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Infrastrutture ICT di nuova generazione

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di ROBERTO NAPOLI.


Nel periodo di grave crisi che l’intera comunità internazionale sta vivendo, numerosi ed autorevoli sono i pareri, come quelli espressi dalla Commissione Europea e da gran parte dei Paesi del G8, che ritengono prioritari gli investimenti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per produrre i maggiori effetti sulla crescita del prodotto interno lordo dei Paesi avanzati.

In Italia, tale strategia, che garantirebbe ricadute positive su tutto il sistema economico e produttivo, accrescendo la produttività del lavoro e l’occupazione e riducendo i costi delle transazioni di mercato, trova un deterrente nella scarsa alfabetizzazione informatica della popolazione, anche se il livello di scolarizzazione è destinato a salire, per l’aggiornamento della scuola e per il formidabile impulso di domanda che sale dalle giovani generazioni, anche nell’ambito delle famiglie.

Un notevole aiuto può venire, in tal senso, da un’efficiente informatizzazione della Pubblica Amministrazione (di seguito P.A.), che costituisce un aspetto qualificante nell’ambito del rapporto stato-cittadini cui si commisura il livello di civiltà di un Paese.

E sulla indispensabile ed improrogabile esigenza di un processo di rapida ed estesa digitalizzazione dei servizi della Pubblica Amministrazione, il dibattito è, oggi, molto vivace. Si registrano quasi quotidianamente interventi, proposte e progetti autorevoli in materia e ci piace citarne solo alcuni veramente significativi.

Non si può non partire dal piano E-gov 2012 del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, presentato ormai già più di un anno fa (gennaio 2009), che, partendo dalla strategia di Lisbona della Comunità Europea, punta al miglioramento della regolamentazione e alla riduzione degli oneri amministrativi per il rafforzamento della competitività, della crescita e dell’occupazione, utilizzando le nuove tecnologie ICT per allineare l’Italia alle migliori performance europee. Il piano propone quattro ambiti di intervento prioritari (settoriali, territoriali, di sistema, internazionali), individuando circa trenta obiettivi e più di sessanta progetti o macro-progetti, con i principali interventi indirizzati a Scuola e Università, Salute, Giustizia, Anagrafi, Dematerializzazione e Cooperazione tra Amministrazioni.

Anche il rapporto di Francesco Caio al Ministero dello Sviluppo Economico-Comunicazioni sulle conclusioni del progetto per portare l’Italia verso la leadership europea nella banda larga (marzo 2009), facendo molte volte riferimento al piano E-gov 2012, individua tra gli obiettivi primari di sviluppo dell’infrastruttura di rete a larga banda, “l’universalità d’accesso, per mettere tutti i cittadini e le imprese, in tempi rapidi, in condizione di poter collegarsi alla rete e fruire di servizi che sempre più hanno caratteristiche di essenzialità”, evidenziando la criticità della piattaforma per accelerare la trasformazione della P.A.

A giugno 2009 Confindustria ha pubblicato il Rapporto “Servizi e Infrastrutture per l’innovazione digitale del Paese”, per la diffusione della banda larga e sottolinearne ancor più la valenza strategica per lo sviluppo competitivo delle imprese italiane. Nel rapporto grande enfasi e spazio sono dedicati alla “digitalizzazione della P.A., resa possibile da una diffusa rete di telecomunicazioni a larga banda, che può generare una vera e propria rivoluzione sia nell’organizzazione interna che nell’offerta di servizi verso imprese e cittadini”, auspicando, “per conseguire tali benefici, obiettivi e scadenze temporali certe, a livello Paese, per transitare rapidamente da comuni pratiche svolte in modalità tradizionale a procedimenti digitalizzati e servizi dematerializzati”.Vengono, in proposito individuate e specificate ben 21 proposte di intervento (su un totale di 68 proposte presentate nell’intero rapporto) nelle aree dello switch-off dei processi cartacei, della sanità, dell’istruzione e della giustizia.

Anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (di seguito Agcom), nell’ambito dei suoi compiti istituzionali, è proattiva sul tema dell’innovazione della P.A.: nel corso del 2009 ha finanziato il Programma di Ricerca “Infrastrutture e Servizi a Banda larga e Ultra Larga”, con la collaborazione di alcuni dei principali atenei italiani. Il programma si è articolato su 3 progetti (Tecnologico, Economico e Giuridico) e 14 sottoprogetti (work packages) con l’obiettivo di porre le basi per un presidio permanente dell’Autorità sulle tematiche tecnologiche, normative, economiche, relative agli aspetti infrastrutturali delle Reti di Nuova Generazione a banda larga e ultra larga, al fine di ottenere risultati utili alla promozione e allo sviluppo delle reti NGN, a vantaggio dell’intera collettività. Uno di tali sottoprogetti (work package 3.2) di cui è disponibile, da febbraio 2010, il Final Report, è stato in particolare dedicato a Servizi ed Applicazioni di Pubblica Utilità, approfondendo i temi di reti, servizi e organizzazione dell’e-Government, e-Learning, e-Health e telemedicina, telelavoro.

Da tale breve excursus emerge prepotente una primaria esigenza: dotare il Paese di una nuova infrastruttura di comunicazione elettronica, la cosiddetta rete a banda larga ed ultralarga, in grado di assicurare la corretta ed universale fruizione dei servizi innovativi che attengono non solo alla P.A. ma, in generale, a tutto l’universo delle applicazioni ICT. E questo prima che si verifichi il rischio di accorgersi troppo tardi che l’infrastruttura non è sufficiente a fronteggiare la domanda. Non è qui il caso di soffermarci sugli aspetti tecnologici delle reti di accesso di nuova generazione (NGAN) in grado di soddisfare i predetti requisiti di alta velocità trasmissiva (quali ad esempio le tecnologia xDSL sulla rete in rame, le tecnologie wireless e satellitari, quelle di tipo mobile a larga banda, quali HSPA ed LTE), ma non si può prescindere dal menzionare la fibra ottica, che, nella configurazione FTTH (fiber to the home), sembrerebbe non solo rispondere alle esigenze attuali delle zone ad alta densità di traffico, ma essere in grado di assecondare le richieste di crescita negli anni a venire con un intervento valido per i prossimi 50 anni.

In tale contesto evolutivo riveste fondamentale importanza il ruolo di regolatore di Agcom, che nel preservare i massici investimenti degli operatori previsti sulle nuove infrastrutture e garantirne il giusto ritorno economico, deve, nel contempo, assicurare condizioni di concorrenzialità sul mercato e tutelare gli interessi ed i diritti degli utenti finali.

Da tempo l’Agcom ha intrapreso questo percorso di regolazione, anche in sintonia con gli indirizzi e le indicazioni provenienti dalla Commissione Europea, che ha varato un nuovo quadro normativo del settore.

Basti pensare all’intenso lavoro di indagine e confronto tra i vari soggetti operanti nel mercato, intrapreso fin dal 2006, sugli aspetti regolamentari relativi all’assetto della rete di accesso fissa ed alle prospettive delle reti di nuova generazione a larga banda, che ha dato un determinante impulso alla decisione di Telecom Italia, l’operatore dominante nel mercato dell’accesso, di creare, a febbraio 2008, la divisione Open Access, preposta alla gestione della rete d’accesso, e, quindi, alla finalizzazione e definitiva approvazione degli impegni presentati da tale operatore in materia di parità di trattamento, a dicembre 2008, tra i quali un rilievo particolarmente strategico assumono le misure relative alle reti di accesso di nuova generazione.

Sulla base di tali impegni, nel corso del 2009, l’Agcom ha lavorato a finalizzare i procedimenti di identificazione e analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa e di individuazione dei relativi obblighi regolamentari per le imprese notificate con significativo potere di mercato (SPM). In particolare sono stati identificati il mercato dell’accesso a banda larga all’ingrosso come rilevante a dimensione geografica nazionale e Telecom Italia come operatore SPM su tale mercato, con imposizione dell’obbligo dell’accesso ai cavidotti ed alla fibra spenta e dell’obbligo di fornitura del servizio bitstream, ma non dell’unbundling fisico.

