Archivio Tag | "Erminio Cipriano"

Accesso universale e nuove infrastrutture tecnologiche per un’Italia che conta

Tags: , , , , , , , , , ,


Francesco Soro è il nuovo presidente del Coordinamento nazionale dei Corecom e resterà in carica per i prossimi 18 mesi. Fra le principali sfide Soro ha sottolineato la diffusione sul territorio delle infrastrutture tecnologiche, necessarie non solo ad accrescere la competitività delle imprese, e l’accesso a una rete moderna ed efficace.

Come intende sostenere la diffusione dell’accesso ad Internet?

È una partita in cui i Comitati Regionali per le Comunicazioni, in sinergia con Romani e l’Agcom, possono giocare un ruolo chiave. Conoscono più di ogni altro le difficoltà che incontrano i cittadini a connettersi, perché gestiscono le controversie tra utenti e operatori di telecomunicazione. Proprio partendo da questo elemento di conoscenza, potrebbero essere investiti di una funzione di raccordo fra le diverse realtà esistenti nella PA. Sarebbe fondamentale nell’ottica di minimizzare le risorse e massimizzare i risultati e, al tempo stesso, valorizzare le best practices già presenti sul territorio. Penso ad esempio al caso di “Roma Digitale” dell’amministrazione Alemanno o, andando al nord, all’esperienza della Lombardia, che ha già previsto la copertura totale della Regione entro il 2012. È proprio dai territori, infatti, che può partire il processo di consolidamento della democrazia digitale. E i Corecom, naturalmente, potranno assicurare il migliore supporto tecnico, studiando con le Regioni la fattibilità tecnica ed economica di soluzioni ad hoc per zone rurali e aree montane, come potrebbe essere tanto per fare un esempio la banda larga satellitare.

Noi di Media Duemila abbiamo creato un comitato a sostegno della diffusione delle aree Wi-Fi come indice di sviluppo e soprattutto per combattere il digital divide…

Penso che, per essere uno Stato membro del più grande mercato della banda larga al mondo, l’Italia continui ad evidenziare livelli insostenibili di digital divide: i dati dello scorso maggio resi noti dall’Ue indicano che, laddove la metà degli europei utilizzano Internet tutti i giorni, in Italia solo 1 su 5 sfrutta la Rete per lavorare, studiare, aggiornarsi. In altre parole, mentre il resto d’Europa si accinge ad effettuare il sorpasso con gli Stati Uniti, in Italia lottiamo ancora con un problema generazionale e territoriale. Sono infatti note le criticità legate al tasso di natalità e all’elevata età media della nostra popolazione che rendono difficile la diffusione, e ancor più l’appropriazione, delle nuove tecnologie (tutti hanno un computer ed un cellulare, molti addirittura due, ma in pochi sanno cercare lavoro on line, per esempio); e sono altrettanto noti i drammatici differenziali tra Regioni. Il Wi-Fi, su cui é impensabile non scommettere, deve essere parte di questo processo di rinnovamento culturale. Lo dimostra il successo di ogni iniziativa che va in questa direzione. Basti pensare alla straordinaria metamorfosi di Starbucks, che, scommettendo sull’accoppiata divano - Wi-Fi gratis e caffè, è ormai diventato un luogo cult per migliaia di americani, dove ci si ritrova per mangiare, per divertirsi e persino per lavorare. Sullo sfondo resta poi il Wi-Max, fascicolo che non sarebbe sbagliato riprendere in mano al più presto.

Come favorire la diffusione della cultura dell’innovazione nel nostro Paese?

Non essere i primi della classe ci regala un vantaggio: poterci rifare ai modelli di successo. Credo allora che il nostro Paese debba guardare ai nuovi modelli d’innovazione socio-tecnologica proposti dall’imprenditoria americana. Detto di Starbucks, penso anche ad esempi più vicini a noi come The Hub, Kublai e RewiredState che facilitano la creazione di spazi fisici dove gli innovatori sociali - penso ad imprenditori e liberi professionisti, ma soprattutto ai giovani che cercano un posto dove fare massa critica e far crescere le proprie idee - possano accedere a risorse (Wi-Fi, stampanti, scrivanie…) e al tempo stesso sfruttare l’opportunità di stringere relazioni utili. Dal lato PA ci vuole coraggio perché ogni euro investito in innovazione é un euro in meno da spendere per le sacche clientelari ed è, soprattutto, una moneta lanciata nel futuro. Qualcosa però comincia a muoversi. Rimanendo alle iniziative che conosco più da vicino, la Provincia di Roma, con Zingaretti, ha scommesso sull’installazione di una rete pubblica Wi-Fi a fibra ottica sull’intero territorio della Capitale, creando peraltro sinergie con l’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma per privilegiare le zone di interesse produttivo.

