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Alleanze per creare modelli di business - Regole per l’homo digitalis. Intervista ad Antonio Preto (Agcom)

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di MARIA PIA ROSSIGNAUD -

Il mondo è una rete, dunque lo sviluppo passa inevitabilmente attraverso le grandi infrastrutture dedicate alle telecomunicazioni. La sua visione, le sue priorità …

Anche se il nostro vocabolario si è arricchito di componenti eteree (in primo luogo cloud computing) sotto la spinta della digitalizzazione e della conseguente virtualità, non possiamo staccare i piedi da terra e dimenticarci che tutti i servizi sono attivati, transitano e sono erogati tramite infrastrutture. Grandi datacenter, scavi urbani, cavi sottomarini, devices più o meno modaioli e il famigerato ultimo miglio sia esso di rame o di fibra ottica, ci riconducono alla fisicità del mondo della rete.
Le grandi infrastrutture rimangono condicio sine qua non per lo sviluppo delle Ict; piattaforme fondamentali soprattutto in un Paese quale l’Italia che vuole basare la sua competitività sul capitale umano ma che è afflitto da nanismo delle imprese, frammentazione su un territorio orograficamente difficile e divario Nord-Sud. In particolare la rete permette anche alle aziende più piccole di crescere accedendo a servizi non necessariamente disponibili in-house e a mercati per i quali l’isolamento geografico – nella provincia o nel Meridione - non è più un vincolo al farsi conoscere.
La mia priorità, coerentemente con la mission dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è indubbiamente il potenziamento della rete di accesso. Potenziamento inteso sia come capacità di traffico, sia come capillarità. Se per il mobile possiamo ritenere che il mercato si stia sviluppando con un assetto sostanzialmente concorrenziale e quindi funzionale alle esigenze del consumatore, per le linee fisse non si può prescindere dall’eredità tecnologica, soprattutto nelle (molte) aree lontane dalle grandi città scarsamente attrattive dal punto di vista  commerciale.
Non ho impugnato ideologicamente né la bandiera del partito pro-rame né quella del partito pro-fibra. Ma nel mio ruolo vedo con favore il dialogo attorno la creazione di una società che possa coagulare le risorse di soci industriali e soci finanziari con l’obiettivo di creare un asset imprescindibile che deve essere realizzato con risorse private in un quadro regolamentare prevedibile.

Il nostro motto è siamo nell’era della Grande Mutazione, dove la tecnologia cambia non solo il modo di comunicare ma la vita dell’uomo, come affrontare le nuove prospettive e costruire una nuova e non più procrastinabile convivenza civile?

La grande mutazione è una marcia silenziosa ma costante. Siamo ancora nel pieno di un’era che ogni giorno ci riserva delle sorprese.  E la tecnologia ad oggi disponibile pone già degli interrogativi non indifferenti in quanto gli unici limiti che l’homo digitalis si pone, sono quelli del lecito che, nelle società liberali, diventano quelli del legale.
La capacità di raccogliere dati e trasformarli in informazioni è tale per cui è possibile eliminare molti costi di transazione soprattutto determinati dalle asimmetrie informative. I nostri acquisti, i nostri incontri, le nostre diagnosi potranno essere più efficaci o più efficienti grazie a servizi tailor-made.
Da un punto di vista puramente speculativo, un matching perfetto tra domanda e offerta sarebbe la tomba della serendipità che fa della causalità una ricchezza per la nostra quotidianità.
Da un punto di vista più pragmatico, dobbiamo capire quali dati siamo disposti a condividere, con chi, per quanto tempo e a quali condizioni. E soprattutto, se e quale ruolo deve avere un soggetto pubblico sia nella sua veste di legislatore che nella sua veste di autorità garante.
Come al solito ci troviamo davanti ad un trade-off dove i due estremi – cyber anarchia o luddismo anti Ict – non sono opzioni perseguibili come modelli di convivenza civile dove questo attributo non ha un mero ruolo di specificazione soggettiva (rapporti tra cittadini) ma qualitativa.