A febbraio 2009, l’Agcom ha, inoltre, istituito il Comitato NGN Italia quale organo consultivo del Consiglio dell’Autorità, con l’obiettivo di elaborare proposte ed individuare soluzioni relative a questioni attinenti gli aspetti tecnici, organizzativi ed economici connessi alla transizione alle reti di nuova generazione. Il Comitato è sede di confronto ed elaborazione tra quanti operano nel settore, e, attualmente, ha focalizzato i propri sforzi alla finalizzazione, entro luglio 2010, di una proposta di “Linee guida per la regolamentazione della transizione alle reti NGN”, nel cui ambito individuare, tra l’altro, le procedure per la migrazione dalla rete in rame, la possibilità e le modalità per l’unbundling delle reti in fibra, le modalità di attuazione e disciplina economica dell’obbligo di bitstream su fibra, le condizioni di condivisione delle infrastrutture, ivi comprese le installazioni all’interno dei condomini.

Nel breve termine, i principali obiettivi che l’Agcom si pone, in prosecuzione del percorso finora illustrato, sono:

- Analizzare la proposta di Linee guida per la regolamentazione della transizione alle reti NGN, una volta ultimata dal Comitato NGN Italia e presentata al Consiglio dell’Autorità;

- Tradurre in eventuali proposte attuative e normative nazionali la Direttiva 2009/140/CE, approvata dal parlamento europeo a fine 2009, che introduce, tra le altre, alcune norme innovative sull’accesso, quali la co-ubicazione e condivisione di elementi della rete e risorse correlate per i fornitori di reti di comunicazione elettronica;

- Contribuire alla consultazione pubblica recentemente indetta dalla Commissione Europea per stabilire se sia necessario adeguare l’impianto normativo sul servizio universale per tenere conto dell’avvento del digitale e, in particolare, se vada esteso anche all’accesso a banda larga: sarebbe auspicabile che lo schema di provvedimento europeo finale preveda tale obbligo, a garanzia dell’universalità dell’accesso a larga banda per tutti i cittadini, con l’obiettivo di abbattere il Digital Divide infrastrutturale entro il 2011-2012;

- Avviare una riflessione sulla qualità del servizio delle reti di nuova generazione, per mettere i cittadini e le imprese allo stesso livello di competitività dei Paesi più avanzati, come autorevolmente auspicato da più parti.

In conclusione, riprendendo le parole ed i concetti espressi dal presidente Calabrò nella presentazione dell’ultima relazione annuale dell’Autorità, è innegabile che “le infrastrutture a larga e larghissima banda rappresenteranno la spina dorsale dell’avvenire dei Paesi avanzati”. Perché anche l’Italia diventi una Fiber Nation è necessario, allora, realizzare un progetto nazionale di grande respiro, basato su un modello aperto di sviluppo della rete: una società veicolo, aperta anche alla partecipazione del capitale pubblico, formata da un nucleo forte di partner industriali con un mix di capacità imprenditoriali per sviluppare il progetto fibra. Essa dovrebbe mettere a frutto i tratti in fibra eseguiti dalle Amministrazioni locali e anche le opere civili realizzate ad altro scopo. Il progetto di transizione potrebbe essere organizzato sul modello del digitale terrestre: ossia identificando, sulla base dell’aspettativa di redditività, una serie di aree territoriali (necessariamente meno estese e più mirate rispetto al digitale terrestre) dove effettuare la sostituzione del doppino in rame con la fibra ottica.

Roberto Napoli

commissario dell’AGCOM

Città Digitali: il futuro è già arrivato

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di ROBERTO SARACCO

 

Sono ormai diversi anni che si parla di Città Digitali. Spesso se ne parla facendo riferimento alla prossima presenza di un tessuto connettivo, costituito da nuove reti di telecomunicazioni, che dovrebbe consentire lo sviluppo di nuovi e mirabolanti, ma non meglio specificati, servizi.
Ne parlano le amministrazioni comunali quando lanciano una iniziativa di “connettività”, ad esempio Venezia che lo scorso anno ha attivato una serie di “hot spot” Wi-Fi, ma al di là degli annunci non sembra cambi molto per i cittadini.
Qui vorrei sviluppare una riflessione sul tema Città Digitale partendo dal presupposto che le tecnologie per abilitare una Città Digitale esistono e che le infrastrutture sono altrettanto disponibili. Quello che manca è… la Città Digitale.
Certo, le tecnologie potrebbero essere più performanti e quindi più efficaci, la connettività potrebbe essere a banda maggiore e meno costosa. Sappiamo che lo diventeranno, ma sappiamo anche che se non si è in grado di avviare un processo con le tecnologie e infrastrutture esistenti non riusciremo neppure a sfruttare le efficienze future e saremo ancora a parlare di Città Digitali nel 2020, anno in cui dovremmo, invece, chiederci come fosse possibile vivere nel 2010 in una Città non Digitale.