Transizione al digitale terrestre, diffusione sul territorio di infrastrutture tecnologiche, banda larga come servizio universale o perdiamo il treno dell’innovazione. A che punto siamo in Italia?

Pur tenendo in considerazione gli effetti della crisi, l’Italia, nel confronto con gli altri Paesi dell’Europa a 27, risulta essere in ritardo su alcuni fronti chiave per la competitività, a parità di contesto economico globale. Io penso che in questo clima di difficoltà e arretratezza ognuno debba apportare il proprio contributo, compresi - anzi soprattutto - i territori e gli enti locali. In questo credo che il ruolo dei Corecom, facendo leva proprio sulla loro prossimità alle constituency, possa contribuire a far fronte all’immobilismo di cui è rimasto vittima il nostro Paese. Per fare un esempio pratico, abbiamo il dovere di aiutare gli addetti del settore radiotelevisivo a rilanciare le realtà dell’emittenza locale e, al tempo stesso, a proiettarsi verso il futuro - il che non può in alcuna maniera prescindere dall’adozione delle tecnologie di ultima generazione. Dobbiamo lavorare a fondo per ampliare la percentuale di connessioni che superano 10Mbps, che oggi è attestata al 18%. 10Mbps sono sufficienti per utilizzare un’applicazione Web, ma ne servono almeno 30 per usufruire di servizi Tv on demand.

intervista di Erminio Cipriano

Accesso universale e nuove infrastrutture tecnologiche per un’Italia che conta

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,


Francesco Soro è il nuovo presidente del Coordinamento nazionale dei Corecom e resterà in carica per i prossimi 18 mesi. Fra le principali sfide Soro ha sottolineato la diffusione sul territorio delle infrastrutture tecnologiche, necessarie non solo ad accrescere la competitività delle imprese, e l’accesso a una rete moderna ed efficace.

Come intende sostenere la diffusione dell’accesso ad Internet?

È una partita in cui i Comitati Regionali per le Comunicazioni, in sinergia con Romani e l’Agcom, possono giocare un ruolo chiave. Conoscono più di ogni altro le difficoltà che incontrano i cittadini a connettersi, perché gestiscono le controversie tra utenti e operatori di telecomunicazione. Proprio partendo da questo elemento di conoscenza, potrebbero essere investiti di una funzione di raccordo fra le diverse realtà esistenti nella PA. Sarebbe fondamentale nell’ottica di minimizzare le risorse e massimizzare i risultati e, al tempo stesso, valorizzare le best practices già presenti sul territorio. Penso ad esempio al caso di “Roma Digitale” dell’amministrazione Alemanno o, andando al nord, all’esperienza della Lombardia, che ha già previsto la copertura totale della Regione entro il 2012. È proprio dai territori, infatti, che può partire il processo di consolidamento della democrazia digitale. E i Corecom, naturalmente, potranno assicurare il migliore supporto tecnico, studiando con le Regioni la fattibilità tecnica ed economica di soluzioni ad hoc per zone rurali e aree montane, come potrebbe essere tanto per fare un esempio la banda larga satellitare.

Noi di Media Duemila abbiamo creato un comitato a sostegno della diffusione delle aree Wi-Fi come indice di sviluppo e soprattutto per combattere il digital divide…

Penso che, per essere uno Stato membro del più grande mercato della banda larga al mondo, l’Italia continui ad evidenziare livelli insostenibili di digital divide: i dati dello scorso maggio resi noti dall’Ue indicano che, laddove la metà degli europei utilizzano Internet tutti i giorni, in Italia solo 1 su 5 sfrutta la Rete per lavorare, studiare, aggiornarsi. In altre parole, mentre il resto d’Europa si accinge ad effettuare il sorpasso con gli Stati Uniti, in Italia lottiamo ancora con un problema generazionale e territoriale. Sono infatti note le criticità legate al tasso di natalità e all’elevata età media della nostra popolazione che rendono difficile la diffusione, e ancor più l’appropriazione, delle nuove tecnologie (tutti hanno un computer ed un cellulare, molti addirittura due, ma in pochi sanno cercare lavoro on line, per esempio); e sono altrettanto noti i drammatici differenziali tra Regioni. Il Wi-Fi, su cui é impensabile non scommettere, deve essere parte di questo processo di rinnovamento culturale. Lo dimostra il successo di ogni iniziativa che va in questa direzione. Basti pensare alla straordinaria metamorfosi di Starbucks, che, scommettendo sull’accoppiata divano - Wi-Fi gratis e caffè, è ormai diventato un luogo cult per migliaia di americani, dove ci si ritrova per mangiare, per divertirsi e persino per lavorare. Sullo sfondo resta poi il Wi-Max, fascicolo che non sarebbe sbagliato riprendere in mano al più presto.

