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Tecnologie in calo dell’11% Samsung mobile ai primi posti

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di FORTUNATO PINTO -

In Italia il mercato dei prodotti tecnologici è in calo dell’11,7%, lo riporta l’ultimo report di GfK Retail and Technology Italia. La vendita di piccoli elettrodomestici e accessori per la casa è al -5,6%, i prodotti informatici al -9,7%, gli oggetti per ufficio al -11,4%. Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici le vendite sono al -13,7%, per la fotografia al -20,2% e l’elettronica di consumo si ferma al -25,1%. L’unico settore in cui è stato rilevato un incremento delle vendite è quello della telefonia: rispetto al trimestre dell’anno precedente infatti si è avuto un tasso di vendite del 7,3%. Questo incremento nel settore è un dato già testimoniato da Gartner nel report pubblicato nella metà di maggio, sono infatti oltre 560 milioni le unità vendute nel mondo nel primo trimestre del 2012 rispetto ai 520 milioni del rispettivo trimestre del 2011.

La telefonia mobile, dunque, è l’unico mercato che continua a crescere ma anche all’interno dello stesso c’è una flessione che vede la vendita dei telefoni cellulari di vecchia generazione con un calo del 2%. Per la prima volta dal 2009 Gartner riporta un dato negativo nelle vendita di questi dispositivi, mentre a fare da traino al settore sono gli smartphone che crescono in unità di vendita e diffusione, infatti se nel primo trimestre del 2011 erano circa cento milioni le unità vendute, nel 2012 si è superata tale soglia assestandosi sotto i centocinquanta milioni di unità nel mondo. Questo trimestre è di particolare interesse, e probabilmente sarà ricordato nella storia del mercato della telefonia, perché per la prima volta dal 1998 la Nokia perde il primo posto di venditore di telefoni cellulari. Samsung si è attestata il 20,7% del mercato mentre Nokia si è fermata al 19,8%. Anche nel campo degli smartphone Samsung primeggia, al suo seguito Apple che è seconda nella classifica delle vendite di smartphone e terza in quella generale con una percentuale di mercato del 7,9% e 33 milioni di unità vendute.

Gli smartphone diventano sempre più il futuro del mobile, conquistando fette di mercato sempre più larghe, soprattuto per le loro potenzialità quali le applicazioni, i collegamenti GPS e fotocamere ad alta risoluzione. Secondo HighTable, sito start up per professionisti, entro il 2015 oltre 2 miliardi di consumatori utilizzeranno uno smartphone, il mercato dell’advertising su dispositivi mobili crescerà contemporaneamente e nello stesso anno ci si aspetta un aumento degli investimenti che raggiungerà un mercato di quasi cinque miliardi di dollari.
L’usabilità e la comodità degli smartphone sono i principali promotori della loro diffusione, secondo HighTable quasi un terzo dei consumatori già effettua acquisti tramite smartphone, un numero destinato a crescere anche grazie alla diffusione dei Qr Code che realizzano il contatto tra vita virtuale e reale.

Di seguito riportata una infografica creata da HighTable.

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Fortunato Pinto

media2000@tin.it

MPEG celebra la sua influenza nell’evoluzione dei media

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di ISABELLA CHIARIGLIONE -

Si è appena concluso il 100esimo Meeting del Moving Picture Experts Group (MPEG), che ha celebrato in questa occasione l’importanza del suo ruolo nell’evoluzione del mondo digitale da un’epoca multimediale per pochi, a un’epoca multimediale per tutti.
MPEG è un gruppo di lavoro incaricato dello sviluppo di standard internazionali per la compressione, decompressione, elaborazione e rappresentazione codificata di audio ed immagini in movimento, ed è vincitore dell’Emmy Award. Nei 25 anni di attività, ha sviluppato l’MP3, l’MPEG-2, l’MPEG-4, e una serie di altri standard digitali che hanno arricchito il modo in cui gli esseri umani interagiscono con i media.
I media digitali sono oggi parte integrante di miliardi di vite, rendendole più interconnesse e sociali. Gli standard MPEG hanno facilitato la rivoluzione nel modo in cui i media vengono creati, distribuiti e consumati con ramificazioni profonde nel settore dell’industria, nella società e nella cultura umana.
Nel suo 100esimo Meeting, MPEG ha rinnovato la ricetta vincente utilizzata dal comitato durante gli incontri: un forum attivo e collaborativo dove gli esperti del settore mettono a disposizione le proprie competenze tecnologiche per sviluppare nuovi standard internazionali, premiati dallo sviluppo di eccellenti tecnologie che estendono e migliorano il mondo dei digital media.

