbia, UBC) hanno proposto una lista di ipotesi per la prossima Grande Mutazione, la “Next Big Thing”. Eccola: droga su misura per ciascun uomo; sostituzione dei combustibili fossili con i biocarburanti a base di legno; capacità di valutare le emozioni degli animali; un sistema scientifico che elimini le nuove malattie velocemente e globalmente; segway (scooter elettrici) per persone disabili; esistenze alternative in mondi virtuali paralleli; boom delle ricerche contro l’invecchiamento; nuove prospettive scientifiche per la fede; superamento delle problematiche legate agli aspetti morali relativi al progresso nel settore della riproduzione assistita; una cultura di video virali, o di globale mobilitazione. Nessuna delle ipotesi sopraelencate può essere scartata a priori, perché ciascuna rappresenta il punto di vista di uno specialista. Desidero però evidenziare che quando qualcosa comincia a colpire la coscienza dei media, ha buone probabilità di diventare la protagonista della prossima rivoluzione o Grande Mutazione. Twitter lo è stata nel 2007 e la Realtà Aumentata (AR) lo è ora nel 2010. A questo punto è opportuno porsi una domanda: da dove nasce questa idea della “Next Big Thing” o più semplicemente del prossimo cambiamento epocale? Una risposta ovvia è legata alla necessità di anticipare le tendenze e prevedere i cambiamenti. Già nel 2003 Michael Lewis ha scritto un best seller dal titolo “The Next Next Thing”, di anni ne sono passati ed anche di mode e di business più o meno vincenti. Per approfondire ulteriormente questo ragionamento è utile leggere cosa Wired propone in tre categorie. La prima elenca i concetti ormai vecchi, la seconda quelli superati e la terza quelle da tenere sotto controllo. Tra le cose vecchie il mensile statunitense include i concetti di immersione; ipertestualità; implosione; la teoria della lunga coda; i social network; Second Life; l’ubiquità; il digitale; la cultura; il corpo. Tra le cose ormai superate troviamo: frontalità; linearità; esplosione; mass media; trasmissione (Rete); località (frontiere); analogico; natura; mente. E finalmente ecco la categoria dei concetti da non trascurare: il punto di essere (KE Anker); IPERtinenza serenpidity (concetto legato alla ricerca su Internet e soprattutto al livello di soddisfazione dell’utente tra i dati che trova nel Web e le sue reali necessità. n.d.r.); auralità; comunicazione omeopatica; era del tag; l’oggettivo e l’immaginario condiviso; la realtà aumentata; l’era dei quanti; l’epoca post-galileiana; una mente ed un corpo globali; un’umanità auto-organizzata. Il momento post-galileiano è un concetto assolutamente determinante in questa analisi: lo si vive quando ci troviamo a ripensare la realtà che ci circonda, o ancora di più quando ci troviamo privi di convinzioni ed iniziamo a re-interpretare, per esempio il concetto di fluidità in rapporto alla fisica quantistica; di trasparenza; di moltiplicazione delle identità; di ubiquità; di onnipresenza; una epistemologia quantistica al di là della mitologia. Michel Cartier, un amico e studioso canadese delle problematiche legate allo sviluppo ed ai cambiamenti del Web, afferma che la maturazione di Internet si può dividere in tre fasi: Internet 1, l’infanzia che comincia nel 1970. In questa epoca nasce la Rete, fase in cui il modello broadcasting ancora sopravvive; con Internet 2 arriva l’adolescenza, siamo tra il 2000 e 2010. È il momento della sperimentazione sociale e dell’apprendistato per i milioni di utenti Internet che partecipano alla mediazione dei contenuti. Il modello narrowcasting favorisce la nascita e lo sviluppo delle nicchie. La maturità arriva con Internet 3, dopo il 2015, quando una vasta gamma di persone o gruppi di interessi avranno capacità nuove sia in