La qualità della convivenza richiede delle regole che, a fronte di un minimo sacrificio della libertà individuale, permettono di vivere in una società in cui gli equilibri non siano favorevoli ai soggetti dominanti.

Gli editori si alleano contro gli over the top, non pensa che le telecomunicazioni dovrebbero unirsi a loro?

Alle alleanze contro qualcosa  preferisco le alleanze per qualcosa. Detto questo le telecomunicazioni dovrebbero unirsi a chi genera traffico effettivo oppure, secondo i piani tariffari più diffusi, quelli flat, traffico atteso. Gli operatori del settore delle telecomunicazioni non dovrebbero auspicare soluzioni che siano ciecamente restrittive a favore quindi di una blindatura del diritto d’autore.
Lo stesso auspicio ritengo alberghi nei cuori degli editori e degli over the top i quali hanno una chance per giocare partite che garantiscono risultati win win. Gli over the top hanno bisogno di contenuti editoriali e gli editori, soprattutto quelli meno visibili, hanno bisogno di una finestra sulla rete oltre il classico sito internet istituzionale, considerando i trend speculari dei ricavi pubblicitari tradizionali e di quelli del web, dove quelli con il segno positivo sono questi ultimi.
Ma critiche nei confronti di Google News, per citare il caso piu’ noto, sono emerse in Italia e piu’ recentemente in Germania, in Brasile e in Francia. Nell’attesa del quadro giuridico-fiscale che si andra’ delineando, gli editori potrebbero sfruttare maggiormente le opportunità offerte dal web in generale e dal sistema di aggregazione delle news in particolare. Basterebbe cambiare modello di business. Per esempio utilizzare Google News come vetrina per frammenti di informazione che incentivano l’utente a cliccare per farlo atterrare sulla pagina dell’editore che contiene l’informazione, arricchendo questa pagina per renderla un miniportale tematico sulla quale far convergere più pubblicità rispetto a quanta ne può contenere una normale pagina.

Tracciabilità, un mondo che può essere paragonato al farwest, non ci sono regole. Siamo tutti vittime più o meno consapevoli di un mercato invisibile. McLuhan diceva che nell’era elettrica metà della gente avrebbe passato il tempo a spiare l’altra metà, ci siamo?

Mi permetto di affermare che siamo oltre la previsione di McLuhan: il livello della tecnologia è tale per cui tutti possono spiare tutti. Ma di questo dovremmo esserne consapevoli in quanto siamo noi che creiamo gli account, che carichiamo fotografie, che guardiamo video e che scriviamo i nostri pensieri. Nel villaggio globale (come del resto in un paesino della provincia) non abbiamo più la maschera che ci garantisce l’anonimato come in una grande città.
Se l’affermazione della nostra identità, dotata delle tracce che lasciamo, non sarà garanzia di avere quei 15 minuti di fama previsti da Andy Warhol (quando la fama significava andare in onda sul principe dei mass media, la televisione), potremmo comunque occupare uno spazio dell’assottigliata long tail che archivia tutte le nostre informazioni magari utili ed apprezzate da una cerchia di “amici†nella semantica affermatasi con la diffusione del social networking.
Bisogna tuttavia ricordare che questi servizi sono nella quasi totalità dei casi gratuiti. Poiché vale sempre la regola per cui non esistono pasti gratis, la nostra tracciabilità è il “prezzo†non monetario che paghiamo per i servizi che ci vengono offerti e che sottoscriviamo ogni volta che clicchiamo dando il consenso a utilizzare i nostri dati senza mai leggere l’informativa.
Ovviamente deve vigere la simmetria: così come si fornisce il proprio consenso al trattamento dei dati che si generano, con la stessa facilità si deve avere la possibilità di negarlo, in qualsiasi momento, cancellando tutto ciò che è stato creato e uscendo dal mondo della rete per tornare anonimi come un turista al centro di Times Square. Il diritto all’oblio dovrà essere un diritto fondamentale della prossima generazione di diritti. Un diritto fondamentale della persona digitale.