Il 2 maggio 2012 MPEG ha commemorato la pietra miliare di 100 incontri con una serata di gala, che ha visto riuniti i leader dalla International Organization for Standardization (ISO), dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC), l’International Telecommunication Union (ITU), e la World Intellectual Property Organization (WIPO).
Tutti i presenti hanno onorato i 25 anni di collaborazione verso l’obiettivo comune di accrescere e migliorare il mondo delle tecnologie multimediali.
I relatori dell’MPEG 100 Event sono stati: Leonardo Chiariglione, Presidente di MPEG, Rob Steele, segretario generale ISO, Kitzantides Frank, ex presidente del consiglio di amministrazione dello IEC, Malcolm Johnson, direttore della ITU, Francis Gurry, Direttore Generale della WIPO, Karen Higginbottom, presidente dell’ISO / IEC Joint Technical Committee e Kohtaro Asai, presidente dell’ISO / IEC JTC1/Subcommittee 29.
Altri ospiti illustri sono stati: Simão Campos Neto, Consigliere ITU-T, e Henry Cuschieri, Funzionario ISO.

Durante il 100esimo Meeting MPEG, si è discusso a proposito del formato ARAF (Augmented Reality Application Format), un nuovo formato per la realtà aumentata che migliorerà la percezione delle scene interattive 2D/3D, anche grazie ai sensori e attuatori integrati nel terminale di utilizzo.
Il formato è stato promosso al Comitato di Progetto MPEG, ed è già stata redatta una relazione tecnica volta ad approfondirne gli scenari di utilizzo.

La seconda novità che emerge dal 100esimo Meeting MPEG è uno standard per il video in grado di garantire una maggior efficienza dei flussi di trasmissione, una miglior robustezza agli errori e tempi di elaborazione minori rispetto a quelli attuali. Lo standard, chiamato HEVC (Video Coding High Efficiency), sarà associato ai Sistemi MPEG-2 largamente usati per la trasmissione, e allo standard AVC, e consentirà di migliorare l’esperienza di fruizione video dal lato utente, offrendo risoluzione video e qualità dell’immagine ottimale.
HEVC sarà utilizzato nella prossima generazione di schermi HDTV e sistemi di acquisizione dei contenuti. Lo stato finale del progetto è previsto per l’inizio 2013 e le specifiche per HEVC sono regolate per un utilizzo dello standard a livello internazionale.

A questo link troverete un video prodotto da Samsung con la storia di MPEG, realizzato in occasione del 100esimo Meeting.

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MPEG esplora nuove opportunità per soddisfare le esigenze del settore dei media digitali. Il gruppo si riunisce in media quattro volte l’anno; i meeting comprendono le riunioni dei sottogruppi suddivisi in Requisiti, Sistemi, Video, Audio e Grafica 3D e le riunioni plenarie per la discussione collaborativa e di confronto. La partecipazione è aperta a esperti accreditati da un apposito Organismo di Standardizzazione Nazionale. I meeting MPEG sono mediamente frequentati da oltre 300 esperti provenienti da circa 20 paesi, che rappresentano oltre 200 aziende dei settori audio digitale, video e multimediale. La prossima riunione si terrà a Stoccolma, dal 16 al 20 luglio 2012. Sul sito MPEG sono riportate le date dei successivi meeting.
Per seguire gli sviluppi MPEG, visita questa pagina.
Gli esperti che hanno contribuito nel passato e nel presente, hanno redatto una serie di tutorial e documenti che spiegano la visione di ogni singolo standard prodotto. Il repository sta crescendo ad ogni incontro, potete approfondire il lavoro di MPEG al seguente indirizzo: http://mpeg.chiariglione.org/technologies.php

Isabella Chiariglione

media2000@tin.it

Inseguir virtute e conoscenza…Nicolais al CNR

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Una persona giusta al posto giusto, Nicolais  è il nuovo Presidente del CNR.  Era il dicembre 2006 quando lo ho intervistato per la prima volta,  allora era  Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione. L’articolo iniziava così: Inseguir virtute e conoscenza… Un compito che forse è stato meno arduo per Ulisse nonostante le Sirene! Credo vada bene anche oggi per l’uomo che lascia la politica e si dedica completamente al mondo della ricerca.
In quell’intervista parlavamo dell’anno che arrivava il 2007, parlavamo dei cambiamenti, base necessaria di ogni processo evolutivo, parlavamo di Mezzogiorno e di e-democracy.
E’ passato un lustro, cinque anni e con l’amico di sempre Media Duemila approfondirà ogni dettaglio legato alla ricerca, soprattutto  alla  necessità di fare cultura per promuovere ricerca e innovazione, elementi determinanti per la crescita del nostro Paese.
Nicolais dice che in Italia si parlano poco le lingue, è per questo che non ospitiamo studenti stranieri, siamo poco internazionali e che del CNR vuol fare un modello di amministrazione moderna. Contiamo sulla sua esperienza di ricercatore, politico ed innovatore .
Sul prossimo numero della rivista cartacea l’intervista completa.

