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News a pagamento e notizie modulari secondo Sabadin

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di MARIA PIA ROSSIGNAUD -
Le notizie si pagano, dal New York Times al Washington Post, si apre la sfida al business digitale. Ne parliamo con Vittorio Sabadin, esperto e protagonista della grande mutazione nel mondo editoriale, autore di libri e protagonista del nuovo corso de “La Stampaâ€.

“E’ giusto pagare. Il New York Times con i suoi 500mila abbonamenti circa è già un caso di successo. Gli utenti pagano per contenuti di qualità, originali e  approfondimento.  Il New York Times ancora oggi impone l’agenda delle notizia in USAâ€.

Il Washington Post ha le stesse caratteristiche?

“Lo segue… Direi che è  al limite in questo emisfero intriso di originalità e professionalità. Faccio un esempio generico: nei momenti duri, di crisi, i tagli sono necessari in ogni impresa e redazione. Laddove le misure toccano il superfluo, non il cuore pulsante dell’azienda come nel caso del NYT, la qualità del prodotto non ne risente.  Non potrei dire altrettanto per il Washington Postâ€.

La soluzione di dar un certo numero di notizie gratis e per poi passare alla richiesta di una fee funziona?

“Penso proprio di sì, il lettore soddisfatto del prodotto desidera continuare a leggere, non può più fare a meno del prodotto. Possiamo fare un paragone con la tecnica del push, ci si abitua e poi mancaâ€.

La redazione dunque dovrà essere composta da persone di alto profilo…

“Per la redazione del futuro ho un’idea chiara: ci saranno i produttori di contenuto. Persone che inviano articoli modulari,  cioè, già pronti per l’uso in diverse piattaforme. Le prime tre righe adatte a Twitter, le prime 20 per un Social Network diverso, le prime 40 per tablet ed il testo completo per un giornale del tipo tradizionale o di approfondimentoâ€.

Maria Pia Rossignaud

media2000@tin.it

Addio al contante: gli italiani verso il Mobile Payment

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di LIVIA SERLUPI CRESCENZI - L’attaccamento degli italiani al contante comincia a vacillare. Nel 2012 quasi un miliardo di euro è stato pagato dagli italiani utilizzando il cellulare come strumento di attivazione del pagamento. Precisamente, l’ammontare dei pagamenti tramite cellulare a distanza (Mobile Remote Payment & Commerce) passa infatti da 700 milioni di euro nel 2011 a oltre 900 milioni di euro nel 2012, registrando una crescita del 30%. Di questi, ben 470 milioni di euro derivano dall’utilizzo del Mobile Payment per l’acquisto dei contenuti digitali per gli smartphone, in crescita del 15% rispetto al 2011: gli italiani abbandonano infatti l’acquisto di contenuti tramite SMS (in calo del 12%) ma si rivolgono agli appstore per effettuare acquisti di applicazioni, dato che registra una crescita del 20%, mentre l’acquisto di beni e servizi, il pagamento bollettini postali, parcheggi e autobus, cresce del 60% raggiungendo un valore di 310 milioni di euro. Dopo l’ampia diffusione degli smartphone, infatti oltre il 50% degli italiani ne sono dotati, nonsotante la limitata disponibilità di servizi per finalizzare gli acquisti, si sta finalmente affermando in Italia l’uso del Mobile Payment. I numeri riportati dalla recente ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment del Politecnico di Milano presentata nel capoluogo lombardo mostrano un mercato in forte crescita che prosegue il trend molto positivo già delineato nel 2011.

Alla base della diffusione del Mobile Payment in Italia ci sono tre fattori chiave: la crescita del 20% dei servizi che consentono di completare gli acquisti online attraverso il telefono cellulare, come il pagamento dei bollettini postali, del canone Rai ma anche dei parcheggi e delle corse degli autobus; la disponibilità della tecnologia che permette di usufruire di questi servizi trasformando il proprio cellulare in un bancomat, grazie all’intesa operativa raggiunta a ottobre dalle principali Telco italiane (Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Poste Mobile) sull’impiego della SIM NFC (Near Field Communication) ed infine una legislazione che incentiva l’uso dei pagamenti elettronici, tradottasi nei decreti “SalvaItalia†e “Sviluppo-bis†i quali hanno oltretutto l’obiettivo di rafforzare la lotta all’evasione e di ridurre l’utilizzo del contante.