 

Il Mosaico Digitale
Basta guardarsi intorno per vedere che ogni persona oggi ha un punto di connettività: il suo cellulare. A questo corrisponde una invisibile rete formata da migliaia di antenne in grado di ricevere ed inviare informazioni. Nella città vi sono molte migliaia di automobili, in percentuale sempre maggiore dotate di sistema GPS in grado di conoscere dove si trovano e anche di dialogare con l’ambiente circostante.
È probabile che se siamo in città ci sia una telecamera che ci inquadra: una recente stima indica che in un singolo giorno l’immagine di ciascuna persona che passeggia per Londra viene catturata da circa 300 telecamere.
I sistemi nervosi della città, i trasporti, le infrastrutture elettriche, di riscaldamento, i semafori, i parcheggi, sono altrettanti punti di generazione di informazioni e di monitoraggio.
Le agenzie di consegna pacchi (e si consegnano migliaia di colli ogni giorno in una città) sanno dove sono e dove stanno andando i singoli pacchi. Milioni di transazioni registrano istante per istante gli acquisti, i cellulari indicano alla rete la loro posizione e da questa si può dedurre l’affollamento in una certa area (basta con le discussioni su quanti in effetti erano in piazza del Popolo a quella manifastazione, è possibile dare il numero esatto all’unità).
L’utilizzo di Internet lascia una scia che indica cosa le persone stanno cercando in un certo momento, quali sono le informazioni che più interessano.
Tutto questo esiste oggi. Certo, domani vi saranno ancora più sensori e quindi più dati disponibili: a Boston stanno sperimentando dei chip all’interno dei sacchetti dell’immondizia per tracciare dove questi vanno a finire, in molte città si stanno installando pannelli intelligenti per fare pubblicità in grado di percepire chi passa accanto ed anche di valutare l’impatto di quella particolare pubblicità decodificando l’espressione di chi la osserva, nuovi telefonini equipaggiati con sensori potranno fornire lo stato emotivo dei loro utilizzatori, a Venezia sta partendo una sperimentazione con strisce intelligenti in grado di contare quante persone passano riconoscendo dal camminare se si tratta di uomo, donna o bambino. Tutti questi sono tasselli che ad oggi sono scorrelati. Cosa succederebbe se li mettessimo insieme?

 

Il quadro digitale
Quello che abbiamo disponibile nei diversi tasselli sono dei dati. Quello che occorre è creare correlazioni che li trasformino in informazioni prima e in ambiente digitale poi.
Avere il dato sulla posizione dei singoli telefonini può essere il punto di partenza per derivare informazioni intelligenti sul traffico: non solo, quindi, se si è formato un ingorgo (tanti telefonini progressivamente rallentano man mano che si avvicinano ad un punto e poi si fermano) ma anche possibilità di intervenire inviando messaggi ai telefonini che si avvicinano all’ingorgo con suggerimenti di percorsi alternativi. Infatti, dopo poche settimane di osservazione del movimento di un certo telefonino si può avere una idea abbastanza precisa (statisticamente) su che strade quel telefonino percorra abitualmente e su questa base dare il suggerimento di variazione percorso che meglio si sposa con la sua probabile destinazione, tenendo conto anche di chi altri è in zona.
La rilevazione di polveri sottili in certi punti della città può suggerire reinstradamenti del traffico e anche segnalazioni specifiche a chi può maggiormente soffrirne a seguito di certe patologie.
Una conoscenza delle necessità di trasporto di un singolo associata a quella di migliaia di altri può portare a una rivisitazione dei sistemi di trasporto pubblico, generando linee dinamicamente adattate al contesto. La perdita di conoscenza da parte di un singolo soggetto su “quando passa il tram” in realtà è sostituita dall’informazione: per andare in quel posto, ora, mi conviene prendere il bus che passerà al prossimo incrocio tra 3 minuti.
Lo stesso car pooling, così poco diffuso anche per i problemi di sicurezza collegati, potrebbe in realtà avere un enorme slancio se venissero utilizzate le informazioni disponibili. La sicurezza potrebbe essere garantita dalla presenza di sensori sulle persone (telefonino) e sulle auto (GPS con interazione con il telefonino) in modo che si abbia sempre la certezza che si è “al sicuro”. Un efficace sistema di car pooling potrebbe diminuire drasticamente i costi dei trasporti e questo potrebbe tradursi in un bonus benzina automaticamente accreditato al prossimo pieno di quell’autoveicolo. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