PlayStation Vita: Sony alla ribalta con la social console

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di MARIATERESA CALIENDO -

La nuova console portatile di Sony debutta anche in Italia, rilanciando l’avventura della casa nipponica in un settore che nell’ultimo periodo ha agguerriti concorrenti: gli smartphone. Annunciata il 27 gennaio 2011 con il nome provvisorio di Next Generation Portable (NGP), ufficializzato poi in “PlayStation Vita” nel corso dell’ultimo E3, la nuova console portatile Sony succede di fatto a PSP e nasce con le medesime prerogative: tecnologia all’avanguardia, schermo di alta qualità e la capacità di offrire un’esperienza simile a quella di PlayStation 3, ma in ambito mobile.
La PlayStation Vita è disponibile nei negozi italiani dal 22 febbraio. Il lancio europeo è avvenuto in concomitanza con quello americano, mentre in Giappone è già disponibile dal 17 dicembre.
La console portatile è dotata di processore quad core ARM Cortex-A9 MPCore e da una GPU anch’essa quad core, l’SGX543MP4+, coadiuvati da 512 MB di RAM e 128 MB di VRAM. Caratteristiche che rendono PlayStation Vita capace, fra le altre cose, di offrire feature come la chat vocale cross-game. A spiccare sono però i molteplici dispositivi di input e le relative potenzialità in ambito ludico: il touch screen OLED capacitivo da 5 pollici (con risoluzione 960 x 544 pixel), il touch pad posteriore, il giroscopio e l’accelerometro integrati.
Le applicazioni per la realtà aumentata caratterizzano la console portatile Sony, due le fotocamere integrate, con risoluzione 640 x 480 pixel. Alcuni titoli, come Reality Fighters, basano il proprio appeal proprio su questo genere di feature: permettono di controllare un personaggio uguale al giocatore, grazie alle riprese effettuate con la fotocamera.
Altra caratteristica importante è quella di acquistare una versione della console dotata, oltre della connettività Wi-Fi, anche di un modulo 3G per la connessione dati su rete cellulare. Quest’ultima può essere utilizzata per fruire dell’accesso a Internet in mobilità grazie all’accordo esclusivo sottoscritto da Sony e Vodafone.
La connessione dati mobile garantisce l’accesso ai Trofei, ai feed, alle novità della LiveArea, ai messaggi di testo di Party e ad applicazioni come Skype, Facebook, Twitter e Foursquare. La versione 3G di PlayStation Vita include anche un modulo GPS per la localizzazione satellitare, molto utile per le funzionalità Near.
Near è un’applicazione  social che permette di geolocalizzarsi in determinati luoghi e lasciarvi oggetti in-game che altri possessori della console troveranno e raccoglieranno. Le funzionalità di Near si estendono anche alle sessioni multiplayer online, dalle gare vere e proprie alla condivisione di contenuti, passando per una sezione dedicata alle statistiche in cui possiamo controllare quali sono i titoli preferiti dai nostri amici. LiveArea è lo spazio in cui vengono aggregate le notizie relative ai nuovi giochi di Sony e di terze parti, nonché il luogo virtuale da cui accedere alla lista amici, aggiornata con i Trofei e con la possibilità di comunicare in tempo reale con gli utenti che si trovano online in quel momento. Party include invece le funzionalità di chat vocale e testuale cross-game, ovvero funziona indipendentemente dal gioco o dall’applicazione che stiamo utilizzando. Due utenti che comunicano attraverso Party possono decidere, ad esempio, di mettere su lo stesso gioco e sfidarsi in multiplayer.
PlayStation Vita include le applicazioni Welcome Park, Near, Party, Trofei, Amici, PlayStation Store, Remote Play, Video Player, Music Player, Foto e Video, Messaggi di Gruppo e Content Manager.

Mariateresa Caliendo

media2000@tin.it

Perché la tecnologia ci rende umani. La carne nelle sue riscritture sintetiche e digitali

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Le tecnologie estetiche, biomediche e digitali sembrano trasfigurare il corpo come mai in altre epoche: cos’è dunque diventata la carne oggi? Di quali emozioni e passioni è capace, quali diritti può ancora esercitare? Ma poi, si può ancora parlare di “umano”?

Ha ancora senso distinguere tra naturale e artificiale? Moriggi e Nicoletti dialogano su questioni che da sempre scandiscono la storia dell’uomo, ma che oggi devono essere nuovamente decifrate. Dalle nuove reliquie “sintetiche”, ritoccate al silicone come nel caso di Padre Pio, alle immagini digitali della salma di papa Wojtyla, dalla diffusione delle protesi fisiche e di quelle emozionali, passando per cyberbadanti, hikikomori e bambole sessuali: è proprio nelle pieghe della tecnologia che gli autori trovano la chiave per riabilitare la dimensione “carnale”, per molti destinata o condannata a trasfigurarsi in post-umano.

“La tecnologia ci ha reso e ci rende umani nei modi in cui ha consentito e consente connessioni e interazioni sempre più complesse, †afferma Stefano Moriggi.

Autori.

Stefano Moriggi è nato nel 1972, è un  filosofo della scienza, tra i più brillanti della sua generazione. Ha insegnato nelle università di Milano, Brescia, Parma e alla European School of  Molecular Medicine (Semm). Membro della International School for the Promotion of Science, attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università degli Studi di Bergamo e l’Università di Milano Bicocca.

