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McLuhan Centenary ultimo atto: il decalogo dei segnali deboli. Lincei evento sulla Persona Digitale

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Dal convegno all’Accademia dei Lincei i segnali deboli del prossimo futuro. E’ stato Derrick de Kerckhove a chiudere la giornata che ha concluso il McLuhan Centenary, un incontro molto produttivo che ha visto i maggiori attori dell’ambiente, della tecnologia e dell’educazione analizzare il  presente per prevedere come convoglieranno società e Internet.

“La carta cederà sempre più il posto alla parola†ha riferito de Kerckhove, l’individuo del Villaggio globale consuma e produce più informazioni di quanto abbiano fatto i suoi predecessori, i 5 Exabyte ogni dieci minuti sono l’equivalente della produzione mondiale dall’era della pietra alla modernità. La tecnologia non solo interviene nei rapporti sociali ma anche nel sistema nervoso, si creano nuove connessioni tra corpo e macchina che inducono a nuove responsabilità, a partire dalla green technology passando per la privacy e la reputazione: l’utente online ha la necessità di separare le sue molteplici personalità. “La Persona Digitale – ha detto de Kerckhove – ha modificato la sua sensorialità, la mente si è impigritaâ€.

Con la Persona Digitale nell’economia digitale si modifica l’organizzazione aziendale, ma anche nel settore culturale si instaurano nuovi rapporti, la relazione docente – studente universitario si sposta su nuovi dispositivi con nuovi linguaggi.

Media Duemila continuerà a parlare di Persona Digitale e ad essa ha dedicato il Premio Nostalgia di Futuro di quest’anno. La premiazione sarà una nuova occasione per parlare dei segnali deboli da scovare per immaginare il prossimo futuro.

Redazione di Media Duemila

media2000@tin.it

Villaggio globale - Sostenibilità - Cloud computing

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Tre concetti di attualità che insieme fotografano il presente e ci permettono di immaginare il futuro festeggiando il compleanno di Internet. L’esperienza che abbiamo vissuto con il McLuhan centenary ci ha riportato a rivisitare e rivalutare il pensiero del teorico del villaggio globale che per un certo periodo è stato messo in un angolo. Un visionario che ha immaginato il mondo dopo di lui.  Il mio compagno di blog Derrick de Kerckhove,che ha attualizzato  il percorso culturale della rete e dei media,  spiega: “ Il villaggio globale è dentro il cloud computing , lo comprende. Certo è fondamentale il prezzo richiesto per il servizio. Un costo anche non solo economico , ma relativo alla privacy ed alla sicurezza.  Un prezzo equo, una rete sicura con algoritmi perfetti a tutela dei dati personali e della sicurezza permetterebbe una grande partecipazione.  La sostenibilità di questo nuovo modo di vivere il villaggio globale dipende da questi fattori. In  ogni caso più il cloud si afferma attirando un numero sempre crescente di utenti, meno persone restano autonome più sostenibile diventa il mondo del cloud computingâ€. C’è chi come Richard Stallman ritiene che il cloud computing è peggio della stupidità.

Tre concetti che insieme rappresentano il nostro presente, il nostro passato ed il nostro futuro.  Sostenibilità, tema della terza edizione del premio “Nostalgia di futuro†(28 novembre ore 16.00 FIEG-Roma). Un anno  il 2011 dedicato agli incontri sul villaggio globale ed il cloud computing per il dibattito e i seminari del 2012

Calabrò: “Riforma Rai, sviluppo delle reti, banda larga priorità nazionali per vivere nel villaggio globaleâ€

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Sintesi della Relazione del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò (Camera dei deputati, Sala della Lupa, 14 giugno 2011)

 

Viviamo nell’epoca di internet.

Nei Paesi del Nord-Africa e del Medio-Oriente Twitter e Facebook hanno fatto da detonatore della rivolta. Una coppia egiziana ha chiamato la figlia Facebook in onore del ruolo del web nella rivoluzione di piazza Tahir. L’ultima campagna elettorale americana è stata condotta dal presidente Obama sulla Rete.

E tuttavia in Italia è ancora la tv il veicolo di gran lunga prevalente per l’informazione: oltre il 90%; poi vengono i quotidiani col 61%; internet è per ora soltanto al 20%.

Le tendenze si stanno stabilizzando: crescita, ancora, del comparto dell’audiovisivo; riposizionamento del comparto dell’editoria; crescente rilievo di internet, divenuto uno dei più importanti canali di raccolta pubblicitaria; per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria la crescita di internet è continua.