Come favorire la diffusione della cultura dell’innovazione nel nostro Paese?

Non essere i primi della classe ci regala un vantaggio: poterci rifare ai modelli di successo. Credo allora che il nostro Paese debba guardare ai nuovi modelli d’innovazione socio-tecnologica proposti dall’imprenditoria americana. Detto di Starbucks, penso anche ad esempi più vicini a noi come The Hub, Kublai e RewiredState che facilitano la creazione di spazi fisici dove gli innovatori sociali - penso ad imprenditori e liberi professionisti, ma soprattutto ai giovani che cercano un posto dove fare massa critica e far crescere le proprie idee - possano accedere a risorse (Wi-Fi, stampanti, scrivanie…) e al tempo stesso sfruttare l’opportunità di stringere relazioni utili. Dal lato PA ci vuole coraggio perché ogni euro investito in innovazione é un euro in meno da spendere per le sacche clientelari ed è, soprattutto, una moneta lanciata nel futuro. Qualcosa però comincia a muoversi. Rimanendo alle iniziative che conosco più da vicino, la Provincia di Roma, con Zingaretti, ha scommesso sull’installazione di una rete pubblica Wi-Fi a fibra ottica sull’intero territorio della Capitale, creando peraltro sinergie con l’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma per privilegiare le zone di interesse produttivo.

Transizione al digitale terrestre, diffusione sul territorio di infrastrutture tecnologiche, banda larga come servizio universale o perdiamo il treno dell’innovazione. A che punto siamo in Italia?

Pur tenendo in considerazione gli effetti della crisi, l’Italia, nel confronto con gli altri Paesi dell’Europa a 27, risulta essere in ritardo su alcuni fronti chiave per la competitività, a parità di contesto economico globale. Io penso che in questo clima di difficoltà e arretratezza ognuno debba apportare il proprio contributo, compresi - anzi soprattutto - i territori e gli enti locali. In questo credo che il ruolo dei Corecom, facendo leva proprio sulla loro prossimità alle constituency, possa contribuire a far fronte all’immobilismo di cui è rimasto vittima il nostro Paese. Per fare un esempio pratico, abbiamo il dovere di aiutare gli addetti del settore radiotelevisivo a rilanciare le realtà dell’emittenza locale e, al tempo stesso, a proiettarsi verso il futuro - il che non può in alcuna maniera prescindere dall’adozione delle tecnologie di ultima generazione. Dobbiamo lavorare a fondo per ampliare la percentuale di connessioni che superano 10Mbps, che oggi è attestata al 18%. 10Mbps sono sufficienti per utilizzare un’applicazione Web, ma ne servono almeno 30 per usufruire di servizi Tv on demand.

intervista di Erminio Cipriano

Wi-Fi priorità nazionale

Tags: , , , , , , , , , , ,


CORRADO GHIRARDELLI.

La diffusione delle zone Wi-Fi è una priorità per lo sviluppo tecnologico del nostro Paese. La liberalizzazione dell’ultimo miglio Wi-Fi apre ad un nuovo modo di affrontare il digital divide che affligge il Paese scongiurando il rischio di tagliare fuori dalla “grande Rete” i piccoli comuni e le aree rurali geograficamente disagiate, per le quali una copertura a banda larga tradizionale avrebbe richiesto investimenti infrastrutturali troppo ingenti. “Sono ancora pochi i Comuni che offrono questo servizio - ha detto a Media Duemila Corrado Ghirardelli, responsabile innovazione dell’Unione delle province italiane (UPI) -. Se pensiamo, una delle prime motivazioni di questo ritardo è che non ci sono ancora le infrastrutture per poterlo supportare. Il motivo è che aspettiamo che il governo sblocchi i fondi promessi, ma nella realtà dei fatti il problema è più complesso; poiché anche in zone dove sono presenti le l’infrastrutture (ad esempio in provincia di Brescia in 5 anni è stato coperto il 99% del territorio veicolando 15 mln di euro) non c’è ancora il Wi-Fi libero”.

In un’intervista rilasciata a la Repubblica la scorsa settimana lo stesso Ghirardelli ha spiegato che “i punti Wi-Fi sono come gli autogrill in autostrada. Ma la maggior parte dei Comuni italiani non ha nemmeno l’autostrada, appunto, cioè l’infrastruttura Internet veloce, a cui vanno attaccate le antenne Wi-Fi”. Secondo il responsabile innovazione dell’UPI “il problema è che la normativa in Italia è troppo complessa e non agevola lo sviluppo di servizi Wi-Fi. Questo è dovuto anche al fatto che molte PA locali non hanno compreso che Banda Larga significa sviluppo del territorio e l’Italia non ha capito la necessità di stimolare lo sviluppo economico per attivare maggiori hot spot”. Per superare questa impasse “l’UPI e la commissione all’Innovazione tecnologica, che fa capo al ministro Renato Brunetta, da settembre faranno un censimento di tutti i progetti sviluppati sul territorio. Sarà il primo passo - ha auspicato Ghirardelli - per coordinare tutti poiché sinora i vari soggetti pubblici e privati si sono sempre mossi in modo autonomo.”