Il Mobile si conferma così un canale ottimale per veicolare quegli acquisti dove è importante per i consumatori cogliere un’occasione essendo online in un preciso istante. Turismo e trasporti, coupon, aste e gruppi di acquisto sono i settori più attivi (86% del valore delle transazioni). E diversi negozianti stanno cogliendo a loro volta questa opportunità. Su un campione di oltre 200 tra i principali esercenti attivi nell’eCommerce, 1 esercente su 3 ha puntato anche sul canale Mobile (nel 2011 era 1 esercente su 5). Il 55% dei player attivi ha sviluppato sia l’App sia il Mobile site. Il pagamento diretto con cellulare a fronte di un servizio raggiunge, quindi, un valore pari a 130 dei 310 milioni di euro del Mobile Remote Payment & Commerce per beni e servizi. L’80% circa di questo importo è stato speso per acquistare ricariche telefoniche e pagare i bollettini, come ad esempio il canone Rai o i bollettini postali. Il restante 20% è stato utilizzato per pagare servizi soprattutto nell’ambito della mobilità, tra cui il pagamento della sosta, dei biglietti del trasporto pubblico locale, e di taxi, car&bike sharing e ztl. E proprio questo utilizzo può diventare la “killer application†in grado di diffondere il mobile payment. Si stima, infatti, che siano oltre 700.000 le ore di parcheggio pagate dagli italiani attraverso il cellulare, oltre 600.000 i biglietti di corsa semplice e qualche migliaio le ricariche degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale attivate da Mobile, mentre le corse di taxi pagate con cellulare sono quasi 10.000. Per un totale di oltre 1 milione di transazioni di piccolo importo. Gli ultimi 150 milioni di € del valore del mercato Mobile Remote Payment & Commerce, derivano dalle attività di Mobile Money Transfer, cresciute del 50% nel 2012: l’84% è rappresentato dall’acquisto di ricariche di carte prepagate, il 13% dal trasferimento di credito telefonico e solo il 3% da “vero e proprio” Mobile Money Transfer p2p. mobile-payment1 Fonte:  Osservatorio NFC & Mobile Payment del Politecnico di Milano, febbraio 2013 L’affermazione del pagamento tramite cellulare in Italia è però legata soprattutto all’opportunità di utilizzare lo smartphone come una carta di credito mediante l’impiego della SIM NFC e l’accordo firmato a ottobre 2012, dagli operatori telefonici nazionali ha permesso la realizzazione di una piattaforma comune dedicata al pagamento. Secondo la ricerca del Politecnico, a fine 2016, il numero di utenti che pagheranno mediante una soluzione di Mobile Proximity Payment, oscillerà tra 6,0 e 10,3 milioni di utenti, a fronte di un parco cellulari NFC medio che supera i 25 milioni di unità. Il numero degli esercenti dotati di POS NFC oscillerà tra 405.000 e 610.000, caso quest’ultimo che mantiene nel tempo dinamiche di crescita simili al 2013, già notevoli. In uno scenario possibile in cui gli attori sono convinti dell’investimento in questa nuova modalità di pagamento, il transato intercettato salirebbe a 10,8 miliardi di euro (+130%), di cui 4,3 miliardi di micro-pagamenti (+187%). Per un concreto sguardo al resto del mondo il Global Mobile Money Adoption Survey, rapporto pubblicato in occasione della conferenza di Barcellona - ha rivelato che i pagamenti mobili stanno rapidamente guadagnando terreno nei paesi in via di sviluppo. La maggior parte dei pagamenti dei clienti mobili registrati, circa 56,9 milioni, sono nell’Africa sub-sahariana, dove 34 dei 47 paesi hanno visto migliorare le proprie condizioni di vita, e dove il 37% delle 166 reti di operatori di telefonia mobile hanno implementato i servizi. A ciò si aggiunga che in Kenya, Madagascar, Tanzania e Uganda, ci sono più conti su mobile rispetto ai conti bancari e, in almeno 28 paesi africani, ci sono più agenti di vendita di conti mobili, 520.000, che sportelli bancari. In Europa la Commissione Europea si è mossa l’anno scorso per integrare ulteriormente tra i 27 paesi del mercato i pagamenti tramite carta di credito, internet e mobile e sopperire a una mancanza di concorrenza nel settore. Il Commissario al Mercato Interno Michel Barnier e il commissario alla concorrenza Joaquín Almunia, hanno pubblicato congiuntamente un documento di consultazione al fine di migliorare la trasparenza, l’innovazione e la sicurezza nel mercato unico. E non è mancato l’intervento della vice presidente della Commissione Europea e Responsabile per l’Agenda Digitale che ha dichiarato durante il recente Mobile World Congress di Barcellona che investirà 50 milioni di euro nello sviluppo della tecnologia del 5G wireless, il successore del 4G, come parte del “piano di azione per il wirelessâ€. I soldi andranno nella ricerca e sviluppo della tecnologia 5G. “voglio che l’industria europea diventi una pioniera nel 5G, basato sulla ricerca europea e su lavori ideati in Europaâ€. Tutto depone a favore di uno sviluppo sostenibile per semplificare e migliorare le nostre vite in rete.