Il sistema televisivo italiano è ormai tripolare.

Per quanto riguarda la ripartizione delle risorse, Mediaset rappresenta il 30% delle risorse complessive, Sky il 29%, Rai il 28%.

Nella raccolta pubblicitaria, Mediaset, con il 38% degli ascolti, attira il 56% delle risorse pubblicitarie; Sky meno del 5%.

La Rai, con circa il 41% degli ascolti, controlla il 24% della pubblicità (opera uno stringente limite di legge). Con il canone non riscosso (almeno 300 milioni l’anno) la Rai sarebbe il primo operatore. È intollerabile il livello di evasione del canone. Nelle mie precedenti relazioni ho fatto delle proposte per la riforma della Rai in senso duale, che, come tutte le altre, non hanno avuto seguito.

Certo la Rai dovrebbe avere maggiore considerazione per la qualità del suo servizio. Purtroppo arrestare il declino della tv pubblica è una priorità non percepita come tale.

Le sei reti generaliste di Rai e Mediaset conquistano ancora oltre il 73% di share medio giornaliero.

Pertanto il modello tradizionale imperante della tv generalista tiene ancora. E i principali broadcaster sono più o meno gli stessi.

Da qui l’importanza della messa in gara (beauty contest) di 5 nuovi multiplex di frequenze televisive per il digitale terrestre. Questo ampliamento del pluralismo televisivo è stato reso possibile dal piano delle frequenze approvato dall’Autorità che, dopo trent’anni di propagazione spontaneista (ratificata, negli anni, dal Ministero in base a un sempre prorogato regime transitorio), ha fatto chiarezza ed ha messo ordine nell’utilizzazione delle frequenze.

La nostra Autorità e l’Antitrust si sono espresse nel senso che Sky possa partecipare al beauty contest, a certe condizioni. E il Consiglio di Stato ha condiviso tale avviso.

La Commissione europea ha adesso all’esame il bando di gara, predisposto dal Ministero dello sviluppo economico. Solo in esito a tale esame chiuderà la procedura d’infrazione contro l’Italia.

Sempre sul tema del pluralismo abbiamo segnalato al Governo e al Parlamento l’opportunità di prorogare il divieto di cumulo tra stampa e tv; e il Governo ha accolto la nostra segnalazione.

Siamo appena usciti dalle campagne elettorali per le elezioni amministrative e per i referendum. Abbiamo adottato, quando necessario, puntuali interventi correttivi, in una situazione che minacciava di debordare in più modi. Certo, l’applicazione della legge sulla par condicio è un esercizio giuridico arduo e complesso, per l’amplificazione e la suggestione mediatica e per la necessità di tenere il passo coi tempi.

L’editoria - che rimane il secondo veicolo d’informazione dell’attualità - attraversa una complessa fase di trasformazione. Prosegue la riduzione delle copie vendute; le risorse attivate complessivamente diminuiscono (-4,5%), anche se nell’ultimo anno la raccolta pubblicitaria sulla carta stampata è rimasta pressoché costante. Cresce la capillare presenza delle testate giornalistiche nell’area della multimedialità.

La raccolta pubblicitaria on line complessiva cresce sino a sfiorare il miliardo di euro. Google è il giocatore più importante.

Internet che in meno di 40 anni è diventata un’infrastruttura da cui dipendono non solo la comunicazione mondiale, ma anche le transazioni economiche di tutti i settori, il trasferimento e la conservazione dei dati, le operazioni militari.

Ma internet vuol dire anche disintermediazione.

La funzione di filtro in precedenza era affidata a pochi grandi “custodi” del sapere: editori, università, autorità culturali. Oggi la ricchezza quantitativa d’informazione travolge la possibilità di un concomitante giudizio critico, qualitativo. Questo può arricchire ma può disorientare. L’informazione diventa più libera ma più esposta al “rumore di fondo”.

Bisogna comunque prendere atto che la cittadinanza digitale sembra rappresentare ai nostri giorni la “naturale” estensione della cittadinanza tradizionale.

Ma non si può ignorare che la grande libertà nell’utilizzazione dei nuovi strumenti insidia il diritto alla remunerazione dei creatori delle opere dell’ingegno.