 

Atomi e Bit
La Città Digitale per i cittadini risulta dalla fusione tra la città stessa, fatta di atomi, e le informazioni che a questi sono correlabili. La tecnologia della realtà aumentata, che ci consente di inquadrare ad esempio tramite la macchina fotografica del telefonino l’ambiente circostante, permette la sovrapposizione di informazioni a quello che è attorno a noi (con alcuni prossimi modelli di telefonino addirittura queste informazioni potrebbero essere proiettate sull’ambiente stesso). È importante notare come le informazioni che vedremmo noi potrebbero essere diverse da quelle che vede un’altra persona in quel momento al nostro fianco. Questo perché tutte le informazioni possono essere personalizzate e quindi rispondere alle esigenze di chi le osserva in quel particolare istante. La realtà aumentata è disponibile oggi come tecnologia e inizia ad essere disponibile in alcune aree come servizio.

 

Trasformare il futuro in presente
Il futuro potrebbe già essere presente. Occorre che le Istituzioni lavorino insieme alle imprese private creando un contesto regolatorio e economico tale da trasformare in uso quotidiano quello che è visibile nei laboratori e in alcune aree delle nostre città. Lo sforzo organizzativo non è piccolo, ma i benefici che questo può portare, sia a ciascuno di noi in quanto cittadino, sia alla comunità in termini di efficienza e sia anche allo sviluppo di opportunità di business è enorme.

 

Roberto Saracco

direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia

Tutti su Internet dal 3 al 7 maggio 2010

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La 5ª edizione della “Settimana dell’alfabetizzazione digitale”, promossa da Fondazione Mondo Digitale e Telecom Italia, quest’anno coinvolge oltre al Lazio, anche Marche, Piemonte, Lombardia e Romania. Aprono le aule di informatica ai cittadini del quartiere oltre 60 scuole di ogni ordine e grado e 50 centri anziani romani. Nella Capitale, capofila del progetto, l’inaugurazione dell’evento in video conferenza con anziani e studenti rumeni.
Protagonisti della settimana “Tutti su Internet” sono le scuole coinvolte nel programma di alfabetizzazione digitale per gli over 60 promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, e i 50 centri anziani della Capitale che partecipano al progetto Telemouse, realizzato in collaborazione con Telecom Italia. Gli internauti senior, con gli studenti tutor e i docenti coordinatori invitano i cittadini a tornare nella scuola di quartiere per imparare l’abc del computer, scrivere una lettera, inviare un messaggio di posta elettronica, chattare o parlare al telefono via Web, e usare i servizi on line della pubblica amministrazione. Nella Capitale i cittadini over 60 possono seguire i mini corsi di informatica anche presso gli Internet corner dei centri sociali anziani.
L’inaugurazione della settimana “Tutti su Internet” si tiene a Roma lunedì 3 maggio, alle ore 10, presso l’Istituto tecnico industriale “E. Fermi” (via Trionfale 8737) in videoconferenza con la città di Iasi in Romania dove la Fondazione Mondo Digitale ha esportato il modello Nonni su Internet. A raccontare la loro esperienza in collegamento con la Capitale sono i primi trenta nonni rumeni che stanno seguendo il corso di informatica, e-government e social networking, previsto dal progetto Silver, Stimulating ICT Learning for Active Eu Elders, nell’ambito del Programma comunitario Life Long Learning.
Le 60 scuole, che dal 3 al 7 maggio avranno computer accesi e collegamenti internet attivi, comprendono 29 scuole primarie e 29 scuole secondarie (9 di primo grado e 20 di secondo grado), dove si sono conclusi da poco i corsi di informatica per gli anziani.
Il piano di alfabetizzazione digitale ideato dalla Fondazione Mondo Digitale nel 2003 con il modello di apprendimento intergenerazionale Nonni su Internet è oggi declinato in più modi, a seconda dei contesti territoriali, e associato a più azioni (campagna riciclo, formazione cittadini stranieri ecc.). In particolare, nel Comune di Roma, con la collaborazione di Telecom Italia, è partito quest’anno il progetto TeleMouse. Con Auser e Spi-Cgil è stato siglato un protocollo d’intesa per il programma nazionale Nonni in Internet, un click per stare insieme. In Irlanda, Intel, partner storico della Fondazione, ha portato il piano nazionale Log On, Learn. In Spagna, Belgio e Romania gli over 60 studiano il computer con il progetto Silver, coordinato dalla Fondazione con il supporto dell’Università di Edimburgo (Regno Unito).