La diffusione delle zone Wi-Fi è una battaglia che noi tutti di Media Duemila portiamo avanti da un anno. Il nostro direttore scientifico ha costituito un comitato che promuoverà azioni concrete perché ciò avvenga. Il diritto di accesso passa anche attraverso la possibilità di accesso e senza ledere diritti commerciali. Inoltre la possibilità di accesso a zone Wi-Fi potrebbe risolvere anche il problema del roaming e gli utenti fuori della loro Nazione d’origine possono accedere ai loro dati senza costi onerosi.

PARTECIPA al Gruppo di discussione su Facebook promosso dal direttore di Media Duemila Maria Pia Rossignaud e dal professor Derrick de Kerckhove

intervista di Erminio Cipriano

Re Tech Life: impresa sociale e impegno ambientale

Tags: , , , , , , , , , , , , ,


Re Tech Life Onlus nasce come modello di impresa sociale che si basa su un nuovo approccio alle problematiche ambientali, trasformandole in occasioni di sviluppo di occupazione. La cooperativa dal 2006 rigenera ogni anno migliaia di computer dismessi da grandi aziende per poi destinarli a scuole e progetti sociali in Italia e in altri Paesi.

Media Duemila ha intervistato il presidente Giorgio Biella.

Come nasce la vostra Onlus e quali sono gli obiettivi che vi proponete?

Il progetto nasce da una presa di coscienza del continuo degrado delle nostre città, dal desiderio di creare un modello di “intrapresa” capace di catalizzare competenze tra il sociale ed il privato, modificando l’incognita del “rifiuto elettronico” in occasione e trasformando il recuperato in reimpiegato. Abbiamo preso coscienza che tutto ciò che viene considerato obsoleto, in relazione alla continua evoluzione dei sistemi operativi, ha ancora un valore d’uso futuro. Sulla base di queste considerazioni sono apparsi subito chiari gli obiettivi da perseguire:

-         creare occupazione favorendo il reinserimento sociale di categorie disagiate, attraverso la formazione;

-         dare post valore all’I.T. obsoleto per Aziende ma ancora funzionale per Enti, Scuole, Associazioni ecc…;

-         reinterpretare il modo di fare Onlus rendendo “imprenditoriale” il settore no-profit: non più solo assistenzialismo ma capacità imprenditoriale per autosostenersi;

-         dare risposte concrete ai bisogni di occupazione di persone soggette a detenzione, che usufruiscono di misure alternative alla pena, o che da poco hanno ottenuto la libertà. Si pensi che il tasso di recidività dei reati per persone che terminano la pena senza misure alternativa è superiore al 64%, per calare al di sotto del 14% a livello nazionale per persone che partecipano a percorsi di reinserimento sociale.

In cosa consiste la campagna “Pc gratis alle scuole” che Re Tech Life porta avanti insieme a Net Poleis?

La Cooperativa da anni rigenera migliaia di Personal Computer destinati per lo più in donazione a Scuole, Enti non-profit, Associazioni, ecc., per conto di importanti Istituti di Credito o multinazionali. Il materiale dismesso dalle grandi aziende viene recuperato dalla cooperativa, la quale procede alla serializzazione, al test, all’eventuale sostituzione delle parti difettose o all’upgrade, nonché alla pulizia, all’imballo ed infine alla spedizione.

Le richieste di donazione vengono vagliate dagli organi competenti ed erogate in funzione dei fondi disponibili.

Quali sono gli altri progetti su cui state lavorando?

Attualmente la cooperativa ha avviato l’iter burocratico per l’ottenimento delle autorizzazioni al trattamento dei R.A.E.E. (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). Tale progetto è stato sviluppato grazie anche al contributo di Fondazione Cariplo che, come noi, crede fortemente nella possibilità di poter creare nuove opportunità di lavoro.

Quanto contano le nuove tecnologie, social media e social network, per il vostro lavoro?

Con grande soddisfazione stiamo osservando che il lavoro fatto in questi anni non è stato vano. Stiamo avendo grossi riscontri in termini di contatti e di immagine, ma la strada verso nuovi strumenti di comunicazione che possano portare l’esperienza acquisita in questi anni alla portata di tutti e, perché no, verso una duplicazione della cooperativa stessa in altre zone d’Italia, è appena cominciata.