È universale la richiesta di una nuova disciplina del diritto d’autore attestata sulle nuove frontiere della tecnologia. Una disciplina a livello sovranazionale, come vado sostenendo da anni (adesso l’ha detto pure Sarkozy nell’ultimo G8). Noi abbiamo elaborato uno schema che ha riscosso consensi, che sono andati al di là di quanto potessimo immaginare. Addirittura il nostro schema viene tenuto a confronto in Francia, Olanda, Gran Bretagna e nel Congresso degli Stati Uniti.

Abbiamo azzeccato la soluzione? Non credo, ma forse siamo sulla via giusta.

Una via da praticare perché l’Italia ha due primati negativi: agli ultimi posti del ranking dei Paesi europei sul fronte dell’accesso ad internet, e ai primi posti a livello mondiale per la pirateria.

Rappresenta ormai una costante positiva nel quadro economico del nostro Paese il contributo antinflattivo dei servizi di telecomunicazioni. Nell’ultimo anno i prezzi del settore sono diminuiti del 5%, proseguendo una dinamica che porta a quasi 65 punti, dal 1997, la forbice tra l’indice di tali prezzi, diminuito quasi del 33%, e l’indice nazionale dei prezzi e servizi, cresciuto di oltre il 31%. Nessun altro Paese europeo è così virtuoso.

Ma abbiamo un’Italia a due velocità.

Nella rete mobile abbiamo da tempo il primato per numero di cellulari, primato che si sta trasferendo anche sull’utilizzazione della larga banda mobile per il traffico dati.

Vantiamo il dato più elevato di diffusione degli apparecchi idonei a ricevere e trasmettere dati in mobilità (dagli smartphone - alle chiavette USB). Sono circa 12 milioni gli italiani che navigano in rete dal telefonino, scaricano applicazioni, vanno quotidianamente su Facebook, prenotano il cinema, il treno, l’aereo, guardano gli orari degli autobus.

Non solo il pianeta è divenuto un villaggio globale; si è anche rimpicciolito fino a entrare in un telefonino o in un tablet.

Nella rete fissa, invece, la situazione è più stagnante.

La percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%. Esiste ancora un 4% di digital divide da colmare. Siamo sull’orlo della retrocessione in serie B.

Le piccole e medie imprese stentano ad acquisire maturità nell’utilizzo delle soluzioni informatiche.

L’anno scorso avevo dato un segnale di allerta: se non interveniamo rapidamente la nostra rete mobile rischia il collasso. Qualcuno prese male il mio avvertimento, ma oggi il riconoscimento della sua fondatezza è diffuso: negli ultimi 4 anni il traffico sulla rete mobile è aumentato di 16 volte.

L’internet delle cose segnerà un ulteriore salto di qualità nel consumo di byte.

Il sistema delle comunicazioni elettroniche deve poter reggere l’impatto affinché i benefici della svolta digitale non siano soffocati nella culla.

Il tema dello sviluppo delle reti è dunque la cornice imprescindibile in cui inquadrare tutti i tasselli del puzzle e promuovere la sostenibilità dell’ecosistema digitale. Il problema, tuttavia, è complicato dal fatto che motori di ricerca, over the top, non sono vincolati ad investimenti in infrastrutture.

I nuovi soggetti sviluppano servizi ad alto margine e non pagano agli operatori di telecomunicazione un pedaggio proporzionato al valore che estraggono dalla rete, proprio nel momento in cui gli operatori avrebbero maggior bisogno di risorse per investire nelle reti di nuova generazione.

Da parte loro gli operatori di telecomunicazione stanno in surplace.

Il Governo, al tavolo Romani, sta cercando di convincere i maggiori operatori di telecomunicazioni a investire insieme.

Ma il suo potere di convinzione è scarso, visto che non mette sul tavolo nemmeno un euro e che addirittura gli 800 milioni destinati alla riduzione per il digital divide si sono praticamente volatilizzati.

E allora?

C’è un soggetto, uno solo, che può giocare l’atout per trasformare l’Italia in un Paese informatizzato così come l’IRI ha svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione dell’Italia da Paese agricolo in Paese industrializzato: la Cassa Depositi e Prestiti.

Lo farà? La consapevolezza della fondamentalità della banda larga per lo sviluppo del Paese è ben presente nella struttura.

Non è questa un’opinione solamente mia, dell’Agcom o degli esperti e studiosi italiani. È  un’opinione universalmente condivisa, perfino in un Paese disastrato come la Grecia.

L’effetto positivo dell’alta velocità trasmissiva si manifesta sia sul versante dei risparmi di spesa che su quello della produttività.

