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La tutela remediale sulla rete Diritto e web a confronto

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di DARIO GENTILI -

Venerdì 22 febbraio, in occasione della consegna del IV Premio Nazionale ‘Vittorio Frosini’ in Informatica giuridica e Diritto dell’informatica, la Fondazione Calamandrei ha organizzato una tavola rotonda sul tema La tutela remediale sulla rete. Come ha sostenuto Vincenzo Zeno-Zencovich (Presidente della Fondazione Calamandrei) introducendo la discussione, l’incremento costante delle attività umane su Internet, da quelle di natura commerciale a quelle di natura sociale, sta moltiplicando le tipologie di illecito, che sollecitano la dimensione remediale del diritto. Non si tratta soltanto e semplicemente di applicare le forme di rimedio tradizionali all’ambito di Internet, ma si è spesso chiamati a concepire nuove forme di rimedio in quanto l’accertamento, la condanna, la restituzione e l’esecuzione – i passaggi classici del procedimento giudiziario – devono conformarsi all’immaterialità del mondo della Rete. Si pensi soltanto alla difficoltà di tutelare, con strumenti elaborati per intervenire nel mondo materiale, la proprietà industriale e intellettuale quando essa è violata in Internet.

Sono tutte problematiche, queste, diventate oggi di strettissima attualità, ma già dagli anni Ottanta Vittorio Frosini aveva previsto che l’informatica sarebbe diventato uno dei campi di prova decisivi su cui si sarebbe misurata la giurisprudenza. Ed è quanto è emerso dalla tavola rotonda. Negli interventi che si sono susseguiti, infatti, è emerso un elemento comune: sebbene da punti di vista diversi, l’elaborazione giuridica relativa al mondo della Rete si presenta come un work in progress. Se Pasquale Costanzo ha ribadito l’ancoraggio nella Costituzione di tutti gli strumenti remediali, anche di quelli relativi a internet, Giorgio Costantino ha evidenziato le novità sul piano del diritto civile: mentre nei prossimi tempi entrerà a pieno regime il processo civile telematico, già si profila la nuova sfida per il diritto dell’informatica, ovvero l’archiviazione dati in rete – il cloud – con tutti i rischi di violazione della privacy in cui potrebbe incorrere. Mario Stella Richter si è invece soffermato su uno dei diritti acquisiti più esposti alla violazione in rete: il diritto d’autore. Per tutelarlo, le cosiddette società intermediarie come la SIAE dovrà adeguarsi al contesto della Rete. Giovanna Corrias Lucente ha posto l’attenzione sul fatto che Internet può essere anche uno strumento criminogeno (stalking, spamming, pedopornografia, diffamazione) e ha presentato i casi più recenti di interventi repressivi sulla Rete. Per quanto complesso, fondamentale è trovare un punto di equilibrio tra la tutela e la libertà d’espressione sul web. Infine, Francesco Cardarelli si è concentrato sulla diversità dei rimedi e dei diritti soggettivi nell’amministrazione digitale rispetto a quella ordinaria.

Dalla tavola rotonda è dunque emerso un panorama giuridico sfaccettato e in costante via di definizione, il cui aggiornamento si misura sul brevissimo periodo.

Dario Gentili

media2000@tin.it

Rumori di fondo e comunicazione in Rete. Emergenza ed emergency

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Un rumore di fondo che non permette di distinguere il sostanziale dall’effimero. La Rete che esalta il meglio ed il peggio che secondo Ferruccio de Bortoli tende a prevalere , in una Rete dove la correzione è tendenzialmente più difficile. Diritto all’oblio in una memoria multimediale dove questo diritto spesso non esiste. Ho discusso di questo con Gianni Di Giovanni (autore del libro che presenteremo martedì 12 luglio presso la Fieg), che ha risposto con un’altra domanda: “Attila avrebbe voluto essere dimenticato?”.