Come favorire la diffusione della cultura dell’innovazione nel nostro Paese?

Nel 1994, l’ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) ha fornito una definizione di sviluppo sostenibile:  “Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturali”. Ciò significa che le tre dimensioni economica, sociale ed ambientale sono strettamente correlate ed ogni intervento di programmazione deve tenere in considerazione le relative interrelazioni. L’innovazione non dovrebbe essere orientata ad uno soltanto dei tre termini prescindendo dagli altri, ma deve mantenere un sostanziale equilibrio perché possa definirsi innovazione.

intervista di Erminio Cipriano

Net Poleis per sostenere lo sviluppo e combattere le differenze

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,


Net Poleis, un network per promuovere la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica, il trasferimento tecnologico, lo sviluppo a tutto tondo. Ma anche un network per coordinare iniziative volte ad avviare e diffondere azioni di salvaguardia e sviluppo delle comunità e dell’ambiente. La Federazione “Net Poleis” nasce sotto l’egida dell’UNRIC-ONU.

Media Duemila che ne fa parte ha intervistato Dianora Bardi, Presidente di Net Poleis ed anche docente attiva nella promozione di politiche culturali utili alla modernizzazione della scuola.

Quali gli obiettivi di Net Poleis?

L’obiettivo è approfondire, far conoscere i grandi temi socioeconomici e culturali cruciali per lo sviluppo del Paese e ben  identificati da istituzioni sovranazionali quali l’ONU, l’UNESCO e l’Unione europea. La Federazione intende sensibilizzare e coinvolgere i decisori e l’opinione pubblica, favorendone la partecipazione motivata e responsabile per promuovere strategie condivise.

Quali sono le aree di intervento e di studio?

L’attenzione di Net Poleis si concentra prioritariamente sugli obiettivi del Millennio (in particolare su: educazione primaria, sostenibilità, digital divide, fame e povertà, salute, nonché sulle problematiche relative ai bambini soldato) scelti dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, senza tralasciare l’importanza che ricerca, innovazione, e trasferimento di buone pratiche possono dare per l’effettivo e duraturo conseguimento degli obiettivi sopra descritti.

Come favorire la diffusione  della cultura dell’innovazione nel nostro Paese?

Al fine di facilitare il raggiungimento delle sue ambiziose finalità, Net Poleis riunisce competenze di qualità, comprovate esperienze e riconosciute professionalità messe a disposizione da strutture universitarie, prestigiose associazioni, grandi enti e società che aderiscono alla Federazione.

Quanta e quale importanza possono avere le nuove tecnologie?

NetPoleis si avvale del supporto di tecnologie all’avanguardia che permettono una larghissima diffusione e disseminazione della conoscenza, nonché la possibilità di totale interazione tra gli attori coinvolti (dal pubblico via Web ai protagonisti dei vari progetti). Attualmente dispone di piattaforme di social network, Web-tv, Web-tv collaborative, libri elettronici, rivista on line, webconference, possibilità di streaming simultaneo.

A chi si rivolge?

Il nostro network si rivolge ad aziende, istituzioni, associazioni, Pmi, mondo della scuola e dell’Università e attualmente raggiunge oltre 350.000 contatti.

Quali sono i progetti e gli eventi a cui state lavorando?

Come prima iniziativa istituzionale, Net Poleis promuove la settimana di eventi (ObiettiviSviluppo) dal 19 al 23 ottobre 2010, festa italiana per la giornata mondiale dell’ONU, 9 grandi manifestazioni in 4 città italiane: Roma, Milano, Torino e Catania, sotto l’egida dell’UNRIC-ONU e il patrocinio dell’UNESCO, per approfondire e far conoscere i grandi temi socioeconomici e culturali ritenuti cruciali per lo sviluppo, definiti dalle istituzioni sovranazionali. In  particolare  vengono trattate alcune delle  questioni che rientrano tra gli obiettivi del Millennio: il rapporto tra Nord e Sud del mondo, la ricerca e l’innovazione delle tecnologie per raggiungere tali finalità, con una particolare attenzione alle best practices già realizzate o attuabili nell’immediato, con uno sguardo al futuro (tra i temi trattati: sostenibilità, povertà estrema e fame, tecnologie e digital divide, partenariato mondiale).

Altri progetti su cui stiamo lavorando e che vorrei segnalare riguardano gli ex-bambini soldato, un progetto per portare i computer nelle scuole primarie italiane e nei Paesi in via di sviluppo, vari convegni e seminari sui nati digitali.

intervista di Erminio Cipriano

Spazio a spettautori, prosumer e screttori

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,


di ERMINIO CIPRIANO.