Livia Serlupi Crescenzi media2000@tin.it

Videointervista a Edoardo Tognoni, sviluppatore I’m SPA

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Dal Mobile Word Congress Edoardo Tognoni, sviluppatore software per I’m Spa, presenta gli smart watch: prodotto made in Italy, che integra nell’orologjo email e agenda.

Videointervista a Antonio Di Martino

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Videofoniamo Italia, ne parliamo con l’assessore alla cultura di Vico Equense, Antonio di Martino

New New Media, la rivoluzione nel mondo delle comunicazioni

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di PAUL LEVINSON -

New New Media è un’istantanea e un’analisi della straordinaria rivoluzione nel mondo delle comunicazioni che ha pervaso tutti i livelli della società e che continua a verificarsi quasi ogni giorno. Abbiamo a disposizione nuovi strumenti, nuove piattaforme, nuovi dispositivi, nuovi software interconnessi con tutti gli aspetti della nostra quotidianità. Abbiamo dei New New Media.

Il Tea Party, la Primavera Araba e Occupy Wall Street sono stati resi possibili in un modo o nell’altro proprio dai New New Media e dalla loro possibilità di far diventare produttori di informazioni coloro che erano solo consumatori.

Il Presidente degli Stati Uniti e il Papa adesso “twittanoâ€, allo stesso modo in cui lo fa la persona che siede vicino a noi nel treno o che è in coda dietro di noi al supermercato. Quattro miliardi di video sono visti ogni giorno su YouTube e questi non riguardano solo Justin Bieber ma anche la famiglia della porta accanto; e se la famiglia in questione avesse avuto per caso un Charlie come quello del video “Mordimi Charlie†(un video di due divertenti fratellini britannici che ha spopolato sul Web e che continua a divertire milioni di utenti), il video del vicino sarebbe stato visto più di 427 milioni di volte dal momento in cui è stato caricato sul Web nel 2007. I New New Media conferiscono alla gente più potere in tutto, dalle cose più triviali a quelle più serie.

Il concetto di “New New Media†mi venne in mente per la prima volta alla fine dell’estate del 2007. In quei giorni ero responsabile del Dipartimento di Comunicazione e Studi sui Media presso l’Università di Fordham - dove ancora oggi amo insegnare - e mi colpì che i nostri corsi in “new mediaâ€, nonostante l’appellativo, erano basati su temi ormai obsoleti: come usare l’HTML, l’impatto generale del Web e delle e mail, e così proseguendo. Queste tematiche si potevano considerare “nuove†a metà degli anni ‘90. Invece, nell’estate del 2007, la maggior parte degli studenti e delle persone si entusiasmava parlando di blogging, Facebook e YouTube, e più di uno studente era solito loggarsi a un social medium durante le lezioni. Pensai così che sarebbe stato opportuno iniziare a tenere dei corsi in New New Media e il semestre seguente tenni un corso avanzato che esaminava la campagna presidenziale negli USA e come questa fosse stata fomentata dai blog, da Facebook e da YouTube.

New New Media più che social media.