ambito socio-politico che socio-economico. Il modello di base è IP ognidove o sempre connessi. Credo che le tendenze emergenti e i possibili cambiamenti a cui potremmo assistere riguardano il passaggio da Internet dell’informazioni a Internet delle cose (Neil Gershenfeld, Internet Zero), dai software su micro-computer a servizi offerti su dispositivi wireless (GPS, Cloud Computing); passeremo da una spinta tecnologia ad una massa che preme; da un mondo scarso di informazioni ad un mondo con flussi di informazioni abbondanti e continui; da un mondo che privilegia il fornitore ad un mondo che privilegia la domanda. In ultimo, ma non ultimo, arriviamo all’era del post capitalismo, affinché il capitalismo sia più umano ed adotti un’economia etica basata sulle relazioni sociali. Solo in questo modo arriverà il momento della democrazia partecipativa non disgiunta dal mercato. Il paragrafo dedicato alle tendenze non può che terminare con la Realtà Aumentata (the Augmented Reality). Facciamo i primi passi nella Realtà Aumentata, una magia reale possibile grazie all’Air Tag. Software esistenti permettono agli utenti, con device idonei, la connessione a siti che forniscono servizi di informazione sul luogo che si sta visitando. Per chi volesse approfondire segnalo il video http://www.youtube.com/watch?v=1De9YCeKz_A. La Sekai Camera, una macchina fotografica dotata di questo genere di software, si può paragonare ad un sistema di telecamere che mira ad unire i mondi virtuali e reali mediante un dispositivo digitale che assomiglia ad un mirino. E l’Air Tag, è un tag, con aspetto fluttuante, visibile sullo schermo della fotocamera, e che fornisce dati, immagini, messaggi vocali, video e web-link sui luoghi visitati. La novità consiste nella mappatura che è strutturata nel mondo reale ed in più fornisce informazioni raccolte da fonti quali gli utenti stessi. Per semplificare la vita degli utenti esistono gli Air Filters è cioè filtri che consentono agli abbonati di visualizzare informazioni in base alle preferenze o agli obiettivi del momento. Nel video (sempre sul sito YouTube) che si trova a questo indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=blBohrmyo-I, viene riportata la conferenza TED 2009, durante la quale Pattie Maes e Pranav Mistry hanno presentato la risposta del MIT all’Air Tag, che si chiama “Sesto Senso” ed è l’invenzione di due giovani giapponesi. La creatività e l’innovazione dei giovani continua proponendo sempre nuovi modi di sperimentare la realtà che ci circonda. Su YouTube ormai trovi di tutto, anche l’esperimento che hanno fatto le autorità cinesi per provocare una nevicata artificiale e sconfiggere in questo modo la siccità.. L’evento è stato filmato ed è d’attualità perché mentre sto scrivendo è in corso la conferenza sul clima. Anche se alcuni pessimisti disperano sulle future sorti del mondo, credo che anche in questo caso la tecnologia potrà aiutarci e difendere Madre Natura. Nel 1957 Marshall McLuhan diceva che con lo Sputnik l’uomo ha racchiuso il mondo naturale in un contenitore e ha fatto della Terra un’opera d’arte. Lo Sputnik ha visto la nascita dell’ ecologia, e dell’arte che sostituisce la Natura (1974). Le parole di McLuhan stanno a significare il passaggio di un’ epoca: l’uomo da quel momento non avrebbe più solo sfruttato il pianeta ma avrebbe cercato di programmarlo. Dopo tanti concetti, tante proposte di riflessione mi viene spontaneo concludere dicendo che la prossima grande cosa o la prossima Grande Mutazione può essere solo il mondo che noi vogliamo. Dunque www è uguale al mondo che desideriamo. Per arrivare ad un equilibro ideale fra tecnologia ed ambiente è evidente che abbiamo bisogno di una sensibilità globale e di accordi globali affinché ciò si possa avverare.