Lo scatto di Janis Krums all’aereo ammarato sull’Hudson, i messaggi su FriendFeed dopo la prima forte scossa di terremoto in Abruzzo, il video amatoriale su YouTube che diffuse in tutto il mondo la morte di Neda simbolo della rivoluzione popolare in Iran. Sono alcuni degli episodi citati da Sergio Maistrello in “Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism” (edito da Apogeo) che confermano il cambio di rotta che l’informazione sta seguendo. Persone comuni dietro ai fatti che apprendiamo sui giornali (”spettautori”, spettatori e al tempo stesso autori), persone che bypassano la mediazione giornalistica diventando testimoni e autori delle notizie (”prosumer”, produttori e consumatori), persone che utilizzano nuove tecnologie e social media per comunicare al mondo (”screttori”, come li definisce Derrick de Kerckhove, fusione di scrittori e lettori). Il nuovo sistema di relazioni che si sta affermando è Peer to Peer: “la società in Rete - scrive Maistrello - sta imparando a comunicare, a informarsi, a condividere cultura, a commerciare, ad amministrarsi, a divertirsi, a progettare al di là di ogni forma di mediazione conosciuta in precedenza”.

Quali effetti ha tutto questo sul lavoro giornalistico? Cambia il modello di negoziazione giornalistica, spiega l’autore. Dal classico processo lineare che dal fatto conduce al consumo dell’informazione (dalle fonti, al giornalista mediatore, fino ad arrivare al pubblico passivo), passiamo alla rinegoziazione favorita da Internet: “Con il diffondersi dei network digitali fonti, giornalisti e pubblico diventano parte integrante dello stesso ecosistema, ugualmente rappresentati e ugualmente abilitati a ricevere e a pubblicare informazioni”.
Sergio Maistrello, giornalista freelance e docente di “Giornalismo e nuovi media” all’Università di Trieste, definisce il suo libro “un manuale per gli studenti”, ragazzi che spesso arrivano all’ultimo anno di specializzazione senza conoscere le enormi possibilità offerte dalla Rete e che guardano con pessimismo al loro futuro. “Questo è un libro ottimistico, ben scritto e attuale” concordano Vittorio Zambardino e Massimo Russo durante la presentazione, autori tra l’altro di “Eretici digitali” (edito sempre da Apogeo). Zambardino spiega che molti giornalisti non percepiscono questo cambiamento di rotta e tutto viene vissuto come un problema organizzativo, come uno stravolgimento delle tradizionali routine burocratiche e produttive di una redazione. Secondo il giornalista di Repubblica.it guardando al mondo dell’informazione “c’è una regressione nel nostro Paese, non è vero che le cose stanno andando avanti, purtroppo avanza l’idea che il cittadino non può mettere il becco e che la politica è roba da leadership”. Gli fa eco Massimo Russo, direttore di Kataweb.it: “Il nuovo fatica a crescere perché mancano ancora quei modelli di business che faranno sopravvivere giornali e giornalisti”. Sergio Maistrello è convinto che l’autorigenerazione del giornalismo passa attraverso la qualità: “Editori e giornalisti sopravvivranno se sapranno produrre il migliore giornalismo possibile. Perfino l’affannosa ricerca di un modello commerciale non può che venire in secondo piano rispetto a questa priorità. È il giornalismo la via d’uscita dalla crisi del giornalismo”.

Erminio Cipriano

media2000@tin.it

Banda ultra-larga: tecnologia Ftth, fibra fino a casa

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,


di ERMINIO CIPRIANO.