Maria Pia Rossignaud

media2000@tin.it

Videointervista a Mario Morcellini

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Educazione e nuove tecnologie: ne parliamo con il Prof. Mario Morcellini

20 luglio: McLuhan 100 anni dopo, 5 scenari per il futuro

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Alll’Accademia dei Lincei il prossimo 20 luglio Derrick de Kerckhove, massmediologo, erede di Marshall McLuhan e direttore scientifico della rivista di cultura digitale Media Duemila aprirà i lavori del convegno organizzato da Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila sull’attuale scenario digitale in occasione della chiusura del McLuhan Centenary.

Ogni 24 ore sono postate 294 miliardi di mail, sono scritti 2 milioni di post sui blog (sufficienti per riempire il settimanale Time Magazine per 770 anni), 172 milioni di persone diverse visitano Facebook e 250 milioni di foto sono caricate on line, 40 milioni di persone visitano Twitter, 22 milioni Linkedin, vengono create 1288 nuove applicazioni e ne vengono scaricate più di 35 milioni.
Ogni secondo vi sono 7.9 nuovi utenti internet.(*)

Quale sarà l’ambiente in cui la persona digitale vuole vivere? La nostra persona digitale sarà controllata permanentemente? La quantità di dati on line che coinvolgono sia l’individuo che l’impresa porrà il problema della gestione della privacy, della reputazione e dell’immagine? La politica saprà rispondere alle esigenze del cittadino digitale? Quali sono le prospettive di attuazione dell’Agenda digitale italiana?

“Lo scenario prospettato cinquant’anni fa da McLuhan è ancora attualissimo, anzi è diventato realtà – ha dichiarato Derrick de Kerckhove – allora erano segnali deboli del futuro, oggi più che mai siamo dentro le sue predizioni. Il problema è trovare i nuovi segnali deboli per il nostro futuroâ€.

In collegamento da Boston Joi Ito, Direttore MediaLab

Durante l’incontro verrà annunciata la già avviata collaborazione tra Media Duemila e International Journal of McLuhan Studies per una prospettiva critica e culturale anche di respiro internazionale sui temi della tecnologia e dei media.

Saranno presentati inoltre, in anteprima, i tre finalisti del Premio Roberto Morrione: Giornalismo d’inchiesta e sfida digitale alla presenza di Marino Sinibaldi, Direttore Radiotre Rai; Cecilia D’Elia, Vicepresidente Provincia di Roma; Roberto Natale, Presidente FNSI; Ennio Remondino, Maurizio Torrealta.

La giornata sarà seguita in diretta da Rainews 24

Al convegno intervengono tra gli altri:
Derrick de Kerckhove; James Fox, Ambasciatore del Canada a Roma; Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Lamberto Maffei, Presidente Accademia dei Lincei; Luigi Nicolais, Presidente CNR; Giulio Anselmi, presidente ANSA e FIEG; Giuseppe De Lucia Lumeno, Segretario Generale Associazione Banche Popolari Italiane; Mario Frullone, Direttore FUB;  Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale “Sapienza†Università di Roma; Francesco Passerini Glazel, Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia; Giovanni Puoti, Rettore UNISU; Benito Manlio Mari, Presidente HD Forum; Roberto Saracco, Direttore EIT ICT Trento; Gianni Di Giovanni, Executive Vice President External Communication Eni; Fabio Di Pasquale, Business Development Executive, Reason That. Modera Alessandro Barbano Vicedirettore de Il Messaggero.

Alla manifestazione parteciperanno i promotori del premio Morrione promosso da Rai, Rai World, RaiNews24, dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma e dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Eutelsat, Albaraka ed è realizzato in collaborazione con: Libera Informazione, Articolo21, FNSI, USIGRAI, RaiTeche,Tavola della Pace, Misteriditalia.it, Scuola di giornalismo Lelio Basso, Gruppo dello Zuccherificio, Ucsi. Media partner: Radio Tre Rai, Internazionale, Il Fatto.it, Il Calendario del Popolo.

I trailer dei finalisti saranno proiettati durante l’evento.

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20 luglio Licei insieme per chiudere il “McLuhan centenary†e per conoscere i 5 segnali deboli che ci aiuteranno a vincere le sfide dell’oggi

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Cervello – Ambiente - Tecnologia – Media - Istruzione, un universo che circonda ed influenza l’uomo digitale. McLuhan aveva predetto molte delle nostre attuali abitudini o manie. Il libro di Derrick da dove partono le riflessioni è BrainFrames, pubblicato nel 1992 che inizia,appunto, con un citazione del teorico del villaggio globale: “A velocità elettrica è possibile giocare alla roulette russa con intere economie- con interi sistemi educativi e con i regimi politici†. Vi ricorda qualcosa?

Nello stesso libro l’autore scrive: “La migliore e la più utile tecnologia del mondo non può imporsi su un pubblico impreparato. La ragione di ciò è che per essa potrebbe non esserci spazio nella nostra psicologia collettivaâ€. E’ vero?

Ecco alcune delle domande che troveranno risposte perché grazie al nuovo comitato editoriale di Media Duemila che presto renderemo puibblico, proporremmo 5 scenari o meglio o meglio 5 segnali deboli a dirla secondo Phippe Cahen da non sottovalutare.

Cittadinanza responsabile e riattivazione politica 2.0

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di MARIATERESA CALIENDO -

“Piazza Tahir è bloccata. Stiamo provando ad arrivare lì. Gli egiziani stanno facendo la storia.†Scrive così Il manager di Google Wael Ghonim. Cosa c’entra Google con una rivoluzione politica? Un cambiamento di comunicazione di tipo orizzontale.
Ciò che succede oggi passa prima dalle rete e poi in tv. Internet quindi è la base. E chi fa notizia in rete? Siamo noi.

Questo l’argomento di discussione dell’atelier di intelligenza connettiva tenutosi al comune di Pompei lo scorso 15 novembre dal professor Matteo Ciastellardi dell’Università di Milano. Protagonisti i giovani pompeiani del liceo Santa Caterina, il Forum dei Giovani di Pompei e l’associazione Amici di Media Duemila.

La democrazia 2.0 è il punto di partenza. Dal punto di vista storico si è passati da una tradizione orale ad una tradizione scritta, fino ad arrivare ad una tradizione legata al mix di questi due fattori. I canali invecchiano e i media cambiano infatti oggi possiamo esprimere la nostra opinione tramite Twitter, o altri social network creando o partecipando alle comunità virtuali.
Queste ultime sono vere e proprie comunità che esprimono il loro pensiero come in una democrazia, ma 2.0, e si identificano in un idioletto (insieme di dialetti). Quindi si parla di attivazione e partecipazione politica perchè c’è un coinvolgimento globale.

E quando internet viene censurato? Come nella Primavera Araba, si passa per canali alternativi e, secondo la tesi di Hassampour: “Avviso ai dittatori: Facebook e Twitter non sono, come dice qualcuno, i vostri peggiori nemici. Diffondono le critiche, ma spesso distraggono i più dallo scendere in piazza. E quando il popolo lo fa davvero, oscurarli può addirittura rivelarsi un boomerang.â€

E dalla teoria si passa alla pratica. Si torna a Pompei e i ragazzi si attivano più che mai nei workshop. Sono stati formati tre gruppi, secondo la logica degli atelier del professor Derrick de Kerckhove: tre idee per Pompei  e consigli per migliorare la loro città. Si propone sicurezza, trasporto pubblico, differenza tra centro e periferia e un progetto per questi ragazzi: continuare a sviluppare queste tematiche, approfondirle per poi discuterne la giornata conclusiva del ciclo McLuhan incotra Pompei.