2010, nuove tecnologie di oggi

Tags: , , , , , , , , ,


Sta per esplodere e pochi se ne sono accorti: è la realtà implementata grazie alle tecnologie. Una magia che non solo dovrebbe sorprendere, ma far riflettere sulle nuove possibilità offerte dalla Rete. Fuori e dentro l’azienda il mondo si presenta come “ognipresente”. La metafora del famoso messaggio nella bottiglia buttata in mare affinché raggiunga il destinatario, oggi riporta ad un testo globalmente sospeso nella Rete e nelle banche dati, che letto contemporaneamente da tutti gli utenti della Rete-oceano arriva prima o poi al suo o ai suoi destinatari. Inoltre l’onniscenza si presenta possibile perché grazie al Web noi siamo tutti gentiluomini, secondo la definizione di Molière, “che sanno tutto senza aver mai nulla appreso” (Wikipedia). Alle strategie di pianificazione a lungo termine si sta sostituendo una specie di stato di allerta professionale permanente che definirei di “opportunismo illuminato”. Anche in termini di rapporti umani le cose cambiano: un’ infinità di piccoli gruppi di ipertinenza relazionale a lunghezza variabile si formano in modo naturale attraverso la Rete, in maniera quasi “omeopatica”. Così funziona l’economia definita della “lunga coda”. Facebook per esempio, ha perso la sua verginità. Da luogo di ritrovo, per scolari e amici, diventa un mezzo per comunicazione d’impresa, un modo per fare pubblicità e sostenere marchi attraverso relazioni interpersonali. Allora perché spendere miliardi in TV quando si può contare sulla User-Generated Advertising? (Pubblicità autogenerata dagli utenti e codici a barre interattivi). È fondamentale quindi capire come Twitter, YouTube e gli altri mezzi di comunicazione cosiddetta “sociale” modificano i concetti di reputazione e di relazioni d’affari nel mondo digitale. L’anima stessa delle cose sta cambiando dal suo interno: talento, fama, progressi e cambiamenti professionali, in poche parole il successo, dipendono sempre di più dai rapporti e dagli atteggiamenti di cooperazione e di apertura, sia tra gli individui che dentro e tra le società. Nuovi concetti come l’intelligenza connettiva e la conoscenza distribuita appaiono nelle ricerche aziendali promosse in Rete, parallelamente emergono nuove professionalità. Arriva l’ “Information Broker” che invece di mantenere segrete molte informazioni - pratica ormai obsoleta di difesa del territorio - le distribuisce generosamente (Linux, Goldcorp, Creative Commons). Arriva il “Natural Born Connector” colui il quale innanzitutto promuove il suo interlocutore/trice (David Plouffe, manager della incredibile campagna elettorale di Barack Obama). Infine ecco chi immagina e costruisce il futuro “Imagination Chief Officer”, il suo compito è cercare nuove opportunità nella Rete sia umane che tecnologiche (Steve Jobs, ovviamente). A questo punto ci vorrebbe un nuovo La Bruyere per una descrizione dei caratteri “della società della Rete”. Non pretendo di esserlo io, non ho la sua immaginazione, e nemmeno le sue capacità narrative!

Scorza: in futuro gli editori ancora protagonisti

Tags: , , , , , , , ,


Filosofi ed economisti, politici e capitani d’industria, giuristi e giornalisti sono concordi nel ritenere che la Rete sia la protagonista indiscussa di una rivoluzione senza precedenti nella storia dell’umanità. Il filosofo Prattico ha già scritto che i nostri posteri chiameranno questa rivoluzione - che è antropologica prima che tecnologica - “periodo dell’informatizzazione globale”. Mentre Rifkin, economista, l’ha battezzata “Era dell’accesso”, evidenziando come “I mercati stanno cedendo il passo alle reti e la proprietà è progressivamente sostituita dall’accesso” con la conseguenza che il nuovo ipercapitalismo che nascerà da questa rivoluzione “sarà fondato sull’accesso ad esperienze culturali”. È una rivoluzione che si sta consumando ad una velocità decine di volte superiore a quella che ha caratterizzato le rivoluzioni del passato. Dieci anni fa, Google, Wikipedia ed i blog non esistevano, cinque anni fa Facebook non era stato ancora lanciato, Twitter e YouTube erano un’idea. Oggi sono un “ecosistema mediatico” che si affianca e talvolta contrappone a quello tradizionale. In tale contesto la linea dell’orizzonte del 2020 appare ben più lontana di quanto nel 1948 George Orwell potesse vedere l’orizzonte del 1984. Non so neppure immaginare, quindi, cosa sarà il mondo dei media nel 2020 perché credo che i protagonisti di quel mondo non siano, ancora, nati. Il vero problema, tuttavia, non credo sia prevedere il futuro dei media quanto piuttosto fare il possibile perché esso possa avverarsi in maniera naturale, come accaduto sin qui e senza incontrare irragionevoli ed anacronistici ostacoli nelle regole e nella politica. La Rete insegna che una rivoluzione mediatica quale quella che stiamo vivendo, si consuma in poco più di un lustro. In Italia la  disciplina sulla stampa è vecchia di dieci lustri e le riforme della disciplina dell’editoria sin qui registrate hanno richiesto circa vent’anni ciascuna e si sono, peraltro, sistematicamente rivelate già superate dai tempi ed inadeguate a disciplinare in modo puntuale i nuovi fenomeni mediatici. Se non si commetterà l’errore di pretendere di proiettare il passato nel futuro a colpi di leggi e sentenze e si accetterà l’idea di confrontarsi con le nuove dinamiche dell’informazione on line senza, necessariamente, scontrarsi con esse, credo che nel 2020 gli editori esisteranno ancora, svolgeranno il ruolo che gli è proprio - quello di selezionare e far conoscere informazioni e contenuti che meritano di esser conosciuti - e sfrutteranno,  media per produrre risultati economici e culturali senza precedenti. In caso contrario, probabilmente, nel mondo dei nuovi media, il ruolo dell’editore sarà svolto da nuove figure di mercato che sapranno - o almeno proveranno - a raccogliere ed interpretare meglio e più in fretta le esigenze di una comunità che si avvia a divenire globale. Panta rei, come diceva Eraclito.