Destinare anche solo 80 MhZ alla banda larga mobile comporterebbe per l’economia italiana una creazione di valore tra gli 11 e i 19 miliardi.

Almeno 1 punto di PIL per ogni 10% di diffusione della banda larga e circa 30 miliardi all’anno, a regime per l’Italia, di risparmi.

Non solo chi ha il debito più elevato risulta maggiormente esposto nel panorama globale, ma anche chi sperimenta la crescita economica più bassa. E l’Italia ha un trend di crescita modesto, pur nell’ambito della modesta area euro.

C’è scarsa consapevolezza delle potenzialità delle tecnologie della società dell’informazione, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato.

Al giorno d’oggi nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno.

 

Il valore dell’indipendenza

La trasposizione nell’ordinamento nazionale del terzo “pacchetto” delle comunicazioni elettroniche non è avvenuta entro il termine previsto del 25 maggio. Lo svigorimento normativo è appena temperato dal fatto che le disposizioni self-executing delle direttive comunitarie hanno comunque efficacia nell’ordinamento interno.

Continuiamo comunque ad auspicare che possa trovare seguito nel testo del d.leg. di recepimento la nostra segnalazione - che rinnoveremo - circa l’opportunità di rafforzare l’indipendenza dell’Autorità nazionale di regolamentazione, come prefigurato dalla Direttiva Quadro.

L’attività di programmazione e di promozione strategica è di competenza dell’Autorità politica.

Ma, una volta dato il quadro istituzionale, le competenze sono definite e non devono mischiarsi e/o sovrapporsi. Un recente parere del Consiglio di Stato lo ha messo scultoreamente in evidenza.

Tanto più indispensabile è il requisito dell’indipendenza per un’Autorità come la nostra, cui è affidato anche il compito delicatissimo della tutela del pluralismo.

Un regolatore ben attrezzato non è esente da inadeguatezze ed errori, ma la sua soggezione al controllo di quadro dell’Unione europea e del Parlamento e al penetrante sindacato del giudice amministrativo costituisce una precisa garanzia per il suo retto funzionamento.

Resta indubbiamente fondamentale - specie nel nostro settore - che ci siano imprese capaci di cogliere il nuovo e programmare l’avvenire.

Oggi; perché il domani sarà il frutto di scelte che andavano fatte oggi.

Internet gratis per tutti, investimento che cambia la qualità della vita delle persone

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La Provincia di Roma è tra le Amministrazioni locali che più hanno investito per combattere il digital divide. Diversi i progetti e le iniziative portate avanti dal presidente Nicola Zingaretti.

 

Provincia di Roma e Villaggio Globale di McLuhan. La prossima sfida è arrivare in tutti gli esercizi pubblici, cosa ne pensano le telco?

Quando gli enti locali intervengono per sviluppare la rete pubblica Wi-Fi, proprio come stiamo facendo con il progetto “Provincia Wi-Fi”, danno un servizio a tutta la comunità. Noi vogliamo interagire con gli operatori privati per portare il Web libero, gratis e accessibile a tutti nei luoghi pubblici e non nelle case private, proprio come avviene da oltre un secolo con l’illuminazione pubblica o, da ancora più tempo, con l’acqua delle fontane nelle nostre città. In questo modo, inoltre, gli enti locali contribuiscono a fare da volano per il mercato, stimolando la domanda, come testimoniano le migliaia di e-mail che riceviamo dai cittadini dei Comuni dove portiamo “Provincia Wi-Fi” e che ci chiedono, come Istituzione, di sostenere la loro richiesta agli operatori privati di portare la banda larga anche nelle loro case. Le aziende del territorio traggono benefici da questa iniziativa, perché lavorano per migliorare la tecnologia e per realizzare applicazioni sempre più innovative e all’avanguardia.

 

Quanto contano social media e nuove tecnologia per amministrare la Provincia di Roma?