Mariateresa Caliendo

media2000@tin.it

L’uomo Elettronico a Pompei WS di Ubiquitous Publishing

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di MARIATERESA CALIENDO -

Per il ciclo: McLuhan incontra Pompei, promosso dall’ Associazione Amici di Media2000 ed in collaborazione con l’ Assessorato alla Comunicazione e Innovazione Tecnologica del Comune di Pompei partono i primi workshop dell’Uomo Elettronico dedicati al cosidetto “Ubiquitous Publishing†(in italiano, editoria ubiqua).
Grazie alle nuove tecnologie architetture, corpi, oggetti e spazi urbani si trasformano in spazi di pubblicazione dove è possibile raccontare storie e inventare nuove narrative.
L’undici novembre, presso il liceo Pascal, e il dodici presso l’Istituto Bartolo Longo i due artisti digitali Salvatore Iaconesi e Oriana Persico hanno incontrato gli studenti per mostrare le loro performance e renderli partecipi per ad un “progetto per la città di Pompei†sviluppato insieme una pubblicazione crossmediale in realtà aumentata. Un posto segreto in realtà aumentata, un diario da condividere, un blog interattivo sparso per la città.

I due plug-in usati sono MACME e NeoReality, due piattaforme opensource sviluppate da FakePress, messi a disposizione degli studenti per imparare a produrre e usare QRcode e contenuti in Realtà Aumentata sul territorio, con la stessa facilità di pubblicare su un blog.

I ragazzi molto presi dai video delle nuove tecnologie iniziano a proporre nuovi progetti.
Un futuro immaginato senza più schermi, applicazioni che traducono in tempo reale cartelli inglesi in spagnolo e viceversa: “If you can imagine it, you can make itâ€, come suggerisce Marco Tempest, il mago “aumentatoâ€, che condivide i trucchi.

C’è competizione e tanta voglia di creare tra i ragazzi.
Quale progetto vincerà? Che tecnologia di ubiquitous publishing sarà presto esposta nella città di Pompei?

Qui la galleria fotografica  dell’evento sulla nostra pagina ufficiale Facebook.

Mariateresa Caliendo

media2000@tin.it

Questione di sopravvivenza editoria e giornali tra glorioso passato e futuro incerto

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di GIOVANNI PRATTICHIZZO

 

Uno sguardo a Google, un altro a Gutenberg. Ma il mezzo o, come lo definiva McLuhan, il “medium”, è alla base della crisi della carta stampata? Davvero Internet, la rete e la multimedialità stanno uccidendo i giornali?

Quando Hegel affermava che il giornale era la sua “preghiera del mattino”, non si riferiva tanto alle notizie, buone o cattive che fossero, ma parlava del medium, si riferiva al rapporto mattutino con quelle pagine, con quella testata, con quei caratteri. Del resto, McLuhan ha avuto il pregio di ritenere decisiva la tecnologia, che definiamo stampa in quanto tale, più che i contenuti. Come dire: fu l’invenzione dei caratteri mobili fatta da Gutenberg a consentire la diffusione della Bibbia; e questa diffusione fu il presupposto della riforma assai più della predicazione di Lutero.

Credo sia arrivato il tempo di andare oltre la sterile contrapposizione tra carta e Internet. In fin dei conti la carta è solo un sistema di delivery, come direbbe Jenkins, mentre a noi interessa la notizia e una buona mediazione giornalistica. Ogni piccola parte di informazione può rifrangersi e deformarsi, espandersi e contrarsi, lungo diramazioni innumerevoli, infinite, molteplici: dai telegiornali satellitari al più privato e individuale dei blog. E Internet, come sappiamo, ha segnato il ritorno ad un testo scritto, anche se non pubblicato; leggere implica oramai l’esistenza di un supporto, di un oggetto fisico.

I giornali, probabilmente, non moriranno; l’editoria saprà comunque reinventarsi solo se sarà in grado di sfruttare la convergenza. La tenuta e il successo dipenderanno sempre più dalla capacità dei quotidiani di creare e mantenere una comunità di lettori fedeli.

E conterà la qualità. Della scrittura. Delle notizie. Dei contenuti. Degli strumenti.

Fino a quando l’informazione sarà poco attraente, autoreferenziale o si limiterà a un baratto tra poteri, sarà destinata alla crisi. Come è stato affermato nel corso dell’Atelier sull’editoria (McLuhan: tracce del futuro) la carta stampata non è stata uccisa da Internet ma è stata vittima di un suicidio provocato dall’idea che la tecnologia potesse rendere superflua la professionalità.