Roma antica in 3D affascina Lugano

Tags: , , , , , , , ,


Il prestigioso Premio Möbius Multimedia Lugano è arrivato alla 13ma edizione, istituito nel 1997 dalla Città di Lugano e dalla Radiotelevisione svizzera, con il patrocinio del Prix Möbius International, assegna due Grand Prix Möbius e offre prodotti multimediali che coprono oltre duemila anni di cultura.

Il Grand Prix Möbius Multimedia Lugano 2009 è andato a “Roma antica in 3D” di Altair4 Multimedia. “Solide basi scientifiche e accuratezza delle ricostruzioni comunicano in maniera efficace e spettacolare le stratificazioni archeologiche di epoche diverse” ha motivato Paolo Paolini, Presidente della giuria, nel consegnare il premio.

Per quanto concerne il Grand Prix Möbius Suisse al miglior sito web per il patrimonio culturale, è stato premiato il sito m.a.x. museo Chiasso, (www.maxmuseo.ch). “Riesce a sintetizzare immediatamente, in maniera naturale e con linguaggio coerente, l’identità del museo e del mondo di Max Huber”. Con queste parole Claudio Generali, Presidente della CORSI, ha consegnato il riconoscimento.

Le pagine web del Site archéologique de la Cathédrale Saint-Pierre (www.site-archeologique.ch) hanno ricevuto la menzione speciale. Derrick de Kerckhove, psicotecnologo e direttore del “McLuhan Program in Culture and Technology”, ha spiegato la scelta “Per la qualità e ricchezza dei contenuti opportunamente indirizzati a vari livelli di divulgazione”.

Grandissimo interesse e ricca partecipazione, reale e virtuale, ha suscitato il dibattito su “Nativi digitali e nuove praterie virtuali”. Sotto la guida di Derrick de Kerckhove, hanno approfondito il tema il direttore di ricerca AT&T Labs (New Jersey USA) Andrea Basso, l’imprenditore digitale Roberto Carraro, il professore Paolo Paolini del Politecnico di Milano e dell’Università della Svizzera italiana.

L’argomento centrale è il confronto tra nativi e immigrati digitali, tra chi è cresciuto con la tecnologia interattiva a disposizione e chi invece ha dovuto apprenderla. Un confronto che si svolge su piani diversi, cognitivo, sociale, culturale, fino all’emergere di forme peculiari di sviluppo neurofisiologico. Se dunque, come ha indicato provocatoriamente de Kerckhove, l’immigrato digitale continua a guardare la televisione o “subisce” con una buona dose di stress l’uso del cellulare, il nativo guarda YouTube, è “sempre on” perché “dorme col cellulare sotto il cuscino”, è autosufficiente, multitasking, transculturale e virtualmente aggregante.

E’ Carraro a interpretare in chiave “iconica” l’analisi di de Kerckhove, a sottolineare che il nuovo codice di comunicazione è una “scrittura multimediale iconica e globale”, rappresentata in modo emblematico dalle emoticon, cioè dalle produzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane che rappresentano un’emozione e che vengono utilizzate prevalentemente sul web nei programmi di messaggistica chat e negli SMS. Per rafforzarne il valore globale, Carraro raffronta le emoticon a icone antropomorfe globali. Il nuovo codice del sapere, dunque, è imperniato sull’immagine e su quella capacità tutta peculiare dei nativi digitali di immersione in uno spazio tridimensionale virtuale: quello del Web, dei videogiochi on line, della connessione totale e continua.

La rassegna sui trend tecnologici è affidata ad Andrea Basso, che si concentra su quattro aree: comunicazioni, intrattenimento, videogioco e robotica. Emerge una tendenza alla sempre maggiore personalizzazione dei servizi sull’individuo che diventa, in particolare il nativo digitale, co-creatore di contenuti e trend-setter.

Le esperienze studiate da Paolini e dal suo gruppo di ricerca del Politecnico di Milano sottolineano e confermano il nuovo registro cognitivo dei nativi digitali. Il lavoro svolto con un campione di scuole medie, elementari e dell’infanzia con l’uso di strumenti digitali ha registrato un impatto didattico del 70% superiore all’impiego di metodi di studio tradizionali con: elevata motivazione e partecipazione, alta qualità del lavoro di gruppo e maggiore integrazione di soggetti emarginati e difficili. Di grande importanza la progressiva maggiore scioltezza e naturalezza nell’integrazione di fonti e strumenti digitali e analogici col decrescere dell’età degli alunni.