CuboVision: la grande Rete nel piccolo schermo

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Vedere video su YouTube, assistere ad un programma su una Web TV, richiedere film in pay per view, memorizzare e gestire contenuti multimediali e condividerli con altri dispositivi portatili. Tutto questo è ora possibile dallo schermo del proprio televisore. Telecom Italia ha presentato CuboVision, la nuova grande televisione via Internet del gruppo. Un unico dispositivo broadband multimediale che porta la grande Rete nel piccolo schermo. “Il tradizionale televisore di casa – ha spiegato l’amministratore delegato di Telecom Franco Bernabè – si trasforma in un centro multimediale on line, in grado di offrire una pluralità di servizi e contenuti digitali utilizzando un solo telecomando”. Secondo lo stesso Bernabè il 50% della popolazione italiana non sa ancora usare il computer e pensa che avere un abbonamento ad Internet serva a poco: “l’Italia ha circa 22 milioni di linee telefoniche di cui 20 milioni con la banda larga, ma ci sono 8 milioni di linee abilitate ad Internet veloce non utilizzate”. Per questo attraverso “CuboVision” il gruppo si propone di attrarre questa grossa fetta di pubblico. “Se Internet non va sul computer o sul telefonino – spiega l’ad Telecom – lo dobbiamo portare sulla tv”.         

di Erminio Cipriano

 

 

 

Reti NGN e fibra ottica in Italia

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Lo sviluppo delle reti di nuova generazione, le cosiddette NGN, è un obbiettivo fondamentale per la crescita del nostro Paese. Senza la fibra ottica in accesso non si possono sfruttare e utilizzare al meglio le nuove tecnologie. Ne hanno discusso aziende ed esperti di settore nell’ambito del “Open Workshop” del Comitato NGN Italia sul tema “Esperienze di rete di accesso ottica in Italia”.
Il Comitato NGN promosso dall’AGCOM, come ha ricordato il presidente Franco Vatalaro, è il foro dove operatori ed aziende possono confrontarsi per trovare insieme soluzioni sullo sviluppo della rete in Italia. “Siamo in presenza di una polivalenza di soggetti interessati”, ha spiegato il commissario AGCOM Enzo Savarese, che devono confrontarsi su molteplici tematiche: dallo sviluppo delle connessioni in fibra ottica alla chiusura del digital divide, dalla concorrenza e investimenti nel settore alla sua regolamentazione anche in base alla normativa comunitaria. Parlando dello sviluppo delle NGN in Italia Andrea Talotta di Telecom Italia ha sottolineato che “lo sviluppo delle reti di nuova generazione riguarda molto anche il comportamento dei clienti”, insomma se si è disposti a pagare qualcosa in più per usufruire di connessioni e servizi migliori. Andrea Pasquali ha raccontato l’esperienza di AEM-Com Cremona, piccola azienda che si è impegnata nello sviluppo della banda larga a livello locale, riuscendo a portare nelle case e negli edifici di Cremona la fibra ottica. L’auspicio è riuscire a sviluppare una strategia di penetrazione che possa portare la banda ultralarga anche in altri territori. L’ingegner Francesco Montaldo di Telecom Italia ha presentato alcune tipologie di infrastrutture di rete e varie tecniche di scavo per la cablatura di edifici e condomini, considerando che portare la fibra ottica nelle case degli utenti è una delle difficoltà strutturali più serie per lo sviluppo delle reti NGN. Altra esperienza significativa è quella di Metroweb, “ad oggi in Italia la prima e unica rete in fibra ottica che copre capillarmente un’area metropolitana come Milano, paragonabile alle più avanzate esperienze internazionali”, ha spiegato l’ingegner Riccardo Rosi. “Proviamo a staccarci dalla variabile costi e cerchiamo di capire che tipo di rete vogliamo fare a livello nazionale” è l’auspicio dell’ingegner Enrico Pietralunga di Fastweb, che ha inoltre chiarito come i costi della rete in fibra ottica siano molto più bassi rispetto ai costi della rete in cavi di rame.