Gli editori, al tempo stesso, sembrano i soggetti più qualificati ad agire nell’era digitale. Lo devono fare scegliendo flessibilità e capacità di adattamento all’innovazione. Senza dimenticare che ci troviamo di fronte ad una delle più grandi migrazioni di lettori nell’epoca dei mezzi di comunicazione. Lettori che desiderano non solo informazioni aggiornate, veloci, gratuite ma anche affidabili e approfondite.

La sfida è già in atto. Chiede editori e giornalisti coraggiosi di produrre un’informazione professionale, con un contenuto etico, identitario e coerente. In particolare, che d’ora in poi dovremo tener conto, nel confronto con i lettori/utenti/navigatori, di una sorta di “legge delle 3 C”: Condivisione, Comunità e Conversazione.

A cui aggiungerei Credibilità e Contenuti. Per guidare il cambiamento e non rischiare di subirlo.

Per dirla con McLuhan, non è la certezza di una soluzione ma il riconoscere un problema l’elemento positivo che conduce alle risposte.

 

Giovanni Prattichizzo
Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale

“Sapienza” Università di Roma

“In futuro, metà del mondo sarà impegnata a spiare e a riferire ciò che fa l’altra metàâ€

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De Kerckhove: “Il pensiero di McLuhan è attuale, ci siamo. Spiare è diventata un’attività generale e generalizzata. La prossima tappa sarà di mettere la videocamera nel bagno. Andiamo dunque verso un mondo dove la crittografia diventa sempre più importante perché saremo controllati anche in bagno, cioè nelle nostre attività più intime. Prassi consolidate solo nei Paesi totalitari. La trasparenza porta a più correttezza ma fa perdere intimità. McLuhan sosteneva che nell’era dell’elettricità non ci sarebbe più stata privacy: più si sa di te, meno esisti. Quando si tratta di un giornale, anche se tabloid, la situazione cambia. Dico tabloid perché in genere è il tipo di giornale da cui si apprendono mezze verità, accadimenti che sono meno probabili delle notizie. Una competizione che è iniziata fra Internet e la stampa cartacea da tempo. Il Drudge Report è stato il primo a cavalcare questo genere con lo scandalo Monica Lewinsky. Il secondo stadio è stato WikiLeaks. In ogni caso questo precedente in occidente segna una differenza. Mi chiedo e chiedo a voi tutti: in questo mondo affamato di notizie fino a che punto è tollerabile tutto ciò?”.

 

Rossignaud: “Murdoch minaccia di chiudere un giornale con 168 anni di anzianità per dimostrare che lui non c’entra niente. Anche in questo caso molti innocenti possono pagare per le colpe di pochi. È tempo di promuovere un Atelier di Intelligenza connettiva su etica - moralità e qualità del buon giornalismo?”

Come orientarsi nel mondo della comunicazione? Appuntamento 12 luglio/FIEG

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La nostra società comunicherà e si informerà sempre più in mobilità. Nel libro di Di Giovanni infatti si legge che il 98,8%  di possessori di telefoni cellulari di ultima generazione utilizzano questo strumento per navigare i grandi portali generalisti, il 59,6% fa ricerche in Internet, il 44,5% spedisce e riceve e-mail, il 36,4% si aggiorna sulle notizie, e poi, ancora, viene utilizzato per l’intrattenimento (25,7%), per le previsioni del tempo (25%), per ascoltare musica (19,1 %), per seguire lo sport (16,4%) e il social networking (16,1%) (dati Nielsen-Netratings).