 

Derrick a questo punto continua la mia riflessione: “Nell’era dell’informazione istantanea, dice McLuhan, il rumore è la cosa vera (the real thing). Infatti la velocità della circolazione del rumore trapassa tutti i controlli e le conseguenze arrivano.  Siamo tutti appendici del rumore come dice Max Picard di quelli che sono vittime dell’informazione ambientale però non criticamente. Intanto le notizie false sono generalmente smentite velocemente. Sono le vere che portano alle conseguenze, alcune molto sostanziale come, per esempio, gli eventi nei Paesi arabi. Il rumore di Twitter che porta con sé tutti  gli altri rumori, il passaparola elettronico. L’inconscio connettivo della Rete porta la sua pertinenza al momento dell’emergenza e anche dell’emergency”.

 

La storia è storia, dunque racconta pagine più o meno belle, atti più o meno corretti. Discutere di concetti tanto importanti per il nostro mondo e le aziende che operano è fondamentale per far crescere noi e far crescere il nostro Paese: il nostro atelier di intelligenza connettiva continua.

FIEG: giusta posizione del Garante dei dati personali su privacy - diritto d’autore

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Commentando la relazione del Garante per la protezione dei dati personali, il Presidente della FIEG Carlo Malinconico ha osservato: “Il garante dei dati personali ha ribadito un concetto fondamentale che è assolutamente condivisibile. Il rapporto tra tutela della riservatezza e diritto-dovere di cronaca si basa sul difficile ma essenziale equilibrio tra principi tutti di valenza costituzionale, nessuno dei quali deve essere irrimediabilmente compromesso”.

Il Presidente della FIEG ha poi aggiunto: “Trovo particolarmente significativo il richiamo del Garante alle regole che devono presiedere al bilanciamento della riservatezza e del diritto dovere di cronaca, regole la cui sede più adatta è il Codice deontologico”. “Per altro verso - ha concluso Malinconico - va sottolineato l’alto richiamo del Garante ad evitare forme di accanimento informativo a protezione della dignità delle persone, specie le più deboli”.

Cinque miliardi di persone con cellulare nell’era di Internet Economia e diritti in Rete

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di ERMINIO CIPRIANO

 

Portali di e-commerce e nuovi servizi pubblici on line, e-banking, social network e condivisione dati tramite cloud computing sono il risultato dell’evoluzione degli ambienti digitali negli ultimi anni. Questo ha portato da un lato alla nascita di servizi sempre più accessibili e interattivi, dall’altro ha posto seri dubbi sulla tutela dei diritti dell’utente on line. Di diritti in Rete  ha parlato la Fondazione Ugo Bordoni in occasione del seminario I diritti dell’utente digitale.

Francesco Sacco dell’Università Bocconi, nella sua relazione d’apertura ha osservato che “oggi un terzo delle persone che fanno muovere l’economia sono on line e 5 miliardi hanno il cellulare”. Insomma desktop e mobile sono sempre più integrati. “A livello globale il mondo di Internet crea una forte crescita della produttività” ha aggiunto il professor Sacco: aumento di fatturato per le aziende che investono in Rete (10% di aumento della produttività per le piccole e medie imprese); aumento delle esportazioni (le PMI che usano pesantemente il Web esportano 2 volte X); inoltre il 75% dell’impatto di Internet viene dai settori tradizionali.

“Dopo l’era del petrolio il futuro dell’economia si baserà sulla velocità di Internet” ha dichiarato lo stesso Derrick de Kerckhove nel corso del convegno romano McLuhan: Tracce del futuro. “Le potenzialità della Rete sono infinite - ha proseguito il direttore scientifico di Media Duemila - e la trasparenza, con la massima circolazione possibile delle informazioni, deve esserne una caratteristica essenziale”.