Gianluca Nicoletti nasce a Perugia, nel 1954. E’ un giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo italiano, attualmente speaker di Radio 24 ed editorialista de La Stampa, Marie Claire e Wired

La vita senza più privacy, un futuro self control!

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Il muro dell’oscurità è caduto con Internet. Siamo nudi, trasparenti .

Il grande educatore oggi è Twitter. Il punto di maturazione cambia le relazioni di potere tra la gente ed il governo, tra alunni e professori come abbiamo visto nelle ultime rivoluzioni , sostiene Derrick de Kerckhove.

L’autorganizzazione della risoluzione dei conflitti è la vera maturazione del nostro essere politico, sociale ed educazionale, che non è ovviamente ancora arrivato. Il futuro è del controllo sociale: self control. Bisogna cominciare dalla scuola, dalle nuove generazioni non per imporre ma per crescere insieme in un mondo nuovo ecco il perché del primo appuntamento organizzato a Pompei grazie alla lungimiranza dell’assessore all’Innovazione e del Sindaco. “McLuhan incontra Pompei: scrivere al tempo dei Social Network. Dai graffiti pompeiani alla Realtà Aumentata †non un convegno ma un laboratorio di crescita tecnologica, sociale e politica. Infatti la città ospiterà il primo Atelier di Intelligenza connettiva dedicato alla politica per i giovani della città. Ciascuno di noi ha un potere di pressione, noi di Media Duemila lo esercitiamo promuovendo cultura e seguendo la nascita di una nuova forma di opinione pubblica globale.

Rapporti di forza Cina-Usa: lo scontro sarà sulle tecnologie

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DI         MOLLY         MOORE   

La ricerca di fonti di approvvigionamento energetico rappresenta certamente un faro per le scelte di politica estera cinese. Ma la “battaglia†tra il colosso orientale in frenetica ascesa e gli Stati Uniti, che difendono il loro primato mondiale, si consumerà sul terreno delle tecnologie. Ne è convinto Charles Freeman del Center for Strategic and International Studies, profondo conoscitore delle relazioni tra Pechino e Washington. “Ci sono parecchie persone che lavorano con attenzione per mantenere buoni rapporti†tra le due potenze, spiega ad Oil Freeman, ma non è necessariamente nel DNA delle due potenze mantenerli tali.

 

È il Paese più popoloso del mondo e il secondo maggior consumatore di petrolio dopo gli Stati Uniti. Con un prodotto interno lordo che cresce fino al 10% l’anno, alcuni analisti prevedono che il fabbisogno energetico della Cina aumenterà del 150% entro il 2020. Dove si rivolgerà la Cina per soddisfare tale domanda?


Il cinesi sono passati ad un’economia maggiormente basata sui consumi interni e quando si ha un mercato sviluppato quanto quello delle auto in Cina lo si vuole mantenere. Il problema però è dove andare a prendere il petrolio. Per loro è un vero rompicapo. Hanno provato a sviluppare l’industria delle automobili elettriche. Se c’è un Paese che potrebbe farlo per decreto, quello è probabilmente la Cina. Allo stesso tempo però non hanno la tecnologia. Rimane il carbone. È prevedibile che il carbone sarà la principale fonte di energia del futuro.

La politica estera della Cina quanto viene guidata dalla ricerca di potenziali fonti di energia?


La Cina ha una politica ben strutturata e orientata a interessi specifici; una politica che risponde a due criteri fondamentali: “influisce sugli approcci globali alla sovranità nazionale? Contribuisce allo sviluppo economico interno della Cina?â€. Per quanto riguarda l’aspetto energetico, la Cina in politica estera si è decisamente impegnata in Paesi come Libia e Iran tenendo ben presente i propri interessi a lungo termine. Questo è il nocciolo della questione.

In che misura ciò rappresenta una spina nel fianco dei rapporti della Cina con gli Stati Uniti?

La questione è arrivata veramente alla stretta finale. La Cina ha approvato con riluttanza le sanzioni all’Iran. Gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sulla Cina non solo affinché si attenesse alle sanzioni letteralmente, ma anche per impedire qualsiasi nuovo investimento cinese in Iran. Naturalmente i cinesi hanno detto “no†per proteggere i loro capitali azionari. Per la stessa ragione, non c’è stato nessun nuovo investimento cinese in Iran nel settore dell’energia da quando gli Stati Uniti hanno fatto tale richiesta. Pechino sembra riconoscere l’importanza dei suoi rapporti con gli Stati Uniti, anche se non è disposta ad ammetterla apertamente. Ad ogni modo la Cina importa ancora molto di più dall’Arabia Saudita e dall’Angola che dall’Iran. L’Iran per la Cina non rappresenta tanto una fonte attuale quanto una fonte potenziale di energia.

Tra Cina e Stati Uniti, chi vincerà la gara per l’influenza nel Medio Oriente negli anni a venire?