Il possesso di una rete a banda ultra-larga basata su fibra ottica è una necessità non più rimandabile. Paesi come Corea, Giappone, Cina e Stati Uniti da tempo hanno iniziato ad investire sulle grandi infrastrutture di reti di nuova generazione (Ngn). “Banda larga e tecnologie Fibre-to-the-home (Ftth) costituiscono un tema caldissimo”, Mario Frullone apre con queste parole il seminario organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni “Tecnologie fotoniche per le comunicazioni e le applicazioni del futuro“.
Lo sviluppo di una Nazione è legato alla facilità di accesso alle informazioni. E l’accesso alle informazioni richiede infrastrutture adeguate. Media Duemila ha in più occasioni sollevato il dibattito (a partire dal numero 205, aprile 2003, dedicato all’avvento della Larga Banda) e il nostro direttore scientifico Derrick de Kerckhove sta lavorando alla costituzione di un comitato a sostegno di una maggiore diffusione delle aree Wi-Fi. Nel blog di questa settimana Maria Pia Rossignaud sottolinea appunto quanto è determinante per un Paese investire in infrastrutture tecnologiche, così come nel secolo scorso è stato importante costruire strade ed autostrade.
Per il direttore delle ricerche FUB ciò che limita gli investimenti in Tlc è la mancanza di un appropriato modello di business e “per questo in Italia ci troviamo ad avere quattro reti di telefonia mobile e non riusciamo a farne una a banda ultra-larga”. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea sulla competitività digitale in Europa le connessioni broad band sarebbero circa 2 milioni contro le 5,5 milioni degli Usa. Il vecchio continente sconta la mancanza di infrastrutture di connessione adeguate (Ftth appunto) e l’Italia risulta uno dei Paesi europei più arretrati in tal senso. Tra i motivi di questo gap digitale il professor Carlo Cambini del Politecnico di Torino ha ribadito la scarsa alfabetizzazione informatica: “molti cittadini non sanno a cosa può servire una connessione a banda ultra-larga”. Antonio Mecozzi, ordinario all’Università dell’Aquila, tra i maggiori esperti mondiali nel campo delle comunicazioni ottiche, ha presentato le possibilità tecnologiche offerte dalla fibra in varie configurazioni e applicazioni sottolineando come connessioni Ftth a 50/100 Mb/s richiedono investimenti e normative adeguati. Rita Forsi e Giorgio Tosi Beleffi dell’Istituto superiore per le comunicazioni e le tecnologie dell’informazione (ISCOM) hanno illustrato alcuni progetti pilota e attività di ricerche in corso e in collaborazione con la FUB, che riguardano lo sviluppo delle reti ottiche.

Erminio Cipriano

media2000@tin.it

Come saranno i giovani di domani?

Tags: , , , , , , , , ,


“Media, società e giovani. Come saremo domani?” è il titolo del convegno proposto dal Vicariato di Roma Ufficio Pastorale Universitaria, nell’ambito della Settimana delle Scienze della Comunicazione (che si è svolta a Roma dal 17 al 22 maggio), organizzato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione della “Sapienza” Università di Roma. L’evento ha messo a confronto, attraverso un dialogo-intervista fra ricercatori junior e ricercatori senior, gli aspetti che caratterizzano i futuri scenari mediali. “Voi giovani sarete quello che vorrete essere - ha detto a Uniroma.tv il nostro direttore Maria Pia Rossignaud - cioè dovete costruire il vostro futuro seguendo le esigenze del momento che sono quelle di una generazione che ha a disposizione delle tecnologie che prima noi non avevamo”. Giampiero Gramaglia, giornalista e presidente dell’Associazione Amici di Media Duemila, parlando dei giovani di domani ha aggiunto: “speriamo che ci sia un futuro che voi costruirete in cui il valore dell’informazione e il valore della notizia siano riconosciuti e siano apprezzati”.

 

di Erminio Cipriano

Diffusione e tutela dei contenuti digitali

Tags: , , , , , , , , , , , ,


di ERMINIO CIPRIANO

 

        “I contenuti sono il nuovo tesoro dell’era digitale”, soprattutto considerando la crescita delle Web TV e l’avvento del digitale terrestre che hanno moltiplicato i canali di diffusione. Così il presidente della Fondazione Ugo Bordoni, Enrico Manca, ha presentato il seminario “Distribuzione di contenuti digitali in Rete e modelli di business cross-mediali“. Lo stesso Manca ha però sottolineato che il mercato dei cd è in calo da nove anni e che per risollevare la filiera è urgente un nuovo modello di business. Banda larga e digitale terrestre aprono nuove prospettive in questo mercato dei contenuti digitali, ha ricordato Mario Frullone. La difficoltà, secondo il direttore ricerche Fub, resta quella di bilanciare due esigenze contrapposte: libertà di fruizione dei contenuti in Rete da un lato e nuove tecnologie di protezione degli stessi dall’altro.
Francesco Cassetti, docente dell’Università Cattolica di Milano, nella sua analisi dei processi di consumo ha delineato le cinque categorie che definiscono il valore di un contenuto:
- l’accessibilità dei contenuti (accessibility);
- la loro generazione o creazione (generativity);
- il piacere dei contenuti, quindi la curiosità e le sensazioni che questi suscitano (embodiment);
- l’appropriazione e lo scambio dei contenuti (sharing);
- la loro specificità (site specificy).
Negli ultimi anni miliardi di consumatori hanno avuto la possibilità di generare esperienze in Rete, ha ricordato Leonardo Chiariglione, presidente del gruppo internazionale MPEG e di Cedeo.net, anche se “il mondo dei contenuti piange, perché le persone sanno che se hanno bisogno di una canzone o di un film lo prelevano gratuitamente in Rete. E questo è inaccettabile”. Per questo, ha spiegato ancora Chiariglione, è necessario fornire un modo di diffusione dei contenuti, un modello di business, che si adatti ai diversi modi di consumo degli utenti.
Fabio Macaluso, giurista dello Studio Valli & Associati, ha sottolineato alcuni punti della legge sul diritto d’autore ricordando come è stato rafforzato il meccanismo sanzionatorio per chi si appropria illegalmente delle opere altrui. Macaluso ha osservato come oggi esista una “tendenza ideologica alla pirateria”, riportando il caso del famoso sito di file sharing “Pirate Bay” che annovera un proprio rappresentante eletto in Svezia nel Parlamento europeo. “C’è un problema di educazione dell’utente consumatore” anche perché, ha ammesso lo stesso giurista, la legge sul diritto d’autore è troppo macchinosa e complessa.

 

Erminio Cipriano

La condanna di Google

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,


Nel maggio del 2006 quattro studenti di un istituto tecnico di Torino girano un video in cui insultano e maltrattano un loro compagno disabile, affetto da sindrome di down. L’8 settembre dello stesso anno il filmato viene pubblicato su Google Video - servizio di video sharing al pari di YouTube, sempre di proprietà del colosso di Mountain View - dove rimane, cliccatissimo nella sezione “video più divertenti”, fino al 7 novembre quando viene rimosso. Intanto la procura di Milano cita in giudizio quattro dirigenti di Google, con l’accusa di concorso in diffamazione e violazione della privacy.
Il 24 febbraio 2010 il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google per non aver impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca del video incriminato. In particolare il giudice Oscar Magi ha condannato David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia e Peter Fleischer, responsabile delle strategie del gruppo, per violazione della legge sulla privacy a sei mesi di reclusione con pena sospesa e li ha invece assolti dal reato di diffamazione. “Non esiste la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web - scrive il giudice Magi per motivare la condanna inflitta ai tre dirigenti Google -. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità”.
“Sentenza sorprendente che mette in discussione principi fondamentali di libertà dal momento che i nostri dipendenti sono stati condannati dal giudice per atti commessi da terzi” è la reazione immediata di Google sulla sentenza del Tribunale di Milano. La questione resta aperta: i grandi motori di ricerca e i provider sono responsabili per i contenuti immessi on line, e che vengono scaricati da milioni di utenti? “La normativa vigente - ha specificato Marco Pancini, responsabile dei rapporti istituzionali di Google Italia - è stata definita appositamente per mettere gli Internet service provider al riparo dal danno di responsabilità, a condizione che rimuovono i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Se questi principi vengono meno, e se siti come i blog, Facebook, YouTube vengono ritenuti responsabili del controllo di ogni video - ha proseguito lo stesso Pancini - significherebbe la fine di Internet come oggi lo conosciamo, con tutte le conseguenze politiche e tecnologiche”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, aprendo un piccolo caso diplomatico: “Siamo negativamente colpiti dalla decisione. Non siamo d’accordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider”. L’ambasciatore ha inoltre ricordato la recente presa di posizione del segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero è un diritto umano inalienabile. Anche Michael Posner, assistente segretario di Stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, ha espresso le sue perplessità sulla sentenza di condanna di Google: “è spiacevole che le autorità italiane abbiano cercato di imporre ai rappresentanti di una società privata una censura preventiva dei contenuti. Siamo chiaramente preoccupati per le conseguenze che questa sentenza potrebbe avere a livello globale”.
I magistrati di Milano che si sono occupati dell’inchiesta, il sostituto procuratore Francesco Cajani e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, hanno prontamente replicato che la libertà d’espressione sul Web non è in discussione, assicurando che la sentenza non avrà effetti sui social network e su chi si esprime su Internet senza finalità di lucro. “Con questo processo - hanno precisato i magistrati - abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”.
Numerosi sono stati anche i commenti politici ed istituzionali sulla vicenda Google. Secondo Paolo Gentiloni (Pd): “il principio della responsabilità dei motori di ricerca o dei social network per i contenuti messi in Rete dagli utenti è un precedente unico e allarmante”. Maurizio Gasparri (Pdl) plaude alla decisione del Tribunale di Milano: “è una sentenza esemplare, ci auguriamo che non si sottovaluti più l’importanza della vigilanza dei contenuti immessi in Rete”. Per Antonio Di Pietro (Idv): “con questa condanna alla libertà della Rete hanno perso tutti”. Il Garante della privacy Francesco Pizzetti ha scritto in una nota: “È certo che questa pronuncia pone all’attenzione di tutti la necessità di individuare con urgenza regole condivise, che consentano di salvaguardare la libertà della Rete e di tutelare la dignità e la riservatezza delle persone”.

 

di Erminio Cipriano