L’avvocato Guido Scorza ha esordito chiarendo alla platea chi sono questi utenti digitali: “i 500 milioni di utenti su Facebook e i 2 miliardi di persone che ormai popolano la Rete costituiscono una comunità globale”. Ha poi elencato e spiegato i diritti degli utenti che navigano on line:

  • diritto all’accesso (l’accesso a Internet ripropone il dibattito sul digital divide: tra quei 2/3 di information haves e 1/3 di information have not);
  • diritto all’identità personale (diritto ad essere riconosciuto per quello che effettivamente si è nella società e nel contesto in cui si vive);
  • diritto alla conoscenza (da un lato abbiamo a disposizione la più grande biblioteca del mondo, che è Internet, dall’altro si pone il problema sui diritti di proprietà intellettuale, a cui l’Osservatorio TuttiMedia ha dedicato lo scorso Premio Giovannini Diritti d’autore nell’era di Internet);
  • diritto alla privacy (la crescita dei social network ha posto in modo ancora più evidente la tutela alla privacy on line, come ha specificato anche Maria Luisa Sangiorgio del C.d.a. FUB);
  • diritto all’informazione (Internet ha consentito il passaggio da un utente “passivo” di informazione a un utente “attivo” che apre blog e incrementa il citizen journalism);
  • diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con la pubblica amministrazione;
  • diritto alla trasparenza nelle condizioni contrattuali (e l’inspiegabile vuoto normativo);
  • diritto al libero mercato (da un lato la concorrenza e dall’altro monopoli e oligopoli duri a morire).

“Serve una convenzione internazionale, un eG8 vero” è stato l’auspicio di Guido Scorza anche in vista del recente G8 su Internet di Parigi che ha evidenziato la difficoltà degli Stati nel ricercare orientamenti comuni in materia. Questa è stata anche la proposta lanciata da de Kerckhove: “È necessario che una volta decise le regole fondamentali, una sorta di carta di navigazione e di accesso alla Rete, si organizzi un consorzio internazionale che nei fatti già esiste ma che deve avere però un riconoscimento formale affinché il mondo interconnesso diventi un capitolo fondamentale della politica dei governi locali”.  

Mario Frullone, direttore delle ricerche della FUB, ha sottolineato l’importanza di uno strumento quale il Registro Pubblico delle Opposizioni che poi l’ingegner Maurizio Pellegrini della FUB ha spiegato nei particolari. “Il servizio permette agli abbonati di non ricevere più chiamate pubblicitarie iscrivendosi al Registro. La norma approvata nel 2010 - ha dichiarato Frullone - allinea l’Italia al resto d’Europa e segna il passaggio dal regime dell’opt-in, che prevede l’esplicito consenso del cliente per poter essere chiamato, all’opt-out, che rende invece gli abbonati contattabili a meno che non si iscrivano al Registro”. 

 

Erminio Cipriano

media2000@tin.it

Contro la pirateria meno repressione più tutela

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di VINCENZO VITA

 

 

Et et, non aut aut. Il diritto d’autore non può essere il territorio della tenzone tra due fondamentalismi: l’estremismo proprietario e l’approccio anarco-liberista sulla e nella Rete. È, piuttosto, il luogo privilegiato di negoziati aperti, di sperimentazioni coraggiose - qualche volta andando contro il senso comune - di rotture di continuità dei e nei modelli giuridici prevalenti. Del resto, l’idea stessa di tutelare il diritto d’autore è piuttosto recente e certamente transeunte. Anzi, prima che l’implosione delle tecniche sommerga qualsiasi possibilità di difendere simile approccio, è bene avviarsi verso una più articolata e affascinante tutela: passando via via dall’opera in senso stretto - il prodotto finito tipico della lunga stagione elettrica e analogica - al lavoro intellettuale.