La domanda non è da poco. Anche se a livello politico e a livello pubblico le classi dirigenti cinesi guardano allo sviluppo del petrolio e del gas come a un gioco a somma zero - vale a dire che le aziende cinesi sono agenti che servono unicamente a soddisfare le esigenze e le richieste dei consumatori cinesi - nel settore dell’energia la Cina ha preso parte al gioco delle materie prime come ogni altro Paese. Ha riconosciuto cioè che nuove fonti di approvvigionamento alimentano un mercato generale, piuttosto che soddisfare le sole esigenze della Cina o di chiunque altro.

Alcune critiche attribuiscono l’aumento del prezzo del petrolio, che si è verificato a livello mondiale negli ultimi anni, alla crescente domanda di prodotti petroliferi da parte della Cina. È giusto biasimare la Cina per questo?

La domanda della Cina sta certamente crescendo e metterà sicuramente sotto pressione tutti i mercati. Non so se biasimare sia un concetto applicabile in questo caso. Il cinese medio consuma molta meno energia del suo omologo occidentale, inclusi i nostri “virtuosi†amici europei. Non sono sicuro che si possa esprimere un giudizio morale sul fatto che l’aumento dell’uso di energia sia giusto o meno. Un grandissimo numero di aziende automobiliste americane sta facendo moltissimi affari in Cina vendendo in quel mercato.

In quale campo pensa che avverranno le maggiori frizioni tra i due giganti per conquistare influenza e quote di mercato nei prossimi anni?

Gli scontri maggiori saranno quelli sulle questioni tecnologiche. Cosa stabiliscono gli standard globali per la tecnologia, in cosa consisterà la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, in che misura la Cina favorirà le politiche nazionaliste che incoraggiano la tecnologia interna a spese della tecnologia estera. Tutto questo sarà oggetto di grande contesa.

In campo energetico dove avverranno gli scontri maggiori?

L’emergere della Cina quale principale consumatore di petrolio è certamente un campanello di allarme. La domanda di energia sta aumentando ma l’offerta non tiene il passo. Però non penso che Washington e Pechino abbiano avuto contrasti sull’approvvigionamento dell’energia. Non c’è quel genere di conflitto che alcuni potrebbero pensare.

La Cina si è posta alcuni ambiziosi obiettivi per ridurre la sua produzione di anidride carbonica e utilizzare maggiormente le fonti di energia rinnovabile. Sono aspirazioni fattibili in vista della sua crescita economica?

Mai dire mai. Si tratta del Paese che ha sfidato tutto ciò che si riteneva impossibile nel passato. Per loro sarà molto difficile raggiungere questi obiettivi. Fanno affidamento sui progressi tecnologici che ridurranno l’uso dell’energia nel tempo. A breve termine la questione non esiste perché la Cina è uno dei Paesi meno efficienti al mondo a livello energetico e uno dei Paesi al mondo a più intenso consumo energetico, anche se ciò non ha senso a livello economico. Incrementare l’efficienza e ridurre l’intensità d’uso dell’energia nella produzione può essere una strada lunga per ridurre la domanda complessiva.
Ma a un certo punto si dovrà fare i conti con la realtà di uno sviluppo tecnologico più lento. A un certo punto la gente preferirà imbrogliare piuttosto che pagare i costi più elevati associati alla salvaguardia dell’ambiente. Non sono del tutto sicuro che non riusciranno a raggiungere i loro obiettivi, ma sono scettico.

Perché è uno dei Paesi meno efficienti a livello energetico nel mondo?

Molta della loro produzione è stata fatta al volo, in modo molto economico, senza tener conto dell’energia usata. Gran parte del consumo proviene da carbone sporco bruciato eccessivamente. Stanno andando verso impianti più efficienti, in particolare nel campo dell’acciaio e di altre produzioni. D’altra parte, fino a un paio d’anni fa, l’uso cinese dell’energia nella produzione era molto intenso, cosa che non ha senso. La Cina è povera di risorse e ricca di manodopera, il che significa che ha molta forza lavoro disponibile. Quando l’uso intenso dell’energia e la bassa occupazione nella produzione costituiscono una grossa fonte di crescita dell’economia, c’è qualcosa di molto sbagliato. Hanno iniziato a correggere un po’ la rotta e si stanno muovendo nella direzione giusta.

Qual è la più grande sfida che la Cina deve affrontare per tenere a bada il consumo energetico nei prossimi anni?

La loro più grande sfida è la riluttanza locale. Sappiamo che vogliono che il 20 percento dell’energia complessiva provenga dalle fonti alternative e stanno chiedendo di installare depuratori in ogni acciaieria. Ma alla fine dei conti, i funzionari locali sono più interessati a una crescita maggiore e più veloce che non a una crescita attenta e efficiente a livello energetico. La più grande sfida energetica probabilmente è mettere in riga questi funzionari.

La Cina sta sorpassando gli Stati Uniti nello sviluppo delle energie alternative come quella solare ed eolica?

I cinesi hanno scelto di farne una questione di politica nazionale. Uno dei motivi per cui hanno sorpassato gli Stati Uniti, in particolare nell’energia eolica, è che, negli USA, il calo del prezzo del gas naturale, concorrente dell’energia eolica, ha reso comparativamente troppo costose le nuove turbine eoliche, che quindi non vengono più installate. Il governo cinese ha deciso di forzare lo sviluppo dell’energia eolica come linea politica e di pagare di più per tale privilegio. La politica sull’energia eolica avrà successo, indipendentemente dal fatto che si tratti o no di una politica energetica di successo.

Due anni fa ai negoziati delle Nazioni Unite a Copenaghen sul clima, la Cina era vista dall’Occidente come il “cattivo†della conferenza. A Cancùn sembrò che fossero disposti a essere più flessibili. È veramente così?

La Cina tratta i negoziati sul clima in linea generale come uno sforzo per gestire politicamente i propri interessi, in modo che il sistema globale non emani leggi contro la flessibilità cinese. Se questo è il loro interesse principale e il loro obiettivo principale, avere l’appoggio dei cinesi in un qualsiasi grande disegno generale sarà probabilmente molto difficile.

A inizio maggio gli Stati Uniti e la Cina hanno avuto l’ultima serie di dialoghi in un incontro al vertice a Washington. Qual è stato il risultato di tali discussioni?

Sono poco interessato ai singoli risultati o traguardi tangibili. Non penso che questo sia il nocciolo della discussione. È utopistico pensare che i colloqui avrebbero prodotto grandi benefici o che i cinesi avrebbero fatto concessioni su una questione specifica o su un’altra.

Guardando al quadro generale, come vede i loro rapporti da qui a cinque anni?

A Pechino ci sarà un nuovo Presidente e chissà cosa succederà qui in America, quindi è difficile fare previsioni precise. Penso che la maggior parte dei cinesi le direbbe che da qui a cinque anni la Cina avrà raggiunto una sorta di parità con gli Stati Uniti come potenza economica a livello globale. La questione è se, quando il loro peso a livello globale sarà aumentato, i cinesi saranno disposti a usare tale responsabilità entro i limiti stabiliti dagli Stati Uniti o se, dove i reciproci interessi non sono palesemente allineati, intenderanno sfidarci più direttamente. La mia sensazione istintiva è che ci sono parecchie persone che lavorano con attenzione per mantenere buoni rapporti, ma non è necessariamente nel nostro DNA mantenerli tali. Perciò si vedrà.

Molly Moore

 

 

Renee Carmichael (Furtherfield.org) intervista il nostro Uomo Elettronico

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“The Electronic Man: A Global Performance”. È questo il titolo dell’intervista pubblicata da Furtherfield.org, storico network internazionale UK based che da oltre 20 anni si occupa di arte e attivismo politico-tecnologico.

 

Renee Carmichael, autrice dell’intervista sostiene nell’introduzione:

Questa performance globale in tempo reale riguarda gli esperimenti concettuali di remix della realtà, creando nuove esperienze sensuali grazie alla tecnologia. [...] Abbiamo discusso idee e intenzioni degli autori sul modo di concepire e realizzare la performance e l’uso della tecnologia, e come i loro metodi coinvolgano l’antropologia e la biologia“.

 

L’intervista è integralmente disponibile a questo link:
http://www.furtherfield.org/features/interviews/electronic-man-global-performance

 

ABOUT Furtherfield.org
Furtherfield - online arts community, platforms for creating, viewing, discussing and learning about experimental practices at the intersections of art, technology and social change
http://www.furtherfield.org/

 

ABOUT Renee Carmichael
Renee graduated from Goldsmiths with a Masters in Interactive Media: Critical Theory and Practice. Her most recent work arose from working with Obsessive Compulsive Disorder (OCD) support groups to interpret their perception of objects within the home alongside theories of discreteness and technology. She is currently interested in exploring relationships between food, data and technology.

 

Salvatore Iaconesi e Oriana Persico
www.fakepress.it
www.artisopensource.net
www.angel-f.it

Gianfranco Fini: “Pluralismo e scelte coraggiose degli editori per la vera svolta digitaleâ€

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Pubblichiamo l’intervento di Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei deputati, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

 

La Camera dei deputati è lieta di ospitare, per la quarta volta consecutiva dall’inizio della legislatura, la presentazione della Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che cade, anche quest’anno, in un momento particolarmente delicato per la vita economica e sociale del Paese.

L’occasione di oggi è propizia, in particolare, per fare il punto sullo stato di salute in cui versa in Italia l’intero sistema dei media le cui prospettive di crescita e di sviluppo tecnologico sono intrinsecamente correlate all’effettivo esplicarsi di un mercato aperto e concorrenziale.

Maggiore concorrenzialità in questo settore vuol dire soprattutto maggiore contendibilità delle risorse, in primis di quelle pubblicitarie; vuol dire, in altri termini, “ossigeno” per i media tradizionali, a cominciare dalla radio e dalla carta stampata, e per quelli che si affacciano per la prima volta sul mercato.

A questo riguardo, il salto tecnologico e la sfida digitale costituiscono un’occasione storica che non va sciupata, anche perché abbiamo una disponibilità di contenuti senza precedenti rispetto al passato ed una maggiore ricchezza di risorse trasmissive.