 

di Erminio Cipriano

Tomassini: “CuboVision, il futuro è qui. Vi racconto la nuova Tv”

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Arriva CuboVision, “un multimedia gateway over-the-top Tv che vuole aggiungere una sorta di terza dimensione alla Tv tradizionale”. Lo spiega a Media Duemila Luca Tomassini, Direttore Broadband Content di Telecom Italia, grande divulgatore, 18 libri all’attivo e padre dell’idea di CuboVision. Racchiusi in una scatola delle dimensioni di un cubo troveremo un device multimediale che integra un decoder digitale terrestre, i moduli wi-fi e bluetooth per la connettività Internet e per lo scambio di file, un hard disk interno per archiviare foto e video e la possibilità di visualizzare film-on-demand con una offerta decisamente importante.
“È ormai un vecchio ricordo la copertina de La Domenica del Corriere del 1954, quando veniva annunciato l’evento delle prime trasmissioni regolari della televisione italiana. Recentemente mi è capitato di sfogliare quella rivista e di osservare la copertina di Walter Molino. È un disegno di sconcertante lungimiranza. In questi cinquant’anni in realtà la televisione è l’unico mezzo che non è stato innovato. A parte i format televisivi, che evidentemente si sono evoluti talvolta scadendo di qualità, dal punto di vista tecnologico le innovazioni sono state minime: è aumentato il numero dei canali, sono partite le televisioni commerciali e nel 1977 è arrivato il colore. Oggi, ma non la ritengo una particolare innovazione, è arrivato il digitale terrestre, ovvero la naturale trasformazione dei segnali analogici in segnali digitali. La vera rivoluzione che la Tv aspetta sta nell’introduzione di una piena interattività di contenuti e soprattutto nella piena disponibilità dei servizi Internet su uno schermo televisivo. Il progetto CuboVision si colloca proprio in questa rivoluzione, rappresentando la nostra risposta innovativa ai bisogni di un consumatore broadband sempre più aggiornato ed in piena “mediamorfosi”. È una sorta di aggregatore di servizi multimediali on line, che consente di passare da un contenuto all’altro con un semplice zapping: dalla Tv digitale terrestre alle Web Tv, dai contenuti personali, come foto, video, musica, a quelli generati dagli utenti, passando per i servizi di video on demand in alta definizione. Ritengo che oramai la penetrazione delle DSL e in generale della connettività broadband sia arrivata ad un punto in cui è possibile sviluppare prodotti e servizi in grado di portare sulla Tv il meglio della rete Internet, come le Web Tv e video e più in generale i servizi informativi e di pubblica utilità”.