I Social Network non sono la soluzione di tutti i problemi organizzativi e operativi, ma possono essere efficaci in alcuni campi, come la condivisione di conoscenze, la formazione e la condivisione dei feedback. È un’opportunità perché questo può cambiare radicalmente le Istituzioni. Internet fa parte della vita quotidiana della Provincia di Roma. Credo che la Pubblica Amministrazione non possa non confrontarsi con il Web: la rende più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini ed è la direzione che abbiamo il dovere di percorrere nell’interesse di tutta la comunità. Per l’Amministrazione provinciale, il Web è essenziale nella comunicazione con i 121 Comuni del territorio. Da due anni, per esempio, abbiamo creato “Provinz” una newsletter settimanale che informa su quello che avviene e sulle iniziative in tutto il territorio: invito tutti ad iscriversi, basta andare all’indirizzo web www.provincia.roma.it/provinz. Inoltre abbiamo realizzato Romaepiù.it, la guida on line per il tempo libero alle meraviglie intorno a Roma. Il portale è ricchissimo e sempre aggiornato e ti fa scoprire luoghi affascinanti e itinerari sorprendenti. È raggiungibile a questo indirizzo: http://www.romaepiu.it/.

 

Pec e Wi-Fi possono contribuire a migliorare il dialogo tra cittadini e pubblica amministrazione?

Ognuna per il suo campo di applicazione, sia la posta elettronica certificata che il Wi-Fi possono avere un ruolo fondamentale per facilitare il contatto e lo scambio di informazioni. La Pec perché consente un grande risparmio di tempo e di denaro per i cittadini, può abbattere i tempi della burocrazia e facilitare adempimenti che fino a oggi richiedevano la pazienza di prendere un numero, mettersi in fila e a volte rimanerci per ore. Poter evitare tutto questo mandando una mail, come già succede per i certificati medici, è un miglioramento importante della qualità della vita, è un impulso importante per la modernizzazione del Paese. Quanto al Wi-Fi, è lampante che offrendo la possibilità di connettersi a Internet gratuitamente dai luoghi pubblici moltiplichiamo le possibilità di navigare in Rete e di utilizzarla anche per dialogare con le pubbliche amministrazioni.

 

“Free Italia Wi-Fi”, la prima rete Internet senza fili, ad accesso gratuito, per le pubbliche amministrazioni di tutto il territorio nazionale a cento anni dalla nascita di McLuhan significa che entriamo a pieno titolo nell’era digitale?

“Provincia Wi-Fi” è nato dalla forte consapevolezza che per lo sviluppo di un Paese le infrastrutture immateriali sono indispensabili al pari di quelle materiali e l’Italia non può rimanere indietro: perché non sono più il futuro, ma il presente. E i giovani che vanno all’estero lo capiscono benissimo. La miopia italiana sembra non capire che la vera competizione europea si gioca anche sulla qualità dei servizi alla persona, sulle reti immateriali. Noi l’abbiamo capito e la risposta della gente ci spinge ad andare avanti. Siamo orgogliosi di essere, infatti, tra le Amministrazioni locali che più hanno investito sul Wi-Fi per combattere il digital divide. In questo modo vogliamo contribuire alla modernizzazione necessaria per rendere l’Italia più competitiva. La connessione a Internet gratis per tutti è un investimento che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le imprese.

 

Quali sono gli obiettivi di questo ambizioso progetto?

Con “Free Italia Wi-Fi” vogliamo socializzare l’esperienza che abbiamo fatto con “Provincia Wi-Fi”, avviando un progetto di collaborazione con altre Amministrazioni pubbliche. “Free ItaliaWiFi” vuole creare una federazione nazionale delle reti Wi-Fi pubbliche già esistenti e sostenere la nascita di nuovi progetti, sfruttando la possibilità di interconnettere i sistemi di autenticazione, per permettere a ogni utente registrato l’accesso a tutte le reti federate con le stesse credenziali (user id e password). Abbiamo messo a punto, infatti, un Kit Open Source per la realizzazione di reti pubbliche Wi-Fi sviluppato con il Caspur e lo abbiamo reso disponibile, mediante licenze Open Source e Creative Commons, alle Amministrazioni e ai soggetti interessati che potranno utilizzarlo gratuitamente e collaborare al miglioramento e all’evoluzione dei software e delle architetture utilizzate, accrescendo così la diffusione del Wi-Fi gratuito.

Hanno aderito al progetto oltre ai promotori  (Comune di Venezia e Regione Sardegna) anche le Province di Cosenza, Pesaro - Urbino, Potenza, Prato, Firenze e Pistoia, e il Comune di Bra. Hanno manifestato il loro interesse ad aderire anche le Province di Savona, Bari, Catania, Torino, Carbonia, Siena, Rieti, Gorizia, Napoli, i Comuni di Udine, Lamezia Terme, Napoli, Saronno, Viadana (Cremona) e UnionCamere Campania.

Per l’Italia che ha un numero ridotto di hot spot (solo 4mila contro i 28mila della Gran Bretagna e i 30mila della Francia) potrebbe essere il progetto chiave per trainare il Paese.

 

intervista di Erminio Cipriano

media2000@tin.it

Marshall McLuhan 100 anni: “Tracce del Futuro” Iscriviti on line alla giornata del 31 maggio

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Il futuro del governo risiede nell’area dell’ecologia psichica e non può più essere considerato solo su una base nazionale o internazionale“, così Derrick de Kerckhove introduce alcune delle predizioni che Marshall McLuhan ha fatto ben cinquant’anni fa, quando ancora Internet e la Rete non erano neanche nel limbo del nostro pensiero.

Il direttore scientifico di Media Duemila, professore all’Università di Toronto e di Napoli, che ha collaborato per oltre dieci anni con il grande massmediologo, spiega perché McLuhan è oggi più che mai attuale e pertinente.

 

“Sono moltissime le predizioni, verificatesi nel nostro presente, che il grande teorico della comunicazione ha fatto nel lontano 1962.

Prima di tutto ha affermato che - il prossimo medium potrebbe essere l’estensione della coscienza - ed Internet sembra proprio che realizzi tale pensiero.

Ha preannunciato poi che - il nuovo medium conterrà la televisione dentro di sé invece di essere da questa contenuto - una realtà che si è realizzata da pochissimi anni.

Una riflessione dagli effetti inimmaginabili per quel tempo fu poi che - il nuovo medium trasformerà la televisione in una forma d’arte - e YouTube sembra essere il riscontro straordinario di questa affermazione.

Esisterà un nuovo modo di comunicare e di fare ricerca - Si potrà recuperare il conoscibile per metterlo a disposizione della collettività - Di fatto oggi facciamo riferimento ai motori di ricerca per lo svolgimento di gran parte delle nostre attività di vita quotidiana.

Diventeranno obsolete le tecniche di catalogazione per l’accesso ai documenti nelle biblioteche - ed oggi i tag sono lo strumento immediato e facilmente fruibile indispensabile al nostro sapere.

Recupererà in ciascuno di noi il nostro talento enciclopedico - ed oggi esiste in Rete la più vasta enciclopedia aperta gestita da editori volontari (Wikipedia n.d.r.) e, potenzialmente, ciascuno di noi con connessione a Internet è in grado di mettere il proprio pensiero a disposizione della collettività.

È evidente quindi  che abbiamo bisogno di McLuhan per predire, intuire e studiare i prossimi cinquant’anni!”

 

Per questo il 31 maggio presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, “Sapienza”, Università di Roma approfondiamo il presente ed immaginiamo il futuro insieme.

 

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Arriva una nuova era: YouTube sbarca in televisione

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Grazie ai televisori collegati ad Internet la nuova forma di televisione autoprodotta dagli utenti è realtà. Il 31 maggio discuteremo anche di questo soprattutto negli atelier di intelligenza connettiva dedicati a televisione, pubblicità, nuovi media ed anche editoria. Derrick spiega che McLuhan già parlava di un media del futuro che sarebbe stato un’estensione della coscienza e che avrebbe trasformato la televisione in una forma d’arte autoprodotta dagli utenti. Ci siamo? Hunter Walk di YouTube afferma: “Non servirà più fare le ricerche, la piattaforma saprà già cosa volete”. Con la fine del pc, il grande fratello è in agguato? Il profeta del villaggio globale diceva: “I don’t explain - I explore”. Il 31 maggio alla Sapienza con: McLuhan tracce del futuro “The future of the future is the present”, esploreremo insieme.

 

La conferenza di Roma si inserisce in un contesto di appuntamenti europei, per approfondimenti: http://www.mcluhangalaxy.net/

 

Vi aspettiamo, iscrivetevi.

McLuhan: “The future of the future is the present†Vieni a esplorare l’oggi con noi

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Il 31 maggio presso la Sapienza a Roma approfondiamo il presente ed immaginiamo il futuro insieme.

Francesco Passerini Glazel, presidente dell’Osservatorio TuttiMedia ha sapientemente organizzato una giornata di studi con esperti nazionali ed internazionali per promuovere la condivisione di problematiche determinanti per il Paese.

Villaggio globale e media, un universo che coinvolge non solo il modo di comunicare, ma la vita stessa dell’uomo a cominciare dal suo cervello che si adatta a nuovi stimoli.

La prima adesione è arrivata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che aprirà i lavori con Derrick de Kerckhove, Mario Morcellini, Giampiero Galameri e James Fox ambasciatore canadese a Roma.

McLuhan sosteneva che ogni medium riorganizza il nostro cervello e la nostra mente in modo peculiare, e che le conseguenze di tale riorganizzazione sono assai più significative del contenuto del “messaggio”. Di questo parlerà Norman Doidge, ricercatore in psichiatria e psicoanalisi per il Columbia University. Dalla Francia Philippe Cahen ci aiuterà ad analizzare il mondo seguendo la teoria dei segnali deboli. Segnali spesso sottovalutati che devono essere capiti e seguiti per avere successo, anticipare i cambiamenti ed evitare fallimenti. Dopo una mattina intensa, nel pomeriggio  gli atelier di intelligenza connettiva presieduti da esperti italiani saranno dedicati a vari approfondimenti: Editoria, Divulgazione Scientifica, Innovazione, Media Digitali, Pubblicità, Sostenibilità, Tecnologia, Televisione  (vedi il programma).  

Inoltre chi vuole lasciare un suo commento sul centenario può farlo su: www.mcluhangalaxy.net/mcmovie

 

Le iscrizioni sono aperte. Contattare media2000@tin.it

Dal villaggio globale al villaggio crossmediale

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di EDOARDO FLEISCHNER

 

C’era una volta il “villaggio globale”, fatto di miliardi di cellulari e tablet. Ogni contenuto era scritto, memorizzato, letto con due segni, zero e uno. Si era passati, da tempo, dal mondo analogico a quello digitale. Qualcuno, di nascosto, smerciava dischi in vinile, una sostanza nera come la pece, che dava vibrazioni analogiche, sconosciute al rassicurante standard audio, detto Mp3. I film erano copie di copie di copie di copie di copie d’originali. Quando si voleva ricordare che quella pellicola era nata nell’antica era analogica, si usava un filtro che rigava e ingialliva le immagini. Ogni testata giornalistica del Pianeta (e ogni pubblicità) era fatta di bit, on line, no-stop news, leggibile su ogni schermo, da polso, da taschino, da tascone e da bisaccia, dove qualche incurabile nostalgico nascondeva, schiacciato sul fondo, un vecchio giornale analogico di carta stampata, che ogni tanto annusava con frenesia, come fosse una presa di tabacco coloniale.

Il villaggio globale significò la massima efficienza mai raggiunta nell’incontro della domanda con l’offerta. L’utente vi trovava tutto. Tutti i saperi erano compilati dagli abitanti dei cinque continenti. Trovava anche amori, relazioni, amici. Qualche volta, perché il villaggio fosse “tutto il mondo è paese”, trovava anche truffe, furti e malversazioni. Il villaggio globale cancellava la privacy e massacrava il copyright. Sgocciolava cablogrammi. Nel villaggio globale si trovava solidarietà, razzismo e odio. Si trovava la comunità connessa più vasta del globo con 600 milioni di iscritti, il terzo Paese transnazionale della Terra.

Chiunque trovava il modo di far sapere a migliaia di persone, tutte insieme e tutte nello stesso momento, che era lì, in mezzo ad una rivoluzione. Ogni suo cinguettio aveva il potere globale di donare ad altri il coraggio di cinguettare finalmente. Cinguettii che rimbombavano, vittoriosi, nelle piazze di mondi migranti. Dicevano convinti e convincenti che erano tutti uguali nella gerarchia della comunicazione, non più da uno a molti, ma “one to one” e “many to many”. Il villaggio globale si inventava nuove barrette di DNA della democrazia.

Ma il villaggio globale era anche un efficientissimo “sfogatoio” e un formidabile “consolatoio”.

Un giorno, il villaggio globale si accorse del villaggio crossmediale. Qualcuno guardò fuori dalla propria finestra e riscoprì il proprio territorio di appartenenza. Pensò di informarne la propria raggiungibile comunità, con i piedi nel locale ma con la mente ormai consolidata al globale. Portò in giro la voce che nel proprio palazzo ci sarebbe stata una festa grande, fatta da tante feste ad ogni piano. Così fu il villaggio crossmediale. E nulla fu più come prima. Tutto fu molto come prima-prima. Ma questa è un’altra storia… Che andiamo a raccontare.