Ciò, tuttavia, non significa che la tecnologia sia portatrice, di per sé, di soluzioni autonome. Serve - come le istituzioni europee ci ricordano - un governo pubblico della risorsa frequenziale che guardi agli interessi complessivi del sistema.

In questo senso, ritengo che sia davvero apprezzabile che siano stati definiti il calendario e le regole di massima per la gara per l’assegnazione delle frequenze ad uso della banda larga mobile ed è positivo che queste regole si fondino su una competizione aperta e trasparente in grado di assicurare allo Stato anche la giusta remunerazione per la cessione dei diritti d’uso.

Occorre, infatti, che la parte più significativa di queste risorse torni al “sistema-Paese” sotto forma di politiche di investimento a beneficio della infrastrutturazione a banda larga.

Le risorse spettrali sono un bene pubblico essenziale e, a tale proposito, ritengo fondate le ragioni di chi osserva che l’accesso all’asset frequenziale deve essere assicurato nel rigoroso rispetto dei principi di sostanziale parità di condizioni e di neutralità tecnologica di cui lo Stato deve farsi garante.

La scelta del cosiddetto “beauty contest” per la prossima assegnazione di sei frequenze televisive, via etere terrestre in tecnologia digitale, è ormai una scelta compiuta.

Ora dobbiamo solo attendere che la selezione consegua gli effetti sperati in termini di effettiva apertura del mercato televisivo a nuovi operatori di rete e di nuove opportunità di sviluppo del settore nel suo complesso.

In prospettiva, occorrerà porsi il problema della giusta valorizzazione pubblica delle risorse frequenziali televisive, attraverso un adeguamento economico dei canoni.

Lo Stato deve sempre perseguire il massimo di beneficio pubblico dalla cessione dei diritti d’uso sia che si tratti della concessione delle spiagge o che si tratti della cessione dell’etere.

Politiche virtuose di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell’economia passano anche attraverso scelte credibili e neutrali di valorizzazione degli asset statali essenziali concessi in uso a soggetti privati.

A proposito di “grandi politiche pubbliche”, diviene sempre più urgente la definizione di un’univoca scelta di politica industriale sul tema dell’infrastrutturazione tecnologica del Paese con una rete fissa a banda larga ed ultralarga che risponda, per estensione, alla domanda crescente di connettività e di servizi che il mondo delle imprese, della pubblica amministrazione e i cittadini nel loro complesso richiedono.

Le istituzioni europee hanno da tempo tracciato il percorso e fissato obiettivi ambiziosi. In Italia, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha dato un contributo essenziale in tal senso e, da questo punto di vista, è, ritengo, condivisibile l’approccio teorico più volte enunciato dal Presidente Calabrò sul cosiddetto progetto di “fiber nation“, ossia su un disegno ed una strategia organica per la rete fissa di nuova generazione che eviti il rischio della moltiplicazione di iniziative locali in assenza di un preciso piano nazionale.

A tale riguardo, tutti i più recenti documenti dell’Autorità ci ricordano che non servono costose duplicazioni di infrastrutture civili, mentre occorre ricercare un equo contemperamento tra il riconoscimento di un adeguato premio di rischio per il capitale impiegato da parte del soggetto che assumerà gli oneri di investimento maggiori nella costruzione della rete di nuova generazione e la garanzia di regole ed assetti concorrenziali idonei ad assicurare il corretto equilibrio tra l’operatore proprietario dell’infrastruttura e gli altri operatori che su quella stessa struttura intendono fornire servizi agli utenti finali.

Sono sfide di grande complessità, dal cui esito dipenderanno in larga misura la tenuta economica del Paese, la sua capacità di competere a livello globale, la possibilità di dotare il sistema delle imprese e la pubblica amministrazione di quel tasso di modernità ed efficienza che consentirà di assicurare ai cittadini servizi di qualità.

In questo contesto generale, c’è poi la sfida inedita che investe, in modo urgente, il comparto dell’informazione e della comunicazione su carta.

Il rivolgimento tecnologico, il processo di smaterializzazione dei supporti, la crescente offerta di contenuti digitali sono tutte grandi questioni che incidono sui destini dell’industria editoriale tradizionale e che la parte più forte e più strutturata del mercato già da tempo considera come una nuova opportunità di crescita.

I maggiori gruppi editoriali italiani, sul modello di quanto avviene in tutto il mondo, si preparano a competere nel nuovo contesto digitale. Molti quotidiani sono già sbarcati sul tablet e molte aziende si propongono di superare in positivo il conflitto dialettico inevitabile con i nuovi protagonisti della filiera digitale, provando a stringere accordi, promuovendo negoziazioni e, quando è necessario, richiamando le autorità pubbliche a vigilare sulle condotte anticoncorrenziali.

Il recente provvedimento su Google, adottato dall’Autorità garante della concorrenza, e propiziato da una giusta iniziativa della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), è un primo interessante segnale di come la tradizionale industria editoriale possa positivamente misurarsi con le opportunità offerte dal nuovo scenario tecnologico.