 

Avete annunciato il prodotto pre-commerciale a dicembre, per renderlo poi disponibile commercialmente a marzo. Che tipo di feedback avete ricevuto?
“Come abbiamo detto nel corso dell’evento di lancio, il modello di sviluppo di questo prodotto è basato sul concetto Open innovation. Non abbiamo la pretesa di conoscere a priori quello che la gente vuole. Nei mesi di gennaio-marzo abbiamo recepito consigli, suggerimenti e nuove proposte di sviluppo di servizi direttamente dal popolo della rete Internet e dai primi utilizzatori. Il risultato di questo lavoro ha costituito la base per lo sviluppo del prodotto commerciale, più vicino al desiderato del cliente finale. Il prodotto piace. Piace il concetto di semplicità d’uso e della nuova modalità di fruizione dei contenuti. È il primo esempio a livello mondiale di over-the-top Tv lanciato da un operatore di telecomunicazioni. Lo abbiamo pensato in Telecom Italia e fatto costruire, investendoci molto poco monetariamente, ma molto in termini di idee, che stanno dando i loro frutti”.

 

E proprio le casalinghe, attraverso la loro federazione (Federcasalinghe) sono arrivate da Tomassini, interessate alla svolta che può rappresentare CuboVision che con un telecomando ed un rassicurante schermo televisivo dà accesso ai canali televisivi del digitale terrestre, alle principali web tv, permette di richiedere film in pay-per-view e gestire contenuti personali come foto, video e musica, di fare acquisiti confrontando i prezzi, effettuare prenotazioni on line, videochiamare, ascoltare la radio in Tv, ecc…
“Cubo Vision può finalmente avvicinare anche il settore delle casalinghe al mondo del Web. Finalmente introduce il concetto dell’e-commerce attraverso la Tv, permettendo di fare la spesa, cercando le migliori offerte. Rende la vita più semplice anche a chi col mondo di Internet non ha confidenza. Sappiamo che solo il 51% degli italiani utilizza un personal computer. Il nostro obiettivo è di portare sostanzialmente il 49%, che rifugge da mouse e tastiera e che ha familiarità solo con il telecomando, nel mondo di Internet. Il progetto CuboVision è volto, soprattutto, a fare breccia su quel potenziale pubblico che non sfrutta i servizi di pubblica utilità per la complessità di un Pc e cerca qualcosa di più semplice e familiare. Per questo il nostro obiettivo è stato quello di semplificare l’interfaccia uomo-macchina: togliere l’imbarazzo del mouse e della tastiera e far utilizzare il telecomando per fruire dei numerosi servizi Internet e della stessa Tv che oggi viene diffusa via Web, introducendo un nuovo modo di fruire e fare Tv. Si chiama interattività. La tv digitale terrestre non ha il canale di ritorno. Il 93% degli utilizzatori di decoder non lo ha collegato al set top box. E comunque è un processo macchinoso. Nel mondo della Rete, invece, il canale di ritorno è interno. CuboVision si arricchirà di nuove funzionalità e nuovi servizi, come ad esempio l’application store. Una sorta di supermercato on line di applicazioni riguardanti il mondo dei servizi di pubblica utilità, giochi, intrattenimento, formazione, multimedialità, domotica, t-commerce, pagamenti on line e molto altro”.

 

Per quanto riguarda in generale il futuro della Tv, che opinione si è fatto?
“Che il modo di fruire e fare televisione, con Internet e con i canali di accesso a Internet dal Pc, passando per il mondo del mobile e per i nuovi devices che sono usciti sul mercato è decisamente cambiato. Siamo ad un punto di svolta. I giovani guardano e interagiscono con Internet, con i social network piuttosto che con la Tv tradizionale, i senior iniziano a capire che il Web può dare qualcosa anche a loro. Semplificare la vita a queste persone, portando su uno schermo televisivo la semplicità di fruizione dei servizi Internet, il video e la ‘nuova Tv’ secondo noi è il giusto modo per supportare il grande cambiamento che si sta vivendo nel mondo dei media. Ecco, dunque, la nuova Tv che si affaccia: il tradizionale televisore di casa si trasforma in un centro multimediale on line, in grado di offrire una pluralità di servizi e contenuti digitali utilizzando un solo telecomando. Così Telecom Italia spera di creare un volano efficace per la diffusione di Internet in Italia e per raggiungere l’obiettivo - delineato dall’Amministratore Delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè - di portare gli utenti da 12 milioni a 20 milioni, recuperando con la nuova Tv gli 8 milioni di linee abilitate a Internet a banda larga che non sono utilizzate”.