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Qualità del servizio dati mobile: primo avvio regolamentare

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A cura di Federico Flaviano, Sergio Del Grosso e Mariano Baldi (Direzione Tutela dei Consumatori Agcom)

Nonostante la crisi economica globale e la recessione in atto in molti paesi europei ed occidentali, si assiste ad una esponenziale crescita, nell’ambito delle comunicazioni elettroniche, del mercato legato ai servizi ed alle applicazioni su banda larga mobile e ai relativi terminali.
Un recente studio dell’International Telecommunications Union, l’agenzia Onu che si occupa di telecomunicazioni, ha accertato che gli utenti mobili in tutto il mondo, sono cresciuti in meno di un anno e mezzo, ed a dispetto della crisi economica del mondo occidentale, dai cinque miliardi della fine del 2010 a 5,9 miliardi, e che gli abbonamenti alla banda larga mobile (in numero quasi doppio rispetto a quelli alla banda larga fissa) sono circa 1,2 miliardi, in crescita del 45% all’anno negli ultimi 4 anni.
In tale contesto, la qualità del servizio offerto assume una rilevanza fondamentale e un diritto incontestabile dell’utente finale. Di pari passo, si avverte l’esigenza di una regolamentazione di tale strategico aspetto del servizio.
La Direzione Tutela dei Consumatori dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, pur consapevole delle difficoltà della materia, ha dato inizio ad un percorso regolamentare basato sul diritto dell’utente finale a godere della più ampia trasparenza informativa sulle prestazioni delle reti e sulla qualità percepita, a livello utente, almeno per le applicazioni Internet più diffuse nell’ambito della comunicazione mobile.
L’Autorità ha istituito, infatti, nell’ambito della delibera di avvio formale del procedimento (delibera n. 25/11/CONS del 20 gennaio 2011), a gennaio del 2011, un tavolo tecnico con la partecipazione degli operatori nazionali di rete mobile, della Fondazione Ugo Bordoni (Fub), dell’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione (Iscti), dei rappresentanti delle associazioni dei consumatori e comunque aperto ad eventuali altri soggetti interessati (ai lavori del tavolo hanno aderito anche alcuni istituti/dipartimenti universitari), con il mandato di conseguire una convergenza quanto più ampia possibile, e preliminare all’elaborazione di uno schema finale di provvedimento, sulle tecniche e le modalità di valutazione della qualità dei servizi di comunicazione mobile, con principale importanza per i servizi dati.
L’articolo completo, pubblicato sul numero 289 di Media Duemila, riassume le tappe principali dell’attività, che è materia di continua evoluzione, soffermandosi sulla prima fase del processo, sancita dalla delibera n. 154/12/CONS, che prevede che l’attività di rilevazione e valutazione della qualità di servizio relativa alle connessioni dati per le reti mobili italiane si basi su campagne di misure sul campo (drive test), descrivendo, poi, le peculiarità funzionali ed operative di tali campagne, che hanno preso avvio il 18 giugno 2012 e sono programmate, per i prossimi 3-4 anni, al ritmo di una ogni sei mesi.
La fase successiva del percorso regolamentare contempla, quindi, tra i suoi obiettivi principali la definizione di un sistema basato sull’impiego di agent software da installare sui terminali degli utenti (in particolare smartphone e tablet), per arricchire la valutazione sulla qualità del servizio dell’aspetto relativo alla qualità percepita dall’utente finale (Quality of Experience).

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Accordo tra FUB e gli operatori per maggiore tutela degli utenti

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Un ulteriore passo avanti nella tutela dei diritti degli utenti telefonici è stato compiuto con il varo di un protocollo d’intesa tra la Fondazione Ugo Bordoni (Fub), gestore del Registro pubblico delle opposizioni, e il Comitato di Garanzia preposto all’osservanza del Codice di autoregolamentazione delle attività di telemarketing, varato da Assotelecomunicazioni- Asstel nel febbraio 2011 e sottoscritto dai principali operatori di Tlc e del settore dell’energia. Obiettivo dell’accordo, infatti, è duplice: da una parte consentire, attraverso una più stretta collaborazione fra i due organismi, una più rapida ed efficacia risoluzione delle problematiche evidenziate dagli utenti, dall’altra contribuire a diffondere la conoscenza della normativa sul Registro, puntando anche al coinvolgimento di altre categorie economiche e delle associazioni di consumatori.

Il Codice di autoregolamentazione costituisce un vincolo di filiera, giacché gli operatori che lo sottoscrivono si impegnano a far rispettare le norme anche  ai rispettivi outsoucer, inclusi i call center.  In esso è ribadito che i numeri utilizzabili per il telemarkenting sono esclusivamente quelli presenti negli elenchi abbonati non iscritti al Registro delle Opposizioni, vengono stabiliti le fasce orarie e i giorni in cui è escluso il contatto, il periodo di rispetto in cui non possibile contattare nuovamente la stessa numerazione, l’obbligo a chi effettua il contatto di identificarsi e fornire una serie di informazioni sui diritti dell’utente.
Ad oggi il Codice è stato sottoscritto dai seguenti operatori: Advalso, Almaviva Contact, Brennercom, Businessfinder, Colt, Comdata, Edison, Enel, Fastweb, H3g, Sky-Telecare, Telecom Italia, Telecontact, Teletu, Tiscali, Visiant, Vodafone, Wind.

Redazione di Media Duemila

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Estel Conference 2012: innovazione per satelliti senza frontiera utili per servizi ai cittadini europei

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di LIVIA SERLUPI CRESCENZI

L’innovazione tecnologica si apre allo spazio. Per la prima volta sarà organizzata in Europa una conferenza scientifica internazionale in materia di telecomunicazioni satellitari, spaziali e  servizi per i cittadini europei. Il convegno ESTEL CONFERENCE 2012 è promosso da IEEE, la più grande associazione professionale dedicata all’innovazione tecnologica insieme a AESS (Aerospace and Electronic System Society, una delle 38 società IEEE) e ESOA (Associazione europea operatori Satellite), con il supporto tecnico di ESA (Agenzia Spaziale Europea) e CTIF (Centre for TelelnFrastruktur, dell’Università di Aalborg) ed in collaborazione con SAT Expo (International Telecommunications Expo-Forum sul Satellite e Telecomunicazioni Avanzate).
Nella bellissima cornice di Fontana di Trevi, nel cuore di Roma, tra il 2 e il 5 ottobre 2012, le aziende e la ricerca potranno quindi confrontarsi sul tema dello sviluppo e della promozione delle telecomunicazioni sottoponendo oltretutto un loro contributo a una commissione rappresentata da importanti esperti internazionali del mondo della comunicazione via satellite (la scadenza prevista per l’invio degli abstract è il 1 febbraio 2012). Una straordinaria opportunità per allargare letteralmente gli orizzonti dell’innovazione tecnologica. Le macro aree di lavoro durante l’evento verteranno su: Tecnologie di comunicazione e navigazione; Sistemi satellitari integrati e tecnologie emergenti; Valore aggiunto, Servizi e Applicazioni per il miglioramento della Qualità della Vita come sicurezza, salute e energia; Sistemi futuri di Comunicazione Satellitare; Missioni Spaziali: Architetture e Sistemi. La presentazione dell’importante convegno è avvenuta a Roma, presso la rappresentanza della Commissione europea in Italia e hanno partecipato istituzioni, aziende e docenti universitari ed è stata seguita in live- streaming con oltre duecento contatti. Nel discorso di chiusura, il presidente di SAT Expo Paolo Dalla Chiara ha presentato il nuovo sito web “ESTEL Conference Communityâ€. Il portale, che sarà disponibile su www.estelconference.org, permetterà una interazione permanente offrendo uno scambio di business e opportunità di ricerca tra tutti gli operatori e i partecipanti.
Abbiamo posto a Marina Ruggeri, professore in ingegneria delle Telecomunicazioni presso l’Università di Roma Tor Vergata – Vice Presidente Tecnico del Programma e Presidente AESS, qualche domanda per conoscere meglio questo importante mercato per le telecomunicazioni:

Come la comunicazione via satellite dovrebbe migliorare la qualità della vita?

Integrandosi nel miglior modo possibile con gli altri tipi di comunicazione perché il satellite ha delle caratteristiche di copertura e di globalità che permettono di allargare un sistema rapidamente coprendo un’ampia area geografica.  Tuttavia, questa tecnica diventa di successo se la si integra opportunamente con altri sistemi terrestri e, per alcune applicazioni, con i sistemi aerei e stratosferici. La nostra è una visione del satellite come elemento da integrare in un tutto. La rete globale con tutte le componenti ben integrate, le applicazioni che da quella rete scaturiscono, i servizi che vengono forniti consentono all’utente di pianificare nel miglior modo possibile la propria vita usufruendo appieno di tutte le tecnologie. Quanti utenti sono consapevoli di utilizzare un sistema di posizionamento e navigazione satellitare quando fanno uso del GPS? Uno strumento che migliora decisamente la qualità della vita. Questo è forse il più nobile esempio che possiamo fare di applicazione di questa tecnologia.

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Sarà possibile affrontare anche dal punto di vista economico lo sviluppo di questa nuova tecnologia?

Anche il discorso economico dipende dall’abile integrazione. Il sistema di per sé, avulso dal contesto, potrebbe portare ad un aumento non adeguato dei costi. Invece se il sistema viene integrato con le infrastrutture già esistenti lavorando fattivamente, al livello ingegneristico, con le altre componenti è possibile, a mio parere, offrire dei servizi che permettono all’utente di ottenere  un valore aggiunto anche in termini economici. Non solo per l’utente finale, ma anche, ad esempio, per chi opera nel settore, mi riferisco a quegli intermediari che in qualche modo poi raggiungono l’utente finale.

Perché solo oggi la prima conferenza in Europa su questo tema?

Se posso fare una battuta perché l’Aerospace Society non aveva mai avuto un presidente italiano. Non è un fatto di nazionalità, ma piuttosto un fatto di sensibilità per certi argomenti, accompagnata dalla forte volontà di mettere l’Europa al centro di alcune tematiche su cui il nostro continente è veramente all’avanguardia. L’Esa (Agenzia Spaziale Europea) e la Commissione Europea sono già in linea con quello che noi stiamo facendo. Io credo, però, che la consapevolezza di come la tecnologia debba, e non soltanto possa, aiutare il cittadino stia venendo fuori solo negli ultimi tempi.

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Perché Estel conference 2012?

E’ un acronimo, Estel sta per European Satellite Telecommunication. Però questi sono solo ingredienti per arrivare all’obiettivo finale del beneficio per il cittadino. Sicuramente quindi, nella conferenza, lo  spazio e il satellite hanno un ruolo rilevante, ma moderno dove l’integrazione assume un significato importante.  “Europe†infatti vuol sottolineare che la conferenza si  terrà in Europa e oltretutto in uno scenario strategico europeo. “Telecommunication†perché noi telecomunicazionisti non moriremo mai. Oggi, infatti, le comunicazioni sono pervasive, sono presenti in qualunque settore, ma l’importante è sapere come usarle al meglio per il beneficio di tutti.

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Prof. Marina Ruggeri ruggeri@ing.uniroma2.it

Ufficio stampa: ipivato@promospace.it

Livia Serlupi Crescenzi

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Tlc, Etno incontra presidenza Ue: banda larga sia priorità agenda

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Il miglioramento delle condizioni per gli investimenti del settore privato sulle reti a banda larga ad alta velocità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda Digitale, dovrebbe essere la principale priorità politica della Presidenza Ungherese dell’Unione Europea. È  quanto hanno riaffermato i membri di Etno in occasione del pranzo di oggi con Laszlo Toth, capo Dipartimento dell’Ufficio del ministro per le Telecomunicazioni ungherese Zsolt Nyitrai. Un contesto regolatorio che agevoli maggiormente gli investimenti, spiega una nota, permetterebbe ai membri di Etno, che rappresentano i principali investitori nelle reti e nei servizi ad alta velocità, di contribuire ulteriormente al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale e, in particolare, a quelli riguardanti la domanda e la diffusione della banda larga veloce e ultra-veloce.

“Considerato che la rapida crescita del traffico dei dati sta accrescendo i problemi di congestione, vi è il bisogno di un modello economico sostenibile per lo sviluppo di Internet: gli attori del mercato che generano il traffico in aumento dovrebbero contribuire agli investimenti per rispondere alla necessità di reti a banda larga estremamente veloci. L’Unione Europea dovrebbe permettere l’emergere di nuovi modelli di business, che prevedano ad esempio offerte differenziate basate sulla qualità”, ha dichiarato Luigi Gambardella, presidente dell’executive board di Etno. Uno spettro aggiuntivo è essenziale per contribuire a risolvere il “Digital Divide” e per indirizzare l’enorme crescita del traffico dei dati verso le reti mobili ad alta velocità.

Etno, prosegue il comunicato, ha chiesto alla presidenza ungherese di lavorare per una tempestiva adozione della Decisione sul Radio Spectrum Policy Programme (Rspp), in modo da ottenere la rapida apertura dello spettro ai servizi su banda larga mobile in tutta la Ue. I membri di Etno hanno evidenziato l’importanza cruciale della fiducia e della sicurezza dei cittadini per l’ulteriore sviluppo della banda larga e hanno riaffermato il loro forte impegno ad investire continuamente nella sicurezza delle loro reti anche oltre le richieste attuali.

“Etno ha anche ribadito la sua forte preoccupazione per la legge recentemente adottata in Ungheria che impone una tassa sui settori industriali chiave, tra cui quello delle telecomunicazioni. Questa tassa mina la capacità del settore delle telecomunicazioni di investire nelle essenziali reti ad alta velocità e quindi di contribuire agli obiettivi dell’Agenda Digitale. La tassazione colpisce principalmente le aziende estere e solleva dubbi in merito ai principi del mercato interno europeo”, ha aggiunto Gambardella.

AGI

Riprendere a crescere con l’ICT: il ruolo di Università, Istituzioni e Imprese

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L’Italia può riprendere la sua crescita se investe in modo sistemico in conoscenza: questo il risultato dello studio condotto dal Quadrato della Radio, l’associazione di manager, esperti di telecomunicazione e docenti universitari.

 

Riprendere a crescere si può recita lo studio, ma il sistema Paese deve riuscire a creare le giuste competenze nei giusti tempi.

Infatti tra i fattori che possono incidere sulla ripresa economica un peso crescente assumono quelli legati in particolare alla conoscenza, al sapere e all’esperienza, e cioè alle persone e al loro “know-how”. È stato stimato che intervenendo su alcuni fattori (liberalizzazioni, semplificazione del sistema burocratico, infrastrutture, costi dell’energia) nei prossimi venti anni il nostro PIL potrebbe aumentare del 28%; la riforma della scuola e del sistema della formazione, da sola, potrebbe consentire un incremento del 13%, ma questa non può esaurirsi  semplicemente nella proposta Gelmini. Per uscire da questa crisi, anche dinanzi ad un problema rilevante di mancanza di risorse, non è sufficiente tagliare, ma occorre una visione di lungo periodo. Bisogna mettere in atto scelte strategiche conseguenti investendo su quei fattori che, migliorando la produttività e la competitività, consentano di garantire una crescita economica sostenibile. Lo scenario, sotto questo profilo, non è incoraggiante: l’Italia si colloca agli ultimi posti nella spesa per la scuola tra i Paesi europei (il 4,5% del PIL nell’istruzione scolastica contro una media OCSE del 5,7%); e presenta un mix sbilanciato: 80% in retribuzioni (contro il 70% della media OCSE) con professori il cui salario è inferiore di 497 dollari rispetto alla media europea.

Tra le risorse da considerarsi strategiche per il futuro del Paese lo studio individua quali fondamentali  quelle del settore ICT, perché l’ICT rappresenta un fattore cruciale di crescita sia per gli effetti diretti che per quelli indiretti. Fra gli effetti diretti vi è la crescita dell’industria e la creazione di nuovi posti di lavoro, sia nello stesso settore ICT che in settori adiacenti, quale quello dello sviluppo di software e di applicazioni. Tra quelli indiretti vi è l’aumento consequenziale della produttività in tutti i settori dell’economia che non producono, ma utilizzano  l’ICT: amministrazioni pubbliche, banche, energia, trasporti, viabilità,  etc… È stato stimato infatti che le telecomunicazioni da sole hanno stimolato nel passato per 1/3 la crescita delle economie nei Paesi Ocse.

Ma lo studio mette anche in risalto che, a fronte di questa necessità, appare sconfortante il drastico calo delle iscrizioni ai corsi di ingegneria informatica e di telecomunicazioni pur a fronte di una sostanziale tenuta delle iscrizioni complessive alla facoltà di ingegneria. Queste discipline sembrano non suscitare più l’appeal di un tempo nei confronti dei giovani, e le ragioni vanno ricercate soprattutto nel cambiamento dello scenario economico ed industriale del nostro Paese, che nel passato ha subito nel settore drastici ridimensionamenti quantitativi e qualitativi. Il fenomeno regressivo appare generalizzato e non risparmia neppure le scuole politecniche storicamente più affermate e radicate. Ad esempio le matricole TLC iscritte al Politecnico di Milano nel decennio compreso tra l’anno accademico 2000-2001 e il 2009-2010 sono passate da 434 a soli 79, con una riduzione del 82%.

Accanto all’attenuarsi della motivazione professionale, l’altro problema che è emerso è quello relativo all’allineamento delle competenze degli ingegneri “ICT” che oggi si laureano alle esigenze del mercato del lavoro.

Sotto questo profilo è emerso che le aziende oggi hanno prevalentemente bisogno di due tipologie di professionalità:

  • Tecnici con competenze molto specialistiche in grado di operare direttamente ed immediatamente sugli impianti.
  • Ingegneri professionisti con competenze di base ad ampio spettro e di tipo interdisciplinare capaci e preparati per gestire la complessità considerando tutti gli aspetti che compongono un problema: tecnici, economici, finanziari, di risorse umane.

Entrambe queste figure professionali oggi sono molto carenti in quanto la laurea attuale, così come è strutturata, ai primi fornisce competenze più teoriche che pratiche e, quindi, scarsamente utilizzabili operativamente, ai secondi fornisce una competenza elevata, ma con un taglio prevalentemente specialistico e scarsamente interdisciplinare. Il risultato è che si impiega troppo tempo per formare competenze che non servono allo scopo mentre si tralascia di formare le competenze che occorrono alle imprese.

A fronte di questi problemi, la capacità di reagire dell’Università è venuta a mancare. Ancorata ad una visione tradizionale, essa è sicuramente in grado di fornire una offerta formativa adeguata al fabbisogno con riferimento alle professionalità di tipo più consolidato, ma non altrettanto in grado di leggere i profondi cambiamenti nel settore delle TLC e recepire nuove conoscenze per adeguarsi ai nuovi  mestieri che richiedono l’integrazione fra competenze differenti e la capacità di guardare alle TLC in maniera diversa.

La proposta del Quadrato della Radio è drastica e sistemica: revisione della formula del “3 più 2″ attualmente in vigore nell’Università italiana , interventi istituzionali a lungo termine, cooperazione assidua e sistematica delle Imprese con l’Università.

L’attuale “3 più 2″ deve trasformarsi:

  • in due corsi di studio assolutamente separati;
  • in “parallelo” e non in “sequenza”;
  • con finalità completamente diverse (formare competenze tecniche specialistiche ed operative il corso dei tre anni, formare competenze di carattere interdisciplinare e generali il corso dei cinque anni);
  • con piani di studio molto diversi tra loro, salvo una piattaforma di competenze di base comuni, e profondamente diverse rispetto a quelli attuali;
  • con la possibilità di differenziare anche il titolo di riconoscimento alla fine del corso;
  • con una scelta fatta a monte al momento dell’iscrizione e non nel corso degli studi.

L’Impresa, dal canto suo, non ha certo contribuito a migliorare “il prodotto” praticamente assumendo solo ingegneri con laurea magistrale e, spesso, facendo degli iter formativi al proprio interno dei giovani neoassunti. 

Se si vuole che questo approccio funzioni, anche l’Impresa deve fare la sua parte applicando politiche di selezione, inserimento, retributive, inquadramento e sviluppo, differenziate per le due tipologie di professionalità. Questo favorisce, infatti, una maggiore chiarezza ed una maggiore riconoscibilità delle due diverse tipologie di professionalità.

L’OCSE ha evidenziato per l’Italia cinque priorità su cui intervenire tra le quali l’accento è stato posto sul bisogno di aumentare il livello di istruzione terziaria e promuovere le collaborazioni tra Imprese e Università.

Bisogna entrare in una logica di “Università Aperta” e di “Azienda estesa”, dove i confini vengono trasformati in aree di contiguità e di lavoro congiunto con vantaggi per entrambi i soggetti e, soprattutto, per i giovani laureati.

Le Istituzioni rappresentano il terzo attore di questo “Triangolo della Conoscenza” e sicuramente sino ad oggi non hanno brillato per la loro presenza. Le riforme non possono riguardare solo le strutture universitarie, i contenuti dei piani di studio, o i regolamenti e le normative, ma devono essere accompagnate da politiche e da interventi incentivanti, come politiche fiscali adeguate, criteri e piani di allocazione, risorse, a sostegno degli obiettivi complessivi e funzionali agli interessi del Paese. Occorre avere una “vision” di sistema ed esprimere una  “governance”  del process.

L’Italia perde posizioni tra i Paesi industrializzati eppure, per puntare ad una reale competitività internazionale, è necessario che il mondo dell’Università, il mondo della politica e quello delle imprese non procedano come fossero universi paralleli bensì segmenti intrecciati di un unico percorso, di un unico obiettivo: la qualità del futuro dei nostri giovani.

 

di Sara Alesi

Il Quadrato della Radio discute di ICT a Capua

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Le opportunità offerte dall’ICT per la crescita del Paese” è il tema del nuovo convegno organizzato dall’associazione “Quadrato della Radio” che si terrà il 16 e il 17 ottobre prossimo a Capua.

Nata nel 1975,  da un comitato promotore costituito da rappresentanti della ricerca, industria ed esercizio delle telecomunicazioni italiane, riunito per iniziativa della Fondazione Guglielmo Marconi, l’associazione ha come scopo quello di promuovere e sostenere attività atte a favorire lo sviluppo e il progresso delle telecomunicazioni.

Come afferma il Presidente, l’ingegner Franco Grimaldi, “il Quadrato della Radio nasce come associazione di persone che hanno riconosciuto nelle telecomunicazioni un driver forte per lo sviluppo e il progresso del Paese e cercano, grazie alle loro competenze e conoscenze, di favorirne la crescita e la qualità della vita”.

La novità dell’associazione, che vanta 112 soci, illustri rappresentanti del mondo delle telecomunicazioni, è quella di vedere riuniti esponenti del mondo scientifico e di quello industriale per una collaborazione tra mondo della scienza e industria.

Di seguito il programma completo dell’evento e nella prossima newsletter un ampio resoconto.

Accesso universale e nuove infrastrutture tecnologiche per un’Italia che conta

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Francesco Soro è il nuovo presidente del Coordinamento nazionale dei Corecom e resterà in carica per i prossimi 18 mesi. Fra le principali sfide Soro ha sottolineato la diffusione sul territorio delle infrastrutture tecnologiche, necessarie non solo ad accrescere la competitività delle imprese, e l’accesso a una rete moderna ed efficace.

Come intende sostenere la diffusione dell’accesso ad Internet?

È una partita in cui i Comitati Regionali per le Comunicazioni, in sinergia con Romani e l’Agcom, possono giocare un ruolo chiave. Conoscono più di ogni altro le difficoltà che incontrano i cittadini a connettersi, perché gestiscono le controversie tra utenti e operatori di telecomunicazione. Proprio partendo da questo elemento di conoscenza, potrebbero essere investiti di una funzione di raccordo fra le diverse realtà esistenti nella PA. Sarebbe fondamentale nell’ottica di minimizzare le risorse e massimizzare i risultati e, al tempo stesso, valorizzare le best practices già presenti sul territorio. Penso ad esempio al caso di “Roma Digitale” dell’amministrazione Alemanno o, andando al nord, all’esperienza della Lombardia, che ha già previsto la copertura totale della Regione entro il 2012. È proprio dai territori, infatti, che può partire il processo di consolidamento della democrazia digitale. E i Corecom, naturalmente, potranno assicurare il migliore supporto tecnico, studiando con le Regioni la fattibilità tecnica ed economica di soluzioni ad hoc per zone rurali e aree montane, come potrebbe essere tanto per fare un esempio la banda larga satellitare.

Noi di Media Duemila abbiamo creato un comitato a sostegno della diffusione delle aree Wi-Fi come indice di sviluppo e soprattutto per combattere il digital divide…

Penso che, per essere uno Stato membro del più grande mercato della banda larga al mondo, l’Italia continui ad evidenziare livelli insostenibili di digital divide: i dati dello scorso maggio resi noti dall’Ue indicano che, laddove la metà degli europei utilizzano Internet tutti i giorni, in Italia solo 1 su 5 sfrutta la Rete per lavorare, studiare, aggiornarsi. In altre parole, mentre il resto d’Europa si accinge ad effettuare il sorpasso con gli Stati Uniti, in Italia lottiamo ancora con un problema generazionale e territoriale. Sono infatti note le criticità legate al tasso di natalità e all’elevata età media della nostra popolazione che rendono difficile la diffusione, e ancor più l’appropriazione, delle nuove tecnologie (tutti hanno un computer ed un cellulare, molti addirittura due, ma in pochi sanno cercare lavoro on line, per esempio); e sono altrettanto noti i drammatici differenziali tra Regioni. Il Wi-Fi, su cui é impensabile non scommettere, deve essere parte di questo processo di rinnovamento culturale. Lo dimostra il successo di ogni iniziativa che va in questa direzione. Basti pensare alla straordinaria metamorfosi di Starbucks, che, scommettendo sull’accoppiata divano - Wi-Fi gratis e caffè, è ormai diventato un luogo cult per migliaia di americani, dove ci si ritrova per mangiare, per divertirsi e persino per lavorare. Sullo sfondo resta poi il Wi-Max, fascicolo che non sarebbe sbagliato riprendere in mano al più presto.

Come favorire la diffusione della cultura dell’innovazione nel nostro Paese?

Non essere i primi della classe ci regala un vantaggio: poterci rifare ai modelli di successo. Credo allora che il nostro Paese debba guardare ai nuovi modelli d’innovazione socio-tecnologica proposti dall’imprenditoria americana. Detto di Starbucks, penso anche ad esempi più vicini a noi come The Hub, Kublai e RewiredState che facilitano la creazione di spazi fisici dove gli innovatori sociali - penso ad imprenditori e liberi professionisti, ma soprattutto ai giovani che cercano un posto dove fare massa critica e far crescere le proprie idee - possano accedere a risorse (Wi-Fi, stampanti, scrivanie…) e al tempo stesso sfruttare l’opportunità di stringere relazioni utili. Dal lato PA ci vuole coraggio perché ogni euro investito in innovazione é un euro in meno da spendere per le sacche clientelari ed è, soprattutto, una moneta lanciata nel futuro. Qualcosa però comincia a muoversi. Rimanendo alle iniziative che conosco più da vicino, la Provincia di Roma, con Zingaretti, ha scommesso sull’installazione di una rete pubblica Wi-Fi a fibra ottica sull’intero territorio della Capitale, creando peraltro sinergie con l’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma per privilegiare le zone di interesse produttivo.

Transizione al digitale terrestre, diffusione sul territorio di infrastrutture tecnologiche, banda larga come servizio universale o perdiamo il treno dell’innovazione. A che punto siamo in Italia?

Pur tenendo in considerazione gli effetti della crisi, l’Italia, nel confronto con gli altri Paesi dell’Europa a 27, risulta essere in ritardo su alcuni fronti chiave per la competitività, a parità di contesto economico globale. Io penso che in questo clima di difficoltà e arretratezza ognuno debba apportare il proprio contributo, compresi - anzi soprattutto - i territori e gli enti locali. In questo credo che il ruolo dei Corecom, facendo leva proprio sulla loro prossimità alle constituency, possa contribuire a far fronte all’immobilismo di cui è rimasto vittima il nostro Paese. Per fare un esempio pratico, abbiamo il dovere di aiutare gli addetti del settore radiotelevisivo a rilanciare le realtà dell’emittenza locale e, al tempo stesso, a proiettarsi verso il futuro - il che non può in alcuna maniera prescindere dall’adozione delle tecnologie di ultima generazione. Dobbiamo lavorare a fondo per ampliare la percentuale di connessioni che superano 10Mbps, che oggi è attestata al 18%. 10Mbps sono sufficienti per utilizzare un’applicazione Web, ma ne servono almeno 30 per usufruire di servizi Tv on demand.

intervista di Erminio Cipriano

Più Wi-Fi più libertà

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di MARIA PIA ROSSIGNAUD.


Un appuntamento che nessuno del mondo dei media e delle telecomunicazioni perde. Anche quest’anno nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio (Camera dei Deputati), vip e meno vip ascoltano la sintesi di un anno difficile anche per l’AGCOM di Calabrò.

Fini apre la mattinata con un dato soffocante: 20milioni di non lettori in Italia. Mi viene in mente Derrick de Kerckhove quando parla di screttori, cioè di esseri a metà fra lettori e scrittori. Saranno compresi in questi venti milioni? Probabilmente no.

Il presidente Fini focalizza le criticità dei nostri tempi nel suo intervento che invito tutti a leggere. E soprattutto ricorda che in alcuni paesi l’accesso ad Internet è divenuto diritto di rango costituzionale.

Questo concetto secondo me è legato ad un altro aspetto determinante nel mondo dell’accesso universale: la diffusione delle zone Wi-Fi. Su questo punto, nella parte della relazione di Calabrò dedicata alle regole ed ai suggerimenti per un’agenda per l’Italia leggo: “Liberazione  delle radiofrequenze per la larghissima banda e meno vincoli per il Wi-Fi”.

Ebbene la diffusione delle zone Wi-Fi è una battaglia che noi tutti di Media Duemila portiamo avanti da un anno. Una settimana fa il nostro direttore scientifico ha costituito un comitato che promuoverà azioni concrete perché ciò avvenga. Il diritto di accesso passa anche attraverso la possibilità di accesso e senza ledere diritti commerciali, certo. Inoltre la possibilità di accesso a zone Wi-Fi potrebbe risolvere anche il problema del roaming e gli utenti fuori della loro Nazione d’origine possono accedere ai loro dati senza costi onerosi.

Media Duemila invita dunque tutti coloro che sono interessati ad unirsi al nostro gruppo di discussione su Facebook.

Maria Pia Rossignaud

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Città Digitali: il futuro è già arrivato

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di ROBERTO SARACCO

 

Sono ormai diversi anni che si parla di Città Digitali. Spesso se ne parla facendo riferimento alla prossima presenza di un tessuto connettivo, costituito da nuove reti di telecomunicazioni, che dovrebbe consentire lo sviluppo di nuovi e mirabolanti, ma non meglio specificati, servizi.
Ne parlano le amministrazioni comunali quando lanciano una iniziativa di “connettività”, ad esempio Venezia che lo scorso anno ha attivato una serie di “hot spot” Wi-Fi, ma al di là degli annunci non sembra cambi molto per i cittadini.
Qui vorrei sviluppare una riflessione sul tema Città Digitale partendo dal presupposto che le tecnologie per abilitare una Città Digitale esistono e che le infrastrutture sono altrettanto disponibili. Quello che manca è… la Città Digitale.
Certo, le tecnologie potrebbero essere più performanti e quindi più efficaci, la connettività potrebbe essere a banda maggiore e meno costosa. Sappiamo che lo diventeranno, ma sappiamo anche che se non si è in grado di avviare un processo con le tecnologie e infrastrutture esistenti non riusciremo neppure a sfruttare le efficienze future e saremo ancora a parlare di Città Digitali nel 2020, anno in cui dovremmo, invece, chiederci come fosse possibile vivere nel 2010 in una Città non Digitale.

 

Il Mosaico Digitale
Basta guardarsi intorno per vedere che ogni persona oggi ha un punto di connettività: il suo cellulare. A questo corrisponde una invisibile rete formata da migliaia di antenne in grado di ricevere ed inviare informazioni. Nella città vi sono molte migliaia di automobili, in percentuale sempre maggiore dotate di sistema GPS in grado di conoscere dove si trovano e anche di dialogare con l’ambiente circostante.
È probabile che se siamo in città ci sia una telecamera che ci inquadra: una recente stima indica che in un singolo giorno l’immagine di ciascuna persona che passeggia per Londra viene catturata da circa 300 telecamere.
I sistemi nervosi della città, i trasporti, le infrastrutture elettriche, di riscaldamento, i semafori, i parcheggi, sono altrettanti punti di generazione di informazioni e di monitoraggio.
Le agenzie di consegna pacchi (e si consegnano migliaia di colli ogni giorno in una città) sanno dove sono e dove stanno andando i singoli pacchi. Milioni di transazioni registrano istante per istante gli acquisti, i cellulari indicano alla rete la loro posizione e da questa si può dedurre l’affollamento in una certa area (basta con le discussioni su quanti in effetti erano in piazza del Popolo a quella manifastazione, è possibile dare il numero esatto all’unità).
L’utilizzo di Internet lascia una scia che indica cosa le persone stanno cercando in un certo momento, quali sono le informazioni che più interessano.
Tutto questo esiste oggi. Certo, domani vi saranno ancora più sensori e quindi più dati disponibili: a Boston stanno sperimentando dei chip all’interno dei sacchetti dell’immondizia per tracciare dove questi vanno a finire, in molte città si stanno installando pannelli intelligenti per fare pubblicità in grado di percepire chi passa accanto ed anche di valutare l’impatto di quella particolare pubblicità decodificando l’espressione di chi la osserva, nuovi telefonini equipaggiati con sensori potranno fornire lo stato emotivo dei loro utilizzatori, a Venezia sta partendo una sperimentazione con strisce intelligenti in grado di contare quante persone passano riconoscendo dal camminare se si tratta di uomo, donna o bambino. Tutti questi sono tasselli che ad oggi sono scorrelati. Cosa succederebbe se li mettessimo insieme?

 

Il quadro digitale
Quello che abbiamo disponibile nei diversi tasselli sono dei dati. Quello che occorre è creare correlazioni che li trasformino in informazioni prima e in ambiente digitale poi.
Avere il dato sulla posizione dei singoli telefonini può essere il punto di partenza per derivare informazioni intelligenti sul traffico: non solo, quindi, se si è formato un ingorgo (tanti telefonini progressivamente rallentano man mano che si avvicinano ad un punto e poi si fermano) ma anche possibilità di intervenire inviando messaggi ai telefonini che si avvicinano all’ingorgo con suggerimenti di percorsi alternativi. Infatti, dopo poche settimane di osservazione del movimento di un certo telefonino si può avere una idea abbastanza precisa (statisticamente) su che strade quel telefonino percorra abitualmente e su questa base dare il suggerimento di variazione percorso che meglio si sposa con la sua probabile destinazione, tenendo conto anche di chi altri è in zona.
La rilevazione di polveri sottili in certi punti della città può suggerire reinstradamenti del traffico e anche segnalazioni specifiche a chi può maggiormente soffrirne a seguito di certe patologie.
Una conoscenza delle necessità di trasporto di un singolo associata a quella di migliaia di altri può portare a una rivisitazione dei sistemi di trasporto pubblico, generando linee dinamicamente adattate al contesto. La perdita di conoscenza da parte di un singolo soggetto su “quando passa il tram” in realtà è sostituita dall’informazione: per andare in quel posto, ora, mi conviene prendere il bus che passerà al prossimo incrocio tra 3 minuti.
Lo stesso car pooling, così poco diffuso anche per i problemi di sicurezza collegati, potrebbe in realtà avere un enorme slancio se venissero utilizzate le informazioni disponibili. La sicurezza potrebbe essere garantita dalla presenza di sensori sulle persone (telefonino) e sulle auto (GPS con interazione con il telefonino) in modo che si abbia sempre la certezza che si è “al sicuro”. Un efficace sistema di car pooling potrebbe diminuire drasticamente i costi dei trasporti e questo potrebbe tradursi in un bonus benzina automaticamente accreditato al prossimo pieno di quell’autoveicolo. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

 

Atomi e Bit
La Città Digitale per i cittadini risulta dalla fusione tra la città stessa, fatta di atomi, e le informazioni che a questi sono correlabili. La tecnologia della realtà aumentata, che ci consente di inquadrare ad esempio tramite la macchina fotografica del telefonino l’ambiente circostante, permette la sovrapposizione di informazioni a quello che è attorno a noi (con alcuni prossimi modelli di telefonino addirittura queste informazioni potrebbero essere proiettate sull’ambiente stesso). È importante notare come le informazioni che vedremmo noi potrebbero essere diverse da quelle che vede un’altra persona in quel momento al nostro fianco. Questo perché tutte le informazioni possono essere personalizzate e quindi rispondere alle esigenze di chi le osserva in quel particolare istante. La realtà aumentata è disponibile oggi come tecnologia e inizia ad essere disponibile in alcune aree come servizio.

 

Trasformare il futuro in presente
Il futuro potrebbe già essere presente. Occorre che le Istituzioni lavorino insieme alle imprese private creando un contesto regolatorio e economico tale da trasformare in uso quotidiano quello che è visibile nei laboratori e in alcune aree delle nostre città. Lo sforzo organizzativo non è piccolo, ma i benefici che questo può portare, sia a ciascuno di noi in quanto cittadino, sia alla comunità in termini di efficienza e sia anche allo sviluppo di opportunità di business è enorme.

 

Roberto Saracco

direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia

Strategie per la ripresa? Alfabetizzazione non solo informatica

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di MICHELE LAURIA

 

             È opinione diffusa che la politica dell’innovazione e della digitalizzazione possa costituire una strategia vincente per la ripresa.
La crisi economica degli ultimi due anni, ovviamente, non ha risparmiato i mercati delle comunicazioni elettroniche, tuttavia, la dinamicità che da sempre contraddistingue questo comparto, ha fatto sì che le ricadute fossero meno pesanti che in altri settori. Infatti, la capacità di rivoluzionare i prodotti e le modalità di consumo, che diventa un obbligo per la sopravvivenza nelle fasi di congiuntura negativa, è una caratteristica intrinseca di questi mercati (in primis del mondo di Internet) come dimostrano le nuove opportunità di business che vengono continuamente individuate (si pensi solo all’exploit dei giochi on line!).
Non a caso la Commissione Europea, nel piano “Europa 2020″, ha indicato, tra le iniziative per uscire dalla crisi, “lo sviluppo di un mercato unico del digitale, basato sull’Internet veloce e su applicazioni interoperabili, con l’obiettivo di trarre vantaggi socio-economici sostenibili”.
In questo contesto, il futuro delle telecomunicazioni sembra inevitabilmente legato, da un lato, all’adozione delle reti di nuova generazione, soprattutto per le possibilità inerenti all’introduzione di nuovi servizi interattivi e alla fruizione dei contenuti, e dall’altro lato alla necessaria riduzione del digital divide, che ancora caratterizza alcune aree del nostro Paese.
Tuttavia, sebbene il settore sia in rapida evoluzione e il peso dei servizi tradizionali si vada progressivamente riducendo, le potenzialità legate alla banda larga rimangono per molti versi inesplorate.
Il nodo cruciale rimane infatti la realizzazione della nuova infrastruttura di accesso NGN. A tal fine lo scoglio maggiore è rappresentato dagli investimenti estremamente elevati e dalle esigenze di coordinamento sul territorio che sono difficilmente sostenibili dai singoli operatori e che richiederebbero un approccio sistemico e una prospettiva di lungo termine. Chi, come e quanto investire è il dilemma da risolvere. In Asia si sono mosse le amministrazioni nazionali. In Australia il governo ha stanziato 24 miliardi di euro per la rete nazionale NGN. In Europa il dibattito è aperto.
Accanto a questi aspetti emergono importanti implicazioni di natura regolamentare, tra cui la necessità di garantire l’accesso alla nuova Rete da parte di tutti gli operatori in maniera non discriminatoria e il rispetto della neutralità tecnologica per i contenuti e i dati che transiteranno su questa Rete.
Le questioni aperte quindi sono molteplici e coinvolgono numerosi attori: gli operatori, il governo e gli enti locali, le autorità di regolazione e la stessa Commissione Europea. Ciascuno deve fare la sua parte. In Italia per lo sviluppo delle nuove reti qualcosa si sta muovendo, ma ancora soprattutto a livello di singole aree e con progetti frammentati. Non è sufficiente.
In un tale scenario sono fondamentali le politiche di sostegno alla domanda e di alfabetizzazione informatica. Da questo punto di vista l’Italia, purtroppo, non si fa onore e rimane ben sotto la media europea, sia per quanto riguarda la penetrazione della banda larga, sia per la diffusione dei Pc tra le famiglie.
Il tema non è secondario, ed è auspicabile che questo gap venga colmato anche per mettere effettivamente i cittadini in condizione di utilizzare i servizi che saranno offerti dalle “amministrazioni digitali”.
Infine non si può non rilevare che, accanto a quella informatica, occorrerebbe diffondere anche l’alfabetizzazione “mediatica”, ossia l’educazione e le conoscenze che consentano ai consumatori di utilizzare i media in modo efficace e sicuro. Solo in questo modo i cittadini possono operare le proprie scelte con cognizione di causa, comprendere la natura dei contenuti e dei servizi, e avvalersi dell’intera gamma di possibilità offerte dalle nuove tecnologie delle comunicazioni, proteggendosi nel contempo dai contenuti nocivi o di bassa qualità.

 

Michele Lauria

commissario AGCOM