I media che consentono ai consumatori di diventare produttori d’informazione sono senza dubbio media sociali e sono di gran lunga più interattivi dei media più vecchi e unidirezionali come la televisione. Twittiamo non solo per dire cosa facciamo e pensiamo ma anche in risposta ai tweet degli altri, indipendentemente se già conosciamo o no queste persone e se le conosciamo on line o di persona. Gli “amici†- sempre più digitali che in carne e ossa - rappresentano una delle caratteristiche primarie dei New New Media ma anche i media più vecchi - che siano semplicemente “nuovi†come Amazon e iTunes o semplicemente “vecchi†come la Tv e la radio o la stampa - possiedono delle componenti sociali rilevanti. La gente parla sempre dei libri che legge, della musica che ascolta, dei film e degli spettacoli televisivi che vede. Di sicuro tutto ciò viene fatto spesso completamente offline. Se queste non fossero componenti sociali dei vecchi media, perché esisterebbero i gruppi di lettura nelle librerie e le riunioni attorno alle macchine del caffè in cui si parla dei candidati politici visti in televisione? Persino conversare con un amico su cosa vedere in televisione o leggere sul giornale è un esempio delle qualità sociali intrinseche di tutti i media. In altre parole comunicare, persino il fatto di ricevere l’informazione in modo unidirezionale da una pagina o da uno schermo, significa socializzare. Così l’aspetto sociale dei New New Media, per quanto fondamentale e molto più evidente rispetto ai media più vecchi, non rappresenta una peculiarità essenziale dei New New Media al punto di legittimare l’uso intercambiabile delle espressioni “social media†e “New New Mediaâ€. Inoltre altri elementi primari tipici dei New New Media - per esempio l’idea del produttore che diventa consumatore - possono essere facilmente messi in pratica da una persona che lavora sola, e non in gruppo, e che scrive un post in un blog o registra un video.

Ricevere e consumare. E ora produrre.

Da quando l’uso degli smartphone e dei tablet è salito alle stelle, la capacità di scrivere, scattare foto e registrare video e di inviarli al mondo è letteralmente a portata di mano per tutti.

Nel 2009 Twitter e YouTube fecero da portavoce al mondo sull’opposizione iraniana ai risultati elettorali. Tre anni dopo, sebbene la Rivoluzione Verde in Iran non abbia ancora avuto esito, essa ha aperto la strada a movimenti come la Primavera Araba e Occupy Wall Street negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Queste sono tutte espressioni di democrazia diretta, una forma di governo che ebbe inizio nell’Atene dell’antica Grecia e che non si è vista in molti altri posti a partire da allora. Invece le società democratiche del mondo sono state democrazie indirette o rappresentative, con candidati eletti per esprimere in principio la volontà del popolo. Queste democrazie rappresentative sono state facilitate da quelli che oggi denominiamo “vecchi mediaâ€- prima di tutto la stampa e poi, nel ventesimo secolo, la radio e la televisione, i media della trasmissione broadcasting. In questi antichi media poche persone dall’alto - redattori, produttori o coloro comunemente noti come “gatekeeper†(letteralmente “guardianiâ€) nella teoria dei media - prendono tutte le decisioni sul tipo di informazione, di notizie, e di intrattenimento che deve comparire sulle pagine, sui canali e sugli schermi. Il loro pubblico - noi inclusi - può dunque ricevere e consumare informazione ma non pubblicarla.

Al contrario i media più recenti, quelli del ventunesimo secolo, consentono ai consumatori di produrre e disseminare l’informazione allo stesso modo in cui riescono a riceverla e a consumarla. Ma questo non vale per tutta l’informazione presente nel Web. Il sito del New York Times, per esempio, è soggetto al controllo editoriale allo stesso modo in cui lo è il giornale cartaceo. Anche Amazon e iTunes lavorano con gli editori per la maggior parte dei libri e della musica, non con i consumatori/clienti, sebbene la facilità con cui gli autori possano pubblicare direttamente un libro come edizione Kindle stia iniziando a cambiare tutto ciò. Ma su Facebook o Twitter, su YouTube o Google+, su Wikipedia o su un blog che chiunque può creare, il lettore e l’editore sono spesso la stessa persona - un consumatore/produttore che si può annoverare tra le tante centinaia di milioni presenti in tutto il mondo. Questa è la ragione per cui non definisco questi media semplicemente “new†ma “New New Mediaâ€, per distinguere tra la mancanza di potere che i nuovi media come Amazon, iTunes e il New York Times on line danno ai produttori e l’enorme potere che i “New New Media†includendo Facebook, Twitter, e YouTube, mettono nelle mani di chiunque.