Serve un atteggiamento aperto: decisivo e cruciale nel secolo dei saperi, dei beni immateriali. Del resto, le tipologie, le strutture stesse della produzione culturale riflettono la sintesi sociale dell’epoca di cui fanno parte. Dal fordismo alla Rete, metafora di un più grande e profondo mutamento. La Rete è divenuta la parte principale. Anzi. È la protagonista della comunicazione, che racchiude le potenzialità della radio, della televisione, del cinema, dell’audiovisivo e della stampa. Inoltre, aggiunge la ricerca personalizzata, con archivi praticamente infiniti e, soprattutto con il Web 2.0 (3.0, 4.0, 5.0…), consente l’avvio di una conversazione in tempo reale. Un dialogo. Da pari a pari. Peer-to-peer. La Rete è fatta di relazioni sociali. Dai social network ai blog assistiamo ad un raccontarsi, ad un mostrarsi, ad un intrecciarsi con l’altro.

La Rete è anche scambio di opinioni, di foto, di commenti e di opere d’autore. Scaricare illegalmente da Internet file musicali, film, video e programmi, è diventata con il tempo una delle attività forse più diffuse tra gli utenti. Ma, se da un lato ci troviamo di fronte al fenomeno della pirateria, dall’altro abbiamo un corpo normativo finalizzato più alla repressione che alla tutela. E - come direbbe Lessig - “la libera cultura rimane schiacciata nel mezzo e ne paga le conseguenze”. Tuttavia, il lavoro intellettuale va remunerato e tutelato. È necessario integrare la normativa sul copyright delle opere d’ingegno, tenendo conto delle nuove soluzioni nel frattempo emerse, come gli schemi di licenze flessibili del tipo Creative Commons Public Licenses (CCPL), licenze di diritto d’autore che si basano sul principio “alcuni diritti riservati”.

Nel rispetto dei principi fondamentali della Rete, che sottolineano la funzione stessa di bene comune e di diritto fondamentale, ormai sancito dal Parlamento Europeo, ma non ancora riconosciuta nell’ordinamento italiano - giusta la proposta di Stefano Rodotà di introdurre nella Costituzione un articolo 21bis sulla Rete - dobbiamo affrontare distintamente, ma in modo coordinato, le nuove soluzioni emerse in campo di diritto d’autore e il tema della governance di Internet, così come la stessa Autorità per la concorrenza e il mercato invita a fare. Il Presidente Catricalà, in una lettera datata 17 gennaio 2011, in seguito al caso Fieg/Google, sostiene - tra spunti diversi - che “l’Autorità auspica l’inserimento nell’attuale quadro normativo di una disciplina che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale idoneo ad incoraggiare su Internet forme di cooperazione virtuosa”.

È in corso, però, un conflitto sordo e qualche volta opaco: una vera lotta di potere tra vecchie convenienze e insorgenza di un universo di valori diversi, dell’epoca della decrescita. Il 2011 potrebbe rivelarsi un vero e proprio spartiacque: Rete aperta o chiusa via via da un’accezione escludente del copyright? Segnali negativi si susseguirono. Dalla legge Hadopi in Francia ai negoziati Acta. Al pessimo decreto legislativo Romani, da cui tuttavia è scaturito l’interessante documento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sottoposto a consultazione pubblica: aperto, pur mantenendo frammenti di cultura tradizionale. E poi, siamo - come è noto - in minoranza nell’ambito istituzionale.

Insomma, possiamo, dobbiamo fare un salto di qualità: a partire dalla nostra mente. Passiamo dalla concezione classica e chiusa del diritto d’autore alla valorizzazione piena della forma-pensiero e del lavoro artistico e intellettuale nell’epoca della più clamorosa riproducibilità tecnica. E Alfred Sohn-Rethel, Walter Benjamin forse ce ne saranno grati.

 

Vincenzo Maria Vita 

Senatore PD

Diritti d’autore per tutti

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Al senato con Vincenzo Vita rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle associazioni e del mondo dell’industria. Questo tavolo dimostra ancora una volta che ipotesi convergenti anche laddove gli interessi sembrano essere divergenti è sempre il miglior modo per trovare soluzioni non discriminanti. L’Osservatorio TuttiMedia a Milano il 17 febbraio ha parlato di segnali deboli utili ad anticipare il futuro, e in questo pomeriggio intenso qualche segnale è emerso.