Nel villaggio crossmediale si vive di storie e di giochi. Tutti noi siamo una storia. Tutti noi partecipiamo ad un gioco. Gli elementi del villaggio crossmediale sono anche linguaggio, contesto, strumenti e ambiente. Il linguaggio può essere squisitamente contaminato. Il messaggio parte da un “Grand Master”, che sia una sola splendida foto, oppure una magnifica produzione in HD, 16/9, 3D. Poi attraversa anche trenta, quaranta, media diversi, arricchendosi, intersecandosi, potenziandosi. Ma il contesto, gli strumenti e l’ambiente devono essere innovativi. Tutti si dicono creativi, tutti dichiarano di sposare l’innovazione. Incominciando dalla pubblicità. Tutti dicono che vogliono innovarsi, che amano il futuro. Incominciando dai “clienti”. Ma poi, piccolo arretramento dopo piccolo arretramento, come su un piano inclinato si scivola verso l’immutabile, vecchio, trito messaggio e linguaggio.

Troppe aziende sono castelli medioevali. Pur multinazionali, non vogliono conoscere la democrazia interna ed esterna. Non hanno il coraggio di sperimentare, apprendere, perdere (è utile perdere), vincere, partecipare, quindi cambiare (è utile cambiare, anzi è vitale), cioè innovare.

 

Edoardo Fleischner

Università statale di Milano

Da McLuhan ai venerdì dell’AGCOM, argomenti da villaggio globale

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Ci siamo, il 31 maggio alla Sapienza vi aspettiamo per discutere di McLuhan tracce del futuro. “The future of the future is the present”. Norman Doidge psichiatra canadese ci porterà nei meandri di un cervello che si adatta ai tempi e soprattutto ci illustrerà quanto l’universo dei nuovi media sia influenzato o influenzi i nostri comportamenti, soprattutto mediatici. Philippe Cahen, autore del libro sui segnali deboli che aiutano ad anticipare i cambiamenti e a prevenire i fallimenti illustrerà un metodo su cui Derrick ed io proporremo una serie di incontri per approfondire un percorso che sembra molto interessante. Per ultimo, ma non per questo meno importanti nel pomeriggio, gli atelier di intelligenza connettiva ci aiuteranno a far nascere una rete per trasferire conoscenza fra coloro che operano (manager/illustri personaggi del nostro mondo/rappresentanti di istituzioni), coloro che studiano (professori/ricercatori/studenti) e tutti coloro che desiderano essere protagonisti nel terzo millennio.

 

Trasferire conoscenza, i temi più importanti per la nostra società, è anche il filo conduttore di tematiche proposte nei venerdì dell’AGCOM. Mattine dedicate all’approfondimento e ad un po’ di storia. Fulvio Ananasso (Direttore Studi, Ricerche e Formazione presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ne ha tracciato il percorso e gli obiettivi lo scorso venerdì (programma).  Certamente spettro radio, diritto universale anche per la banda larga, digitale terrestre, reti di nuova generazioni sono argomenti che valgono qualche ora di approfondimento.

 

Buona Pasqua a tutti!

Con il progetto “The Wall†McLuhan protagonista dell’oggi e del domani

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Oggi apriamo il periodo dedicato a McLuhan ed al centenario di questo personaggio che molto aveva predetto del nostro tempo. Ai nostri lettori presentiamo il progetto “The Wall“. Un modo nuovo per raccogliere e presentare video interviste di personaggi che hanno sostenuto, criticato, continuato il percorso culturale del profeta del villaggio globale. Grazie a questo software ciascuno di noi può auto registrare la sua videointervista e metterla on line.

 

Istruzioni per l’uso (prototipo ancora non definitivo): primo, cliccare sulla lingua da scegliere a sinistra per l’Italiano. Per navigare, cliccare su “THE WALLS” a sinistra. Si apre una finestra che si può ingrandire. Cliccando su ciascun quadro si accede al video correlato. Cliccando a destra o a sinistra del quadro scelto si aprono altri quadri. Una presentazione di per sé già innovativa, anche se la novità più interessante è insita nella possibilità di video registrare facilmente (a patto che il computer usato abbia una videocamera) una testimonianza che implementi i dati  del muro mcluhaniano. Per provare  cliccare su “THE VIDEO PROJECT” e dopo su “RECORD YOURSELF” e seguire le istruzioni dopo aver inserito la password: meandmcluhan. 

 

Allora vi aspettiamo il 31 maggio alla “Sapienza” Università di Roma per discutere di “McLuhan: tracce del futuro. The future of the future in the present“.