Principi guida.

Il punto principale della mia ricerca sui New New Media verte su come il potenziamento di ciascuno come produttore e disseminatore d’informazione continui a cambiare il modo in cui tutti noi viviamo, lavoriamo e ci divertiamo. Tale cambiamento non concerne solo il mondo politico ma anche il modo in cui viviamo la nostra vita di tutti i giorni quando socializziamo con la gente - che ci “segue†in qualche modo su Facebook, Twitter, Foursquare - in tempo reale e ovunque noi e chiunque altro possa trovarsi. La nostra vita on line è ormai così profondamente integrata a quella offline che sicuramente ha sempre meno senso persino pensare di esprimersi in questi termini.

I principi guida dei New New Media, ovvero il comune denominatore di Facebook, Twitter, YouTube, Wikipedia, i blog e tutti gli altri media, fondamentalmente sono:

Ogni consumatore è un produttore: chiunque può pubblicare qualcosa su un blog o registrare un video istantaneamente. Inoltre creando un blog si ha la possibilità di modificare e rimuovere qualsiasi post, crearne di nuovi e decidere se consentire dei commenti o no - in altre parole nel suo blog il blogger ha tutti i poteri di un editore tradizionale.

Prendi quello che non paghi: i New New Media sono sempre gratis per il consumatore e a volte anche per il produttore. Amazon e iTunes, dunque, non sono un esempio di New New Media ma di new media perché i libri e altri articoli presenti in Amazon e le canzoni su iTunes sono in vendita. Al contrario, un video con una canzone presente sul New New medium YouTube è gratis.

Competitivi e mutualmente catalitici: i New New Media non solo competono l’uno con l’altro ma lavorano anche a beneficio l’uno dell’altro. L’uno supporta l’altro sebbene tutti competano nel calamitare la nostra attenzione. Inoltre i New New Media sono similarmente competitivi e sinergici ai media più vecchi.

Più che motori di ricerca ed e mail: Google, motori di ricerca simili e i sistemi di posta elettronica rappresentano il sistema nervoso del Web; non è possibile per gli utenti creare dalle basi o personalizzare questi sistemi allo stesso modo in cui i lettori possono essere scrittori ed editori su Wikipedia o possono decidere cosa mettere sulla loro Timeline di Facebook e decidere quali potenziali livelli di accesso garantire ai potenziali lettori di Facebook.

I New New Media sono essenzialmente fuori dal controllo dell’utente: appena un medium cambia un qualsiasi aspetto della sua interfaccia - come Facebook ha fatto diverse volte all’anno - diveniamo consapevoli del fatto che fondamentalmente non ne abbiamo il controllo e ci troviamo in una situazione spiacevole se non ci piace il cambiamento.

Se i nuovi media hanno potenziato l’informazione e le modalità di concepire i sistemi di comunicazione odierni, i New New Media ampliano ulteriormente le possibilità delle persone in tutti gli aspetti della vita quotidiana, banali e profondi, trasformandole nel vero tessuto informativo.

Paul Levinson (tradotto da Maria Luisa Malerba)

media2000@tin.it

Videointervista a Pino Ammendola

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Videofoniamo Italia, i giovani condividono il territorio con gli strumenti di tutti i giorni per cercare le tracce del passato e immaginare il futuro

CES 2013: Tv protagonista Clinton: colmare le divisioni

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di FORTUNATO PINTO -

Torna il CES (Consumer Electronics Show) di Las Vegas, la fiera dell’elettronica dove le più grandi aziende mostrano gli ultimissimi prodotti e i prototipi che cambieranno il nostro modo di rapportarci all’hi-tech, tutte tranne Microsoft e Apple. Dagli orologi alle auto, nella città del Nevada, tutti mostrano i muscoli attirando fotografi, giornalisti, blogger e fan-boy, che non aspettano altro che l’ultima novità tecnologica. Anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinto, è salito sul palco di Las Vegas per ribadire l’importanza delle nuove tecnologie capaci di migliorare la nostra società e ridurre le diversità: “Vi chiedo di pensare a come questi dispositivi possono colmare le residue divisioni che minacciano il progressoâ€, ha dichiarato Clinton.

I televisori sono i protagonisti del 2013. Mentre Sony si è concentrata sui dispositivi portatili da Samsung, Panasonic e LG arrivano le novità più importanti, queste aziende hanno mostrato, insieme a Toshiba e Sharp, la tecnologia 4K - anche detta Ultra HD: esatto contrario degli standard precedenti 720p e 1080p, che si basano sulla risoluzione verticale, il 4K prende il nome dal conto dei pixel orizzontali, i quali equivalgono a circa quattromila unità, concedendo una risoluzione che risulta il doppio di quella verticale a 1080 pixel. Poco presente e poco pubblicizzato il 3D, come ha riportato il magazine online The Verge (che l’ha addirittura dichiarato morto), ha dato spazio all’OLED, gli schermi flessibili che avvolgono lo spettatore e che permettono un’ottima visualizzazione da tutte le angolazioni. Altre novità in questo settore sono il riconoscimento vocale, sempre Samsung, e la penna che scrive direttamente sullo schermo del Tv di Panasonic.

Tra gli stand non sono mancati smartphone e tablet. Con schermi sempre più ampi e sempre più sottili, è ormai difficile marcare la differenza tra i telefonini e le tavolette elettroniche: tanti nuovi modelli, che arrivano anche dalla Cina con la Zte che cercherà nel corso dell’anno di farsi spazio nel mercato occidentale presentato i suoi ultimi prodotti, che non hanno nulla da invidiare ai modelli presentati da Sony (come l’Xperia Z), Lenovo o Samsung. Quest’ultima ha colto l’occasione del CES per presentare i già chiacchierati schermi flessibili: i prototipi, che integrano il sistema operativo Windows, e che  sono molto più che maneggevoli. Ubunt e sempre Samsung hanno poi presentato il prototipo che integra il sistema operativo open source e che promette grandi prestazioni ma che sarà venduto soltanto a partire dal 2014. Nel settore tablet, Panasonic ha stupito tutti presentato il progetto di un modello da 20 pollici con tecnologia da 4K: un vero ibrido di cui molti si sono chiesti l’utilità ma che ha attirato sicuramente l’attenzione, soprattuto perché, come riportato dall’ultima ricerca della NPD DisplayResearch, i tablet nel 2013 sorpasseranno l’uso dei notebook e dunque come può un prodotto con le dimensioni così elevate essere davvero utile ai consumatori?

Tra i gadget più gettonati a Las Vegas ci sono stati sicuramente le fotocamere X100 e X20 Fujifilms che, con un design vintage e grandi prestazioni, offrono un’ottima combinazione tra passato e futuro, poi ancora, l’orologio Pebble che è capace di connettersi al proprio smartphone mostrando chiamate e messaggi ma anche sveglie, promemoria e informazioni caricate tramite il cloud. Anche quest’anno le stampanti 3D di Sculpteo sono state molto apprezzante, l’azienda ha presentato al CES le cover per iPhone personalizzabili tramite un servizio online con sede in Francia. L’integrazione tra l’app Nivpat e le T-shirt è stata una delle altre novità più affascinanti dell’edizione del 2013, attraverso la scannerizzazione dell’immagine, come se fosse un QR-code,  riportata sulla maglia (venduta sullo store dei creatori dell’app) è possibile conoscere il profilo della persona che si ha davanti, inoltre, la tecnologia di riconoscimento è così precisa che è possibile scannerizzare l’immagine anche riprodotta sullo schermo della TV.

Per il settore automobilistico, l’Audi connected è il progetto più esilarante con il quale è possibile azionare e parcheggiare l’auto con l’auto-pilota grazie all’integrazione con un sistema connesso al proprio device e che la casa automobilistica tedesca intende introdurre sul mercato entro 10 anni.

Fortunato Pinto

media2000@tin.it

Eurovisioni: storie di successo Atelier organizzato con OTM

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di PAOLO LUTTERI -

L’Atelier sulla Fiction in Europa è stato organizzato in collaborazione con l’Osservatorio TuttiMedia che continua a proporre riflessioni sul mondo dei media a tutto tondo.
I contenuti audiovisivi rappresentano una componente essenziale della cultura contemporanea in quanto essi testimoniano i comportamenti, suggeriscono mode, indirizzano i consumatori e stimolano la partecipazione sociale. Oggi, il bersaglio della nostra attenzione è concentrato sulla fiction o, per meglio dire, le fiction in Europa. Infatti, i cittadini europei condividono sempre di più la loro cultura, anche se l’arte audiovisiva si manifesta attraverso diversi linguaggi. Linguaggi differenti ma obiettivi comuni di una società post- industriale che deve ancora trovare in alcuni ambiti un equilibrio economico e una giustizia sociale universale.
Oggi, la creatività artistica dell’audiovisivo non è da sola: il formidabile sviluppo della tecnologia ci aiuta a fare progressi nel miglior modo possibile. Ecco qualche esempio solamente, della strada che abbiamo davanti.
Le prospettive della produzione cinematografica per la televisione e in generale della creazione dei prodotti audiovisivi comprendono sempre di più l’utilizzo on-line; i contenuti devono poter essere disponibili su tutti i dispositivi (televisore, computer, tablet, smartphone, maxischermi). Le conseguenze delle richieste di multimedialità si trovano su livelli diversi, dato che i tempi e i modi  d’uso non sono sicuramente omogenei. Tuttavia i format dovrebbero essere sufficientemente flessibili per consentire un utilizzo differenziato.
Per quanto riguarda la fiction, sembra che oggi non sia sufficiente crearla e mandarla in onda come un programma di intrattenimento. I produttori e gli editori vorrebbero gestire anche i risvolti sociali dell’evento; ossia i blog, le chat, l’interattività e qualsiasi altra attività di merchandising connessa. In poche parole, la creatività deve essere finanziata in tutti i modi possibili, individuali o collettivi, al fine di garantire che l’investimento possa avere un ritorno di immagine, di audience e mettere in circolo nuovi incassi.
Quanto detto non può essere limitato ad un contesto nazionale. Bisogna espandersi almeno in un sistema linguistico omogeneo o comportamentale. L’Europa è qui e da sempre, si ha sull’Europa l’attenzione di molti paesi del mondo.
I contenuti culturali della produzione audiovisiva, o per il cinema o per la televisione, sono sicuramente un sostegno per delle migliori conoscenze e per una fusione utile del pluralismo sociale.
I due esempi portati da Ettore Bernabei e da Ben Donald costituiranno una concreta dimostrazione del nostro lavoro, in quanto è per noi essenziale studiare quali modelli sono stati capaci di penetrare con successo all’interno di diversi mercati europei. Un modello dove ognuno dei diversi partner ha contributo con un apporto (Guerra e Pace) e un modello in cui, al contrario, abbiamo cercato una storia che più monoculturale non avrebbe potuto essere (Parade’s End) e molteplici sono stati anche i sostegni finanziari.
Spero che il nostro atelier, sotto la presidenza lungimirante della Dottoressa Luciana Castellina e con il contributo di speaker eccellenti come Pascal Josèphe, Sahar Baghery, Milly Buonanno, Serge Siritzky, Riccardo Tozzi e Maria Pia Rossignaud  sia stata l’occasione per scambiare delle buone idee.

Paolo Lutteri

media2000@tin.it

Videointervista a Flavia Coccia

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Turismo e persona digitale, ne parliamo con Flavia Coccia, Esperta di turismo, coordinatore struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell”Italia - ex direttore operativo Isnart

Il diritto d’autore online unisce italiani, francesi e tedeschi

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Gli editori italiani, francesi e tedeschi hanno deciso di avviare un’azione congiunta per la promozione e la tutela dei contenuti editoriali online.
Al fine di garantire lo sviluppo concorrenziale dell’attività di produzione di contenuti editoriali online e di assicurare a tutti i cittadini una informazione libera e di qualità, essi auspicano l’inserimento, nell’attuale quadro normativo dei rispettivi Paesi, di una disciplina che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale idoneo ad incoraggiare su Internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti sui contenuti editoriali e gli operatori dell’industria digitale (in primo luogo, i motori di ricerca).
Gli editori italiani e francesi hanno deciso di agire di concerto, coordinando la propria azione di sensibilizzazione con quella dei colleghi tedeschi. Il tema della tutela dei contenuti editoriali e del riconoscimento agli editori di uno specifico diritto d’autore connesso alle attività di indicizzazione effettuate dai motori di ricerca diviene ora un problema urgente, comune a tre dei più grandi Paesi europei.

In occasione di una riunione congiunta svoltasi a Roma, mercoledì 24 ottobre, gli editori di giornali quotidiani e periodici italiani, francesi e tedeschi hanno sottolineato la funzione democratica e di difesa dei diritti fondamentali della persona che la stampa svolge nella nostra società.
Nei tre principali Paesi europei, i giornali rappresentano ancora il canale informativo più importante per l’opinione pubblica.
In Italia, ogni giorno oltre 24 milioni di persone leggono in media un quotidiano. Tra il 2009 e il 2011, il numero di utenti di siti web di giornali, nel giorno medio, è salito da 4 a 6 milioni di utenti, con un incremento del 50%. Rispetto all’utenza complessiva di Internet, i lettori di giornali online rappresentano una quota pari al 46,8%: un dato di fatto che ribadisce la straordinaria forza del mezzo e conferma come, attraverso il connubio con il web, la carta stampata sia stata capace di rafforzare il suo ruolo, adattandolo al nuovo contesto tecnologico e culturale.
In Francia, il 97% dei francesi legge ogni giorno almeno un giornale (quotidiano o periodico). La stampa ha vinto il confronto con il digitale, registrando una crescita esponenziale, in termini di audience, inimmaginabile fino a pochi anni fa. Venticinque milioni di francesi, ogni mese, consultano almeno un sito d’informazione; sono ben 8 milioni gli utenti mobili al mese e 1,4 milioni le persone che ogni trimestre accedono ai contenuti editoriali per il tramite dei loro tablets. Anche i giovani ne sono attratti: il 70% di coloro i quali hanno un’età compresa tra i 25 e i 35 anni leggono i giornali su Internet.
In Germania 47 milioni di persone di età superiore ai 14 anni leggono ogni giorno un quotidiano su carta (66,6% del totale della popolazione) e i siti internet dei quotidiani tedeschi sono visitati ogni mese da  27.7 milioni di utenti unici (39,5 % della popolazione). Il 92% della popolazione tedesca di età superiore ai 14 anni – pari ad oltre 65 milioni di lettori - legge periodici. I siti Internet e le altre applicazioni degli editori tedeschi contano 13.8 milioni di utenti, corrispondenti al 72% del traffico complessivo della Rete. Infine, per quel che riguarda i tablets, il 66% di chi fa uso di iPad ha sottoscritto un abbonamento ad un giornale. Il mercato digitale oggi rappresenta il 10% del fatturato degli editori tedeschi.
Nonostante ciò, le imprese editoriali italiane, francesi e tedesche subiscono fortemente la crisi economica, oltre che l’indebito sfruttamento del valore dei propri contenuti editoriali da parte degli operatori dell’industria digitale (i motori di ricerca, in primo luogo): tutto ciò determina un contesto di disequilibrio tale da compromettere il funzionamento efficiente del sistema Internet nel suo complesso.
Alla luce di ciò, gli editori italiani e francesi lanciano un appello ai rispettivi Governi e Parlamenti affinché attuino tutte le misure necessarie alla creazione di una vera Società dell’Informazione, tra cui il riconoscimento di una adeguata remunerazione per lo sfruttamento delle opere editoriali e di una equa condivisione del valore nel mercato digitale.
A seguito della decisione del Governo tedesco di proporre al Parlamento una riforma della legge in materia che introduca un diritto d’autore specifico per gli editori a carico dei “soggetti del web†e l’annuncio del Governo francese di studiare interventi legislativi similari,  gli editori italiani chiedono ai loro legislatori di sostenere l’adozione di misure analoghe.
Gli editori italiani e francesi hanno deciso di agire di concerto, coordinando la propria azione di sensibilizzazione con quella dei colleghi tedeschi.
Il tema della tutela dei contenuti editoriali e del riconoscimento agli editori di uno specifico diritto d’autore connesso alle attività di indicizzazione effettuate dai motori di ricerca diviene ora un problema urgente, comune a tre dei più grandi Paesi europei.