 

“Secondo una ricerca dell’Oxford Metrica - società di consulenza inglese - venti anni fa e in media ogni cinque anni, le probabilità che un dirigente dovesse affrontare un incidente tale da mettere a rischio il proprio brand erano del 20%. Oggi la probabilità di un tale disastro aziendale è dell’82%.” Questo è quanto si legge nella prefazione del manuale sulla comunicazione “Niente di più facile, niente di più difficile” di Gianni di Giovanni e Stefano Lucchini. Un dato che insieme a concetti assolutamente determinanti per ogni azienda del terzo millennio impone di riflettere. Lo faremo il 12 luglio presso la FIEG con l’autore, il nostro direttore scientifico Derrick de Kerckhove, il Presidente FIEG Carlo Malinconico e il direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della “Sapienza” Mario Morcellini.

 

Ferruccio de Bortoli nella presentazione del libro scrive: “Confondere il ruolo del comunicatore con quello dei giornalisti è un grave errore. Per tutti. Separare le due professioni non vuol dire classificarle, far precedere l’una all’altra”. Ed ancora: “L’informazione corretta identifica e rende trasparenti interessi e responsabilità. Altrimenti vi è reticenza e manipolazione”.

 

Nella presentazione c’è qualche rigo dedicato ai rumori di fondo che ben si collega con il nostro lavoro su McLuhan. Uno degli aforismi del teorico del villaggio globale dice: “In the age of instant information, rumours are the real things“. Ferruccio de Bortoli dice: “Una comunicazione ridondante, imprecisa o fuori target trasforma l’utente finale in quello che Max Picard definiva, disprezzandola, una mera appendice del rumore. Un rumore di fondo che spesso non consente di distinguere il sostanziale dall’effimero”.

 

Tanti dunque gli spunti per una discussione sulla comunicazione nell’era di Internet.

 

McLuhan. Aforismi e Profezie il 13 luglio presentazione del libro di Pigliacampo a Roma

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Tutte le opere di McLuhan, compresi i suoi saggi scientifici, sono popolate di aforismi, frasi a effetto, ellissi. Il suo era un peculiare modo di produrre riflessione scientifica, che prediligeva anche nella scrittura una forma di comunicazione di tipo orale, sintetica, immediata. A volte la sua riflessione appariva incompiuta, spesso contraddittoria, ma sempre allineata a un percorso di presentazione del suo pensiero.

Un secondo motivo che ancora affascina degli scritti di McLuhan è la sua enorme capacità predittiva, che per certi versi resta inspiegabile. Quando si legge McLuhan, anche oggi che sono passati più di 50 anni dalle sue opere principali, non si ha mai la sensazione di leggere qualcosa di datato, ma - tutt’altro - sempre qualcosa di molto nuovo o addirittura che sta per arrivare.

 

Il volume “McLuhan. Aforismi e Profezie“, curato da Marco Pigliacampo, edito da Armando Editore, contiene oltre 800 aforismi tratti dalle sue principali opere, ordinati per tema e distinti in quattro sezioni. I giochi di parole e il gusto per il paradosso che contraddistinguono i saggi di McLuhan sono proposti in questo nuovo volume come nuovi stimoli a entrare nel “mosaico” del suo pensiero, per coglierne l’enorme portata innovatrice. La fiducia che egli aveva nella capacità delle forme orali di facilitare la riflessione è rappresentata dal meta-aforisma che apre il libro: “Il lettore passivo preferisce i testi compiuti, ma coloro che sono interessati a perseguire la conoscenza ricorrono agli aforismi, proprio perché sono incompleti e richiedono una profonda partecipazione della mente“.

 

Il libro viene presentato Mercoledì 13 Luglio, alle 18.30, a Roma, in un incontro-dibattito in cui, oltre al curatore Marco Pigliacampo, parteciperanno illustri rappresentanti della cultura e della politica. In particolare: Derrick de Kerckhove, Direttore scientifico di Media Duemila e universalmente considerato come il principale erede intellettuale di Marshall McLuhan; Giorgio van Straten, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI, oltre che scrittore e saggista; Paolo Gentiloni, responsabile ICT del Partito Democratico, già Ministro delle Comunicazioni; Salvatore Vassallo, Professore di Scienza Politica all’Università di Bologna e Direttore di Democratica - Scuola di Politica.

 

L’incontro si terrà dalle 18.30, a Roma, presso la sede di Democratica di Via Tomacelli, 146.

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