Su questo fronte occorre, tuttavia, una particolare attenzione, che conduca all’adozione di più efficaci strumenti legislativi per la tutela del diritto d’autore.

A tale riguardo, credo che bene stia facendo l’Autorità di garanzia per le comunicazioni a dotarsi di una prima regolamentazione della materia del diritto d’autore sulle reti digitali e bene farebbero il Governo e il Parlamento ad impegnarsi per mettere in campo un progetto organico di riforma del diritto d’autore, e dei diritti in generale, sulle reti di comunicazione elettronica. Deve comunque essere chiaro che, per quanto si riuscirà a fare, è impensabile che la rivoluzione digitale non imponga “dei prezzi da pagare”.

Non si sa, infatti, se le profezie di Philip Meyer si dimostreranno veritiere o se l’ultima copia cartacea del New York Times verrà davvero stampata nel 2043.

Si sa, però, che molti giornali, in svariate parti del mondo, dal Nord Europa agli USA, stanno scegliendo di abbandonare la carta e che la stessa industria mondiale della carta si interroga preoccupata sul futuro e, di conseguenza, sulla necessità di misurarsi con il fenomeno della smaterializzazione dei supporti, che ha già interessato e coinvolto altri comparti produttivi, come quello musicale e quello dell’home video.

La domanda, dunque, che tutti gli attori istituzionali - quindi anche il Parlamento - ed industriali del settore devono porsi è la seguente: possiamo davvero attendere che le cose facciano il loro corso o, invece, abbiamo il dovere di intervenire per guidare i processi e per accompagnare le naturali dinamiche di mercato con misure ed interventi idonei a ridurre i costi sociali della transizione, trasformando un processo inevitabile in una nuova opportunità di crescita economica e sociale?

Il problema degli editori non è tanto quello di “produrre” informazione, quanto quello di vendere informazione, ossia di continuare a fare il proprio mestiere anche nel caso in cui, in una prospettiva non lontana, il confronto competitivo, già oggi aspramente dialettico, dovesse spostarsi, in modo definitivo, sul versante dei nuovi portali dell’informazione digitale.

I grandi editori italiani possono giocare questa sfida, e, come ho ricordato, hanno cominciato a farlo; resta da affrontare il problema dell’immenso patrimonio informativo, di nicchia, locale, specialistico, di opinione e di tendenza in ordine al quale sarebbero auspicabili, nel breve-medio periodo, nuove politiche pubbliche in grado di far cessare, in modo progressivo, i contributi diretti e di accompagnare il processo di digitalizzazione e lo sbarco sul web con iniziative selettive finalizzate ad incentivare gli investimenti tecnologici.

Lo scorso anno avevo sottolineato che la svolta digitale - con tutto ciò che ne deriva in termini di nuovi modelli di consumo, nuovi target, nuove modalità di fruizione dei contenuti - richiede un approccio consapevole in ordine agli obiettivi che si devono perseguire: maggiore pluralismo, maggiori opportunità di scelta, maggiore efficienza allocativa.

Essa richiede, però, anche scelte coraggiose per evitare ogni inerzia ed ogni tentazione di arroccamento a difesa di antiche rendite di posizione, che non permetterebbero al “sistema-Paese” di competere adeguatamente nel circuito internazionale.

Comunicare e comunicazioni …

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Distribuire un Internet ed una rete cellulare “fantasma” affinché i dissidenti dei Paesi in cui le dittature non permettono il libero scambio di opinioni possano raggiungere il mondo aperto è l’obiettivo dell’amministrazione Obama, secondo quanto scrive il New York Times. Due milioni di investimenti per progetti con tecnologie sviluppate in Usa ed anche con strumenti creati da un movimento hackers che si chiama movimento per la liberazione delle tecnologie utili a pulire il mondo.

 

Pulire il mondo dunque da abusi e posizioni dominanti. A questo proposito un’altra notizia di apertura viene dal mondo Apple che “concede” agli editori di gestire i propri abbonamenti. La notizia è del blog MacRumors e fa ben sperare.

 

Comunicare dunque non è così semplice nemmeno nell’era dell’informazione. “Niente di più facile. Niente di più difficile” è l’ultima fatica letteraria di Gianni di Giovanni e Stefano Lucchini che impone riflessioni sul mondo di oggi. Il 12 luglio presso la Fieg di Roma lo presenteremo proponendo un dibattito aperto con Gianni di Giovanni. Un’occasione unica per  fare domande direttamente, senza filtri, ad un protagonista della comunicazione dei nostri giorni, in uno dei settori più importanti per la vita ed il futuro non solo del Paese ma di tutti noi.

 

Ai nostri amici Derrick de Kerckhove propone di inviarci un commento su uno di questi aforismi:

“Dopo aver letto un segreto, distruggi te stesso”.

“Nell’epoca dell’informazione istantanea ogni chiacchiera diventa  reale informazione”.

“Nell’era elettronica indosseremo tutta l’umanità quale estensione della nostra pelle”