Il Consigliere D’Angelo infatti ha sottolineato che mentre il mondo cambia velocemente, le regole si adeguano meno velocemente ai nuovi scenari: “Oggi l’AGCOM si trova ad avere un ruolo di regolamentazione, per questo abbiamo aperto il tavolo di consultazione. In altri Paesi non solo europei ci sono leggi che regolano la materia”. Il tavolo di consultazione promosso dall’AGCOM si chiude proprio in questi giorni. Media Duemila ne parlerà, come ha già fatto negli ultimi due numeri già pubblicati con interventi di Anselmi, Vita, de Kerckhove, Splendore, Balboni e di Corrado Calabrò. Le testimonianze (alcune già su Media Duemila on line) propongono una visione di insieme, sebbene ciascun esperto approfondisce l’argomento dal suo punto di vista.

In un mondo, come giustamente ha sottolineato D’Angelo, dove tutto cambia è opportuno ragionare su norme lecite ed adeguate ai tempi. Gli ultimi avvenimenti che stanno sconvolgendo l’assetto nel Magreb impongono la dimensione tecnologica dell’essere moderno in posizione prioritaria.

“I diritti d’autore sono un settore - continua il commissario D’Angelo - dove il mondo sembra andare in ordine sparso”. Noi di Media Duemila proponiamo invece  un tavolo globale dove la dimensione tecnologica dell’oggi non sia ignorata, sottovalutata o sottostimata. De Kerckhove ha scritto su Media Duemila che il TransCopyRight può essere il sogno di tutti, ma intanto come ha sottolineato Vincenzo Vita c’è bisogno di essere coscienti che il diritto sociale come quello collettivo cambia quando la società evolve: “Il diritto deve adeguarsi ai tempi -  ha concluso Vita - ricordo la riforma Basaglia, l’aborto, il divorzio”.

Europa, qualità dei contenuti, innovazione e convergenza Fnsi e Grande Mutazione

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Al congresso della Federazione Nazionale della stampa Italiana Franco Siddi e Roberto Natale hanno unito editori e sindacato, e  soprattutto due personaggi che non sedevano allo stesso tavolo da quasi venti anni: Fedele Confalonieri e Carlo De Benedetti. Ciò  a dimostrazione che la convergenza di interessi oggi è materia reale. Ed a questo proposito Siddi  sottolinea  che “non c’è atteggiamento di complicità, nessuno vuole giocare a compagniucci, insieme si esercita una responsabilità consapevoli che le sfide da affrontare si  possono vincere confliggendo. Il sistema deve generare condizioni di lavoro giuste per i giornalisti, per gli editori e per gli utenti”. In pochi forse ricordano che il sindacato dei giornalisti e l’associazione editori sono nate insieme per poi staccarsi, 100 anni sono passati dai primi passi e molte controversie restano le stesse, oggi  ingigantite dalle nuove tecnologie e dalla rivoluzione che queste comportano.

“Il futuro dobbiamo affrontarlo - ribadisce Siddi -  come conservatori o come innovatori, se risolvere problemi significa trovare sinergie con chi rappresenta l’industria dell’editoria  ciò non deve rappresentare un problema”. Tutti i relatori di questa giornata di particolare interesse culturale sono stati d’accordo nel sottolineare quanto l’informazione, bene immateriale utile a tutti, debba rinascere con regole e prospettive consoni al terzo millennio. Dopo il fascismo si è riscoperto il giornalismo ed il suo valore - afferma Siddi -  se il valore dell’informazione decresce,  l’industria muore. Aggredire il futuro  può generare sconforto,  può essere faticoso. Il confronto delle parti sociali è decisivo. Il sindacato deve prendere atto della  realtà possibile oggi. Il giornale tradizionale non è finito da un valore aggiunto al sistema, senza i giornali l’enorme materiale distribuito da Assange non avrebbe avuto lo stesso impatto sull’opinione pubblica”.

Il segretario della Fnsi propone anche una riflessione interessante sulla pubblicità: “L’informazione non può essere tutta gratuita ma non può nemmeno dipendere solo dalla pubblicità. C’è stato un tempo in cui dicevamo che troppa pubblicità poteva in qualche modo influire sul prodotto giornalistico nel suo complesso, oggi ci lamentiamo del contrario: ah se ci fosse più pubblicità”. Ai giornalisti un esortazione: “non accettate compensi da fame. Un esempio per tutti Gad Lerner che ha saputo trasformarsi in giornalista multipiattaforma”. In conclusione un nuovo patto, non più eresia ma una necessità dettata dai tempi.

Roberto Natale guarda all’Europa, invita a riflettere sul caso Ungheria e a ragionare sul futuro della professione. “Non vogliamo posizioni passatiste nostalgiche, di buon giornalismo ci sarà sempre bisogno. Non è successo ciò che in molti speravano: la Rete non ha cancellato la necessità di giornalismo. WikiLeaks dimostra quanto c è bisogno di buon giornalismo. Lo scontro fra Assange ed il quotidiano  The Guardian è la prova di tutto.  Questo scontro fa riflettere su  cosa deve essere il buon giornalismo.  Quando parliamo di giornalismo lo dobbiamo contrapporre al neopopulismo mediatico”. 

Qualità dell’informazione, diritti e lavoro sono temi che con  la crisi hanno significato perlopiù  tagli: “Dobbiamo capire se gli editori hanno idee - continua Natale -  per comprendere  quale  sia il presente ed il futuro possibile per il nostro mondo. Press divide: si legge sempre meno fra i giovani. Invece di pensare solo ai tagli bisogna capire come guadagnare nuovi lettori. Conflitto e conflitti di interessi significa che esiste un problema di assetto di sistema, non basta prorogare un divieto di incroci per pochi mesi, abbiamo tutti bisogno di norme certe. Sono certo che ciò che discutiamo oggi non sono temi che riguardano solo i giornalisti. L’Italia ha dimostrato che c’è una cosciente consapevolezza del diritto di essere informati”.  

 

* foto di Angelo Palma

Condividere diritti e doveri

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Il mondo oggi va reinventato vi piaccia o no. Con l’Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila cerchiamo di fare questo, invitiamo giovani e uomini di governo, professori, dirigenti di aziende a unirsi a noi per partecipare attivamente alla rivoluzione. “Una rivoluzione che può essere paragonata a quella francese, prima grande rivoluzione epocale ma con troppo sangue - sottolinea de Kerckhove -. Oggi per evitare gli errori del passato bisogna unirsi e pensare insieme per formare una grande mente globale. La nuova responsabilità è una responsabilità umanitaria. Noi siamo responsabili verso l’ambiente, verso la tecnologia, verso tutti, è il momento della responsabilità globale. Internet vive il suo momento di maturazione, WikiLeaks è uno di questi processi.  L’informazione sta esplodendo, il mondo implodendo. L’Implosione del mondo su se stesso porta alla necessità del confronto”.

 

Questo confronto noi dell’Osservatorio TuttiMedia e di Media Duemila lo proponiamo da sempre ed ora è più importante che mai promuovere riflessioni. Quest’anno abbiamo parlato di realtà aumentata, di neuroscienza e marketing, di nuove professionalità per nuovi giornalisti, di diritti di autore nell’era di Internet, argomento con il quale chiudiamo un anno e ne cominciamo un altro. Oggi la parole d’ordine è condivisione, condividere diritti e doveri, condividere visioni, condividere soluzioni. Intanto condividiamo il Natale, la fine e l’inizio di un nuovo anno con tutti i popoli che lo festeggiano contemporaneamente.

Società di paradisi informazionali Immaginiamo insieme

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L’aggiornamento settimanale è dedicato a Wikileaks non perché ci siano altre cronache da aggiungere a quanto detto e scritto in queste ultime settimane, ma per invitare i lettori ad approfondire un fenomeno che è certamente parte del mondo moderno, ne è probabilmente diretta conseguenza. In più parlare del fenomeno WikiLeaks significa parlare di nuove prospettive che incidono sul mondo in cui il bene più prezioso è immateriale: l’informazione.

Il prossimo numero cartaceo della rivista sarà dedicato ai “Diritti di Autore ai tempi di Internet”,  dunque in perfetta sintonia. Negli articoli  della newsletter il denominatore comune è legato ad un nuovo tipo di società dove il denaro non è più protagonista .

Tecnologia, diritti e doveri nell’era dell’informazione saranno i temi ricorrenti per il 2011, intanto   invito tutti voi a inviarci pareri per aiutarci ad immaginare il futuro. Cosa succederà su Internet fra un anno, cinque o venti? Difficile, direi impossibile dare una risposta coerente che non rischia di essere smentita nei prossimi sei mesi, ma non per questo non dobbiamo provare a proporre una possibile storia di successo per il 2011 o il 2012.

La legislazione che fatica a rincorrere le tecnologie

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di RUBEN RAZZANTE      

 

La problematica della gestione dei diritti dei contenuti digitali, denominata Digital Rights Management (DRM), intercetta il tema più generale del rapporto di fiducia tra produttori e consumatori e quello della diffusione dei contenuti. Le violazioni del diritto d’autore risultano capaci di danneggiare una pluralità di soggetti: gli autori delle opere, l’industria nella pluralità dei suoi comparti di produzione di opere dell’ingegno creativo, lo Stato, in termini di evasione fiscale, e i consumatori, sempre in balìa di frodi e contraffazioni (oltre che di sanzioni, anche penali, nelle quali gli utenti finali possono incorrere).

Sia la giurisprudenza che la legislazione fanno grande fatica nel rincorrere le novità dettate dal progresso tecnologico. Sebbene la legge speciale sul diritto d’autore (n.633/41) abbia subito numerosi e opportuni aggiornamenti, rimangono molte falle nell’apparato normativo attuale e la tutela dei DRM risulta davvero problematica.

L’essenza dei diritti morali e patrimoniali riconducibili all’autore di un’opera dell’ingegno resta in buona parte immutata, ma, essendo cambiate le tecniche di diffusione e fruizione delle opere, è evidente che si profilano, anche per il diritto, nuove avvincenti sfide per ciò che attiene la predisposizione di meccanismi di tutela dei diritti e le possibili modifiche dei parametri di valutazione dei requisiti di originalità, novità e creatività dell’opera.

Occorre allora tentare di governare l’innovazione tecnologica, incanalandola nel flusso virtuoso del potenziamento dei servizi a favore dell’utenza, anche in una logica di crescente interattività. Con i DRM, il cui significato letterale è gestione dei diritti digitali, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritti d’autore possono esercitare e amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in Rete di materiali adeguatamente “marchiati”. Si tratta di misure tecnologiche volte a limitare o impedire le possibilità di utilizzo non consentito delle opere dell’ingegno contenute su supporti fisici o in ambiente digitale, garantendo che i contenuti che circolano in rete vengano pagati.

L’approccio open content, sempre più diffuso in molti ambiti della produzione creativa, potrebbe rappresentare la frontiera più facile da coltivare: l’aperta condivisione e la libera distribuzione delle opere presenti nell’ambiente digitale, oltre che avere effetti in termini di disintermediazione (eliminazione degli intermediari a tutti i livelli e in molteplici ambiti), può garantire in taluni casi ai talenti “in erba” di farsi conoscere e di affacciarsi sul mercato senza più patire barriere all’ingresso.

 

Ruben Razzante

Professore di diritto della comunicazione per le imprese e i media

(Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

 Consigliere d’amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni