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Human media

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Attraverso analisi e riflessioni, con uno stile sempre leggero e divertito, “Human media” svela segreti e retroscena del mondo della pubblicità. Marco Lanzarone, responsabile marketing editoriale canali specializzati SIPRA, racconta la sua esperienza.

Prendete un libro sulla pubblicità. Uno qualunque in cui si parli di creatività, la figlia bella di mamma comunicazione. Troverete analisi psicologiche, studi sulla percezione, sui bisogni, sulle aspettative. Troverete uomini e donne. Troverete parole come passione, fascino, interesse. In alcuni casi troverete l’amore, la vita, la morte. Troverete uomini e donne. Sentirete caldo. Prendete un libro sulla pubblicità. Uno qualunque in cui si parli delle tecniche di pianificazione, ovvero del media, la figlia brutta (e zitella) di mamma comunicazione. Troverete analisi su target, entità, coperture, frequenze, pressioni. Troverete numeri. Troverete parole che spaventano perché create apposta per spaventare. Non troverete uomini e donne. Sentirete freddo. Peccato. Peccato perché il media è una scienza sì (come la creatività, del resto) ma che si rivolge all’uomo. Il suo obiettivo è lo stesso della creatività: raggiungere, interessare, affascinare l’uomo. Con le sue passioni, la sua testa e la sua pancia. E in questo libro si cerca di portare questo approccio anche nel media, nel nome di una pianificazione pubblicitaria naturale. Si scoprirà l’origine del target, cos’è davvero la crossmedialità e che si può creare un percorso emozionale in Tv.

Pubblicato da Media Duemila si può comprare in tutte le librerie online o richiederlo direttamente alla redazione (mediaduemila@mediaduemila.it) avvia una collana dedicata alla comunicazione: “Oggi la comunicazione e l’informazione si confondono, si mescolano, si ibridano ed i contorni diventano sempre meno palesi –  scrive Maria Pia Rossignaud, direttore di media Duemila nella prefazione -. Da un lato, il messaggio deve catturare la mente, guadagnare attenzione, dall’altro la tirannia dei numeri. Come sposare creatività e produttività? Questo libro è un invito ad approfondire, condividere l’analisi di un contesto difficile: quello della comunicazione pubblicitariaâ€.  E Derrick de Kerckhove conclude: “Troppo spesso dimentichiamo la centralità dell’uomo in un mondo caratterizzato dall’elettricità. Per conquistare l’oggi è necessario rallentare. Bisogna evitare che la velocità del nostro vivere impedisca il ragionamento. L’estensione del presente è il nostro futuro. Ecco perché oggi sono utili testi come questo, che da piccoli segnali del presente ci aiutano a immaginare il futuroâ€.

Organizzeremo presto una presentazione per i nostri lettori.

Napoleone, il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi

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C’è un filo rosso che attraversa tutta l’epopea di Napoleone. Dalla spedizione italiana alla missione in Egitto, fino ai trionfi di Ulm o Austerlitz, alle successive disfatte e al doppio esilio. È la sua straordinaria, modernissima, visionaria, profetica capacità di comunicare. Napoleone ha inventato l’opinione pubblica così come siamo abituati a intenderla oggi. Ha utilizzato per la prima volta il merchandising, ha saputo promuovere la sua immagine mentre guidava la Grande Armée alla conquista di mezza Europa. In questo libro Roberto Race spiega modalità ed eventi che segnano l’ennesimo primato del generale Bonaparte, meno conosciuto dei tanti conquistati nelle battaglie condotte per mezza Europa. Un volume utile sia a chi intenda approfondire le radici delle tecniche moderne di comunicazione, sia a chi voglia entrare in contatto con una dimensione ancora non completamente esplorata di una delle figure più originali della storia moderna.
Autore.

Roberto Race nasce a Napoli il 23 luglio del 1980. Negli anni 90 inizia a coltivare due grandi passioni: quella per il giornalismo e la comunicazione in generale, quella per la storia moderna e contemporanea e per la politica.
È giornalista professionista ed esperto in comunicazione e public affair laureato in Scienze Politiche all’Università L’Orientale di Napoli.
Da maggio 2009 è segretario generale della Fondazione Valenzi, istituzione internazionale impegnata nella cultura e nel sociale, dedicata a Maurizio Valenzi, l’ex parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983.
Collabora con diversi giornali italiani, tra questi Panorama, Economy e Il Sole 24 ore.

Master in media relations e comunicazione istituzionale

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Nato dalla collaborazione tra la LUISS School of Government e la ALMED-Alta Scuola in Comunicazione, Media e Spettacolo dell’Università Cattolica in Milano, questo master universitario intende creare figure professionali avanzate capaci di integrarsi in una realtà dinamica qual è un’azienda privata o di una struttura della pubblica amministrazione interpretandone e comunicandone lo spirito e gli obbiettivi strategici   e saperlo riassumere sul piano comunicativo con efficacia, di interagire con pubblici esterni, di conoscere il panorama mediale circostante, e infine di muoversi all’interno di esso con proprietà ed efficienza.
Questo Master universitario congiunto, di durata annuale è rivolto a laureati possessori di diploma di laurea magistrale. I diplomati del master saranno in grado di organizzare e gestire la comunicazione interna ed esterna, e in particolare i rapporti istituzionali tra soggetti privati e pubblica amministrazione, oltre che di quest’ultima con gli stakeholders, la società civile e i cittadini.
Il Master è diretto dal Prof. Ruggero Eugeni (Università Cattolica, Milano)   e dal Prof. Michele Sorice (LUISS Guido Carli, Roma)
Il corpo docente comprende nomi di prestigio: docenti universitari, operatori del settore provenienti da aziende  nazionali ed internazionali e  giornalisti nazionali e internazionali.
Il Master prevede anche una programma intenso di testimonianze di professionisti della comunicazione pubblica e corporate in modo da portare ai partecipanti al master l’esperienza operativa delle media relations e della comunicazione istituzionale.

Il master si compone di:
.    dieci (10) insegnamenti obbligatori
.    dieci (10) laboratori da scegliere fra quelli proposti
.    seminari di approfondimento con professionisti del settore
.    tesi finale o project work.
Il piano di studio di ciascun partecipante è discusso e concordato con i due Direttori del Master.   Il piano di studio individuale può prevedere di mutuare i laboratori con corsi di altri master della School of Government compatibili con le finalità del presente percorso di formazione.
I candidati in possesso del titolo di laurea magistrale o vecchio ordinamento (o titolo equipollente) saranno ammessi, sulla base dei titoli presentati e di un colloquio ad insindacabile giudizio di una commissione composta dai due Direttori del Master e da ulteriori componenti designati congiuntamente dall’ALMED-Università Cattolica e dalla LUISS School of Government. Possono partecipare alla selezione anche i laureandi magistrali dell’a.a. 2011/2012 (con discussione della tesi entro il 31/12/2012). Le domande di ammissione al master devono pervenire entro il 30 Settembre 2012.
Per ulteriori informazioni:
www.sog.luiss.it
sog@luiss.it
Tel: 06 85225052/5065

Il titolo perfetto. Aspetti linguistici-comunicazionali e dimaniche creative dei testi

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Nello scenario che si presenta al consumatore del XXI secolo la comunicazione assume un ruolo sempre più centrale e determinante.
Società frenetiche, dinamiche, troppo spesso assassine del tempo, delle pause e delle sospensioni riflessive, lo sovraespongono a tecnologie avanzate, interfacce mediatiche e sollecitazioni visive.
Il lettore, ancor prima di interagire con il testo, deve essere raggiunto in maniera efficace e poter ricevere un messaggio forte, in grado di sollecitare la sua curiosità, emozionarlo, ma anche informarlo: per questo i titoli appaiono sempre più come veri e propri dominatori del caos mediatico. Titoli come “agenti testuali†che puntano alla disattenzione del lettore: non di rado capita che il titolo sia l’unica traccia che viene letta e decodificata.
Ma esiste il titolo dei titoli o il titolo perfetto? Qual è, secondo l’opinione pubblica italiana, il titolo perfetto della letteratura, del cinema e della musica leggera? Quali sono le regole combinatorie e le dinamiche della titolazione? Cosa si intende per Titualdesign? Diverse risposte a riguardo sono state già suggerite dagli studi di linguistica testuale e dalla rappresentazione del titolo come soglia e, dunque, spazio cognitivo.
Questo libro, oltre a dar conto della vasta letteratura di riferimento, individua e fornisce una nuova chiave interpretativa dei rapporti e dei processi di genesi del titolo come micro-testo. Ne considera, secondo diverse prospettive disciplinari, la polivalenza funzionale e strutturale, illustrandone le principali caratteristiche semiotiche, linguistiche, grafiche, verbo-iconiche e comunicative grazie anche alle testimonianze di Stefano Balassone, Alessandro Banfi, Maurizio Beretta, Claudio Maria Celli, Carmen Consoli, Luigi Contu, Luciano De Crescenzo, Carlo Freccero, Vladimiro Giacchè, Loredana Grimaldi, Luca Manfredi, Ezio Mauro, Paolo Mazzanti, Anna Oxa, Antonio Padellaro, Giampaolo Pansa, Davide Parenti, Paolo Peluffo, Nicola Piepoli, Antonio Preziosi, Michele Rak, Max Tortora e Sarah Varetto.

Autore.

Roberto Baldassari insegna Scrittura, Abilità linguistico-comunicative e Metodologie e tecniche della ricerca socio-culturale all’Università degli studi RomaTre. E’ Vice Presidente Esecutivo e Partner dell’Istituto Piepoli S.p.A. di cui dirige la sede di Roma e il Dipartimento Innovazione e Conoscenza. E’ Dottore di Ricerca in Scienze del testo. (Letteratura, Cultura Visuale e Comunicazione; Università degli studi di Siena) e dal 2005 Ricercatore dell’Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura. Negli ultimi anni ha pubblicato Il Mercato del Libro (ScriptaWeb 2009) e Titolo, testi e comunicazione (FrancoAngeli 2008); curato con Nicola Piepoli il Dizionario Creativo (ScriptaWeb 2011), annuari e rapporti sull’opinione pubblica italiana (Franco- Angeli 2007-2011) e commentato per Rai, Mediaset e Sky i principali mutamenti dei comportamenti socio-culturali degli italiani.

Calabrò: “Quelli che vengono dopo facciano meglioâ€

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Nel 2005, all’inizio del nostro mandato, la prima azienda al mondo per capitalizzazione era la Esso corporation. Oggi la prima azienda al mondo è la Apple, che capitalizza più di tutta la borsa italiana. Nel 2005 i social network erano embrionali; oggi Facebook conta circa 900 milioni di utenti. Nati come “luoghi†per mettere in contatto le persone, oggi le reti sociali sono diventate sempre più pervasive, diventando nei fatti la piattaforma di accesso ad altri servizi: leggere notizie, fare acquisti, cercare lavoro, caricare e scaricare file di tutti i tipi, ed anche ricercare informazioni bypassando i motori di ricerca.
La velocità di circolazione delle idee e delle informazioni ha trasformato la popolazione mondiale in una società aperta fondata sulle comunicazioni digitali che ignora barriere statali e sconvolge stratificati assetti sociali e del potere.
In un settennio internet ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media: ha dematerializzato servizi e prodotti e ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo. Ma ha anche allargato l’area dei lettori dei libri e dei giornali.
Internet è un cambio di paradigma nella produzione di beni, servizi, cultura e del vivere civile; se lo si considera “solo†come nuova tecnologia se ne perde la portata deflagrante e rivoluzionaria.

La TV cambia pelle ma non …..

Il campo televisivo è stato profondamente arato dalla rivisitazione operata dall’Autorità.
La premessa è stata la ricognizione della reale situazione dell’utilizzazione delle frequenze fatta dall’Autorità, d’intesa col Ministero delle Comunicazioni, col catasto delle frequenze. Dopo trent’anni di abulia è stato effettuato il censimento dell’intero spettro frequenziale televisivo, facendo chiarezza e consentendo allo Stato di riprendere il controllo di una situazione sfuggita di mano.
Il passo successivo è stato il piano delle frequenze, col quale l’Autorità ha proceduto a un radicale riordino che ha consentito il passaggio dal sistema televisivo analogico a quello digitale, con la moltiplicazione per sei dell’uso di ogni frequenza. Negli ultimi sette anni si è decuplicato il numero di famiglie che ricevono il segnale televisivo in tecnica digitale; sono già ventidue milioni le famiglie dotate di ricevitori digitali terrestri e otto milioni quelle abbonate ai servizi pay-tv. Entro l’anno in tutta l’Italia la televisione dovrà essere digitale.
Non meno importante è stato il recupero (come chiedeva la Commissione europea) di risorse destinate alle telecomunicazioni, che è derivato dal piano e che ha fruttato allo Stato un introito di quasi 4 miliardi nell’asta – la più grande mai effettuata in Italia - tenutasi a settembre dell’anno scorso; una gara che ha allentato il nodo scorsoio che strozzava l’espansione della banda larga mobile. La situazione della televisione italiana è – sia pure lentamente – in trasformazione.  Le sei reti generaliste di Rai e Mediaset detengono oggi circa il 67% dello share medio giornaliero (era l’85% nel 2005, oltre il 73% un anno fa); La7 quasi il 4%; Sky oltre il 5%. Si è affacciata alla ribalta qualche significativa TV locale. I canali tematici in chiaro sono cresciuti in audience del 27% in un anno. Col passaggio al digitale e con la TV satellitare il lancio di nuove offerte, gratuite e a pagamento, ha notevolmente ampliato le possibilità di scelta dei telespettatori. Siamo a circa 80 programmi nazionali in chiaro. L’offerta tende a crescere all’insegna di tre caratteristiche: la convergenza, la personalizzazione, la flessibilità. Il telespettatore non vuole più essere un ricettore passivo.  Il panorama è destinato a un’ulteriore evoluzione in virtù dell’utilizzazione del dividendo digitale che avverrà con l’asta che sostituirà il beauty contest, la quale ridefinirà lo spettro in coerenza con la redistribuzione delle frequenze e la razionalizzazione del loro uso prefigurate nella Conferenza di Ginevra del febbraio scorso.
Ma sono gli over the top e la catch-up TV che stanno contribuendo a disegnare un nuovo modello di TV ibrida, che ha nella rete la sua piattaforma d’elezione e che cresce rapidamente sia nella raccolta pubblicitaria che nelle forme di abbonamento.
Per quanto riguarda le risorse, comunque, permane fondamentalmente la tripartizione tra Rai, Mediaset e Sky Italia; tripartizione che a partire dal 2009 ha soppiantato il duopolio Rai-Mediaset. Le tre imprese occupano posizioni comparabili in termini di ricavi complessivi.
Persiste il divario tra le nostre televisioni e le migliori straniere, per la ricchezza d’informazione sui vari Paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati. La nostra televisione resta fondamentalmente una finestra sul cortile di casa nostra, una grande TV locale, con un esagerato interesse per i fatti di cronaca nera e con la tendenza a trasformare i processi giudiziari in processi mediatici. E’ rimasto deluso l’auspicio, condiviso dal Presidente della Repubblica, che a tale fuorviante tendenza ponesse argine il Comitato di autoregolamentazione dei processi in TV.


La televisione grande sorella

Malgrado il dilagante successo di internet, l’Italia è tuttora un Paese teledipendente.
Per quanto riguarda la comunicazione, infatti, se è indubbio che il maggior numero di informazioni proviene oggi da internet, l’informazione più influente è ancora quella fornita dalla televisione.
Le nuove forme della democrazia corrono sulla rete ma la politica visibile in Italia si fa pur sempre in televisione. Le persone e gli eventi che non appaiono sullo schermo televisivo non sono validati nell’immaginario collettivo.
Da qui la perdurante importanza della normativa sulla par condicio, alla cui osservanza presiede questa Autorità con un impegno che in occasione delle competizioni elettorali ha comportato il monitoraggio delle trasmissioni 24hx24 e tempestivi interventi con diffide, sanzioni e una costante azione di moral suasion. Il più delle volte i broadcaster hanno corrisposto all’invito o alla diffida dell’Autorità riequilibrando l’informazione (il che è l’obiettivo primario della legge).  Ammontano comunque a oltre 2,2 milioni di euro le sanzioni da noi irrogate. Di tali provvedimenti, quasi sempre impugnati, nessuno è stato annullato dal giudice amministrativo. All’esito di questo intenso lavoro possiamo dire conclusivamente che l’impianto normativo a tutela della par condicio si è dimostrato un indispensabile strumento a tutela della democrazia e che l’Autorità ne ha fatto attenta e pronta applicazione. Ce lo ha riconosciuto l’OSCE. La normativa di legge va adesso aggiornata per tener conto delle mutazioni subite dalla comunicazione televisiva (specie con l’inserimento dei politici nei programmi informativi) ed è da riconsiderare in relazione all’incalzante realtà di internet. Le aporie ed imperfezioni della legge sul sostegno privilegiato sono state segnalate al Parlamento. Qualcuno avrebbe voluto che noi facessimo di più. Ma questa – questa sì – è materia fondamentalmente riservata alla legge. Né le linee guida dell’OCSE, né la ratifica della Convenzione internazionale sul trust hanno indotto il nostro legislatore a precludere “a monte†il conflitto potenziale, stabilendo una disciplina preventiva delle incompatibilitàâ€, un blind trust, un chinese wall fra attività imprenditoriale e di Governo. Si è voluto invece che questa Autorità (come, per la parte sua, l’Antitrust) stesse in agguato per cogliere in fallo l’impresa che avesse in concreto sostenuto l’esponente governativo: ma non per fischiare la squalifica bensì semplicemente per infliggere un’ammonizione. Scopo della legge non è infatti punire “alla prima che mi fai†ma solo in caso di reiterazione della violazione e di mancato ripristino dell’equilibrio con gli altri competitori elettorali.
Che avrebbe dovuto fare la nostra Autorità? Inventarsi un ircocervo che sovvenisse alle carenze della legge? O sanzionare tout court dove la legge prevede con estrema chiarezza una semplice diffida?  Più obliquo ancora è l’intento di colpire l’impresa potenzialmente strumentale al conflitto d’interessi mediante limitazioni alle sue dimensioni, in particolare con riferimento alla raccolta pubblicitaria. Questo intendimento è stato drasticamente censurato dall’Autorità Antitrust. L’AGCOM non può prestarsi ad avventurose supplenze del legislatore. L’AGCOM si è opposta all’assunto ministeriale che la pretesa mancanza di reciprocità comportasse l’esclusione di Sky dal beauty contest. E il Consiglio di Stato, con un motivatissimo parere, ha dato ragione all’Autorità, riaffermandone l’indipendenza e la competenza nell’assicurare il rispetto dei principi e delle decisioni comunitari. Lo stesso deve valere nei confronti di analoghe invasioni di campo, da qualsiasi parte provengano. Non è accettabile che da destra o da sinistra si reclutino le Autorità indipendenti per gettarle in combattimenti gladiatori nell’arena politica.

Rai forever
Nei limiti della propria competenza, l’Autorità ha tentato di promuovere una riforma della Rai che la svincolasse dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l’organizzazione con una governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico.
Si trattava di proposte misurate e, in quanto tali, a nostro avviso praticabili, che abbiamo rilanciato anno dopo anno. Ma hanno subito la sorte di tutte le altre. Parafrasando una frase famosa potremmo dire che “solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Raiâ€.

Le telecomunicazioni: un presente fiorente che non ha seminato per il futuro
Dagli inizi del secolo al 2006, in anni di stagnazione dell’economia italiana, il settore delle telecomunicazioni ha continuato a svilupparsi a un tasso superiore al 6% annuo; ha sostanzialmente tenuto – in rapporto agli altri settori - anche in quest’ultimo triennium horribile.
Il peso del settore sul PIL è oggi del 2,7%; il mobile vale ormai stabilmente più del fisso .
Nel corso del settennio si è duplicato il numero di linee in postazione fissa che forniscono connessioni a banda larga a famiglie e imprese; sedici volte superiore è il numero di utenti che accedono a internet in mobilità.
Nella portabilità del numero telefonico siamo ai primi posti con 30 milioni di passaggi (dal 2006) e con tempi ridotti a un giorno lavorativo. I cambi di operatore negli ultimi 12 mesi hanno superato i 9 milioni: dato record in Europa!
L’innovazione tecnologica è stata travolgente, specie nella telefonia mobile, e pone l’Italia ai primi posti nel mondo.
Nelle reti mobili il traffico dati ha superato il tradizionale traffico voce, grazie alle tecnologie 3G e alla forte diffusione di nuovi terminali, come smartphone e tablet.
Siamo il Paese col maggior numero, in Europa, di telefoni cellulari e con la maggiore diffusione di apparecchi idonei a ricevere e trasmettere dati in mobilità (smartphone, ipad, chiavette USB).
Il mondo racchiuso nel telefonino, nel tablet, nel palmo di una mano: è questo che vogliamo, ragazzini e adulti.
E’ crescente e consolidata la presenza sul mercato italiano di grandi gruppi multinazionali in aperta competizione, con ricadute positive sull’occupazione, con miglioramento della qualità e con continuo ampliamento della gamma dei servizi offerti.
E’ costante la riduzione della quota di mercato degli incumbent: nel mobile nessun operatore possiede una quota superiore al 35%; nel fisso, nonostante la legacy del monopolio, la quota retail di Telecom è scesa di quasi 20 punti percentuali dal 2005, attestandosi, nella banda larga, al 53%.
Nel contempo le telecomunicazioni rimangono l’unico servizio con una dinamica marcatamente anti-inflattiva. La diminuzione dei prezzi finali del settore è stata di oltre il 33% negli ultimi quindici anni, a fronte di un aumento del 31% dell’indice generale dei prezzi. La forbice, quindi, è di oltre sessanta punti. Le telecomunicazioni rappresentano il solo settore regolamentato in cui i prezzi siano in costante riduzione (ben il 15% solo nel periodo 2005-2010), in vistoso contrasto con i forti aumenti di energia, acqua, trasporti.
I nostri provvedimenti sulla terminazione mobile, in interazione con la concorrenza, hanno determinato un potenziale risparmio per i consumatori di circa 4,5 miliardi di euro.
La leva dei prezzi è stata utilizzata anche al fine di incentivare lo sviluppo della concorrenza tra operatori infrastrutturati con investimenti efficienti. In questo quadro, le imprese concorrenti di Telecom Italia hanno acquisito, negli ultimi anni, 5 milioni di linee.
Promuovere la qualità dei servizi significa anche promuovere la consapevolezza. E limitare quel senso di smarrimento, quando non di frustrazione, del consumatore di fronte alle numerose offerte di accesso a internet a banda larga che, sovente, promettono più di quanto mantengano. Nemesys - la nostra iniziativa per la verifica della qualità dell’accesso ad internet a banda larga; la prima, del genere, in Europa – è un grosso successo.
Si parla tanto di risoluzioni extragiudiziali per deflazionare l’amministrazione della giustizia. Da noi il sistema di decentramento funzionale per la conciliazione e per la definizione delle controversie funziona egregiamente. I Corecom ne costituiscono l’ultimo miglio: complessivamente hanno esaminato in modo gratuito e in tempi rapidi 246 mila istanze di conciliazione e quasi 6 mila istanze di risoluzione di controversie. La percentuale di esiti favorevoli per i consumatori è passata negli ultimi anni dal 50% al 72%. La Corte di giustizia europea ha riconosciuto la validità e l’efficacia del modello.

Telecom e Open Access
Nel contesto di mercato sopra delineato Telecom Italia soffre; soffre come gli altri operatori ex monopolisti d’Europa. Se soffre di più lo si deve al fatto che, negli anni decorsi, Telecom Italia, sotto il peso dei debiti accumulati per effetto delle varie scalate, ha dismesso buona parte degli asset internazionali, determinando un processo di rifocalizzazione sui mercati nazionali, per cui le attività estere di Telecom Italia pesano sul suo fatturato meno di quanto pesino le analoghe attività delle prime quindici società europee del settore. L’attuale gestione di Telecom ha determinato un’inversione di tendenza a tal riguardo. E tuttavia, considerate le quote prevalenti che la società ancora detiene sui mercati nazionali, è inevitabile ch’essa risenta della maggiore attenzione cui l’incumbent è, per definizione, doverosamente soggetto nel mercato di riferimento.
Non ignoriamo che in Europa qualche Stato è incline a regolamentazioni che tengano in particolare considerazione il campione nazionale per consentirgli di affrontare le sfide mondiali; ma la nostra linea è stata di conformarci al Quadro comunitario. Con l’evoluzione del settore verso le reti di nuova generazione il problema indubbiamente si ripresenta con una quadratura diversa e in maniera più pressante ma è un problema da affrontare in sede europea, come dirò appresso.
Ad ogni modo, in una lungimirante visione condivisa con Telecom, questa Autorità ha ricercato una radicale reimpostazione del rapporto tra l’incumbent e gli operatori concorrenti.
Con Open Access è stata attuata la separazione organica della gestione della rete di accesso da quella di commercializzazione dei servizi di Telecom, assicurando strutturalmente condizioni di effettiva parità di trattamento tra Telecom e gli altri operatori.
Sì, Open Access funziona, grazie anche al sistema di governance che abbiamo costruito, di cui l’elemento più importante è l’Organismo di vigilanza sulla parità di accesso.
In Europa Open Access è considerato un benchmark, un modello da additare ad esempio; riconoscimenti cominciano a venire, sempre meno timidamente, anche in Italia. La regolazione non potrà non tenerne conto.

Il futuro anteriore anticipa il futuro prossimo
Internet è un fenomenale motore di crescita sociale ed economica, ma la rete fissa è satura e quella mobile rischia ricorrenti crisi asmatiche.
Lo vado dicendo dal 2006, con l’anticipo occorrente per la realizzazione di una grande infrastruttura (il che significa prematuramente, secondo la mentalità più corriva).
L’Italia è sotto la media UE per diffusione della banda larga fissa, per numero di famiglie connesse a internet e a internet veloce, per gli acquisti e per il commercio on line (nell’UK anche le case si vendono e si acquistano in rete). Per le esportazioni mediante l’ICT l’Italia è fanalino di coda in Europa; solo il 4% delle PMI – ovvero la spina dorsale del nostro tessuto produttivo - vendono on-line, mentre la media UE-27 è del 12%.
La via che hanno intrapreso gli operatori di telecomunicazioni per la loro espansione è quella di dotarsi di un maggior numero di frequenze per la telefonia mobile. Da qui il successo della recente asta. Ma, pur col potenziamento Lte, senza l’integrazione con la fibra (quanto meno per il backhauling dalle stazioni radio), la rete mobile non sopporterà ingenti volumi di traffico, specie nelle ore di punta e soprattutto per lo streaming video. Il problema delle reti di nuova generazione, anche per la rete fissa, non è più rinviabile.
Non può fornire alibi al rinvio la mancanza di regole. Noi infatti abbiamo provveduto a quanto di nostra competenza dettando per le reti di nuova generazione regole che sono ritenute tra le più complete in Europa. Certo, il Quadro di contenimento dell’Europa comunitaria è più complessato che negli altri continenti. Noi - anche per le reti di nuova generazione -  quel Quadro abbiamo voluto rispettarlo, a differenza di Paesi come la Germania; ma insistiamo nell’auspicare che le regole europee vengano aggiornate sotto l’incalzante spinta della necessità di realizzare finalmente le reti di cui la comunicazione ha bisogno.
Valorizzare l’innovazione senza comprimere la competizione è tentare la quadratura del cerchio: comporta un continuo braccio di ferro tra obiettivi antitetici che fanno da remora l’uno all’altro. Senza una regolazione premiale non c’è incentivo per gli investimenti.
Senonchè il comparto delle telecomunicazioni, mentre è chiamato ad investire sia nel fisso che nel mobile, non riesce ad appropriarsi del valore atteso in corrispondenza degli investimenti nelle nuove reti. La crescente partecipazione ai ricavi complessivi della filiera delle telecomunicazioni – così come dell’audiovisivo - da parte degli Over the top è inarrestabile.
Si è verificato uno spostamento dell’asse della competizione nel campo ICT: da una competizione tra gli operatori infrastrutturati per il mercato dell’accesso ad internet si è passati a una competizione tra il complesso degli operatori telco da una parte e i fornitori di servizi over-the-top dall’altra. Dopo aver disintermediato il ruolo dei fornitori di accesso su rete fissa, i fornitori di servizi stanno disintermediando anche le reti mobili (che rischiano di diventare una commodity). La loro azione ha un’estensione globale, che travalica le strategie regolatorie dei singoli Paesi interessati. Si sta delineando uno scenario in cui il flusso dei ricavi, dei volumi di traffico e degli investimenti sono tra loro scollegati.
E’ tempo che l’Unione europea focalizzi la propria attenzione su questo sconvolgente fenomeno.

L’imperativo è la crescita
La crescita dell’economia è l’imperativo primario che si impone ai nostri giorni. Urgono, urgono misure che la stimolino, da adottare prima che i pur salutari provvedimenti di risanamento finanziario avvitino il Paese in una spirale di recessione forse senza uscita.
Importanti provvedimenti sono stati varati nelle scorse settimane dal Governo. E’ il segno dell’avvio di un nuovo corso.
Ma permangono segni gravi d’involuzione del Paese che non dipendono dalla congiuntura; sono insiti in forme di chiusura mentale che minano il progresso e possono segnare il declino di un Paese.
Non solo la telefonia mobile, la quale ha un incremento esponenziale, ma tutti i servizi del futuro prossimo e di quello ulteriore richiedono una rete a banda larga e ultra larga.
L’internet delle cose segnerà un ulteriore salto di qualità nel consumo di byte.
Dal 2010 l’Europa ha un’Agenda digitale, con obiettivi precisi e sfidanti da raggiungere nel 2013 e nel 2020, anche se con una visione un po’ impacciata circa le azioni con cui traguardarli.
E’ ormai un punto fermo che lo sviluppo di un ecosistema digitale è alla base del recupero di produttività, per migliorare la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione qualificata.
L’economia internet in Italia vale solo il 2% del PIL; la stessa stima conduce a valutare l’internet economy del Regno Unito nel 7,2% del PIL.
Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del PIL.
Senza infrastrutture a banda ultra larga i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti.
Se ne mostrano consapevoli i tre Ministri che costituiscono la Cabina di regia per l’Agenda digitale.
Come osservava il Ministro Passera, per le infrastrutture è l’offerta a generare la domanda. Quando avremmo costruito le autostrade se avessimo atteso che prima fossero fabbricate le automobili che le avrebbero percorse?
Ma non meno importante è lo sviluppo concomitante dei servizi. Infrastrutture e servizi devono fertilizzarsi a vicenda; disponibilità di applicazioni e utilizzo reale devono andare di pari passo, così come l’alfabetizzazione digitale della popolazione. Nella sua segnalazione al Governo e al Parlamento l’AGCOM ha dato suggerimenti specifici e mirati, rilanciati pubblicamente da Confindustria Digitale.
C’è ancora scarsa consapevolezza delle potenzialità globali delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato. Il settore delle tlc è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società.
La Cassa Depositi e Prestiti è ancora un convitato di pietra. Ci sono invece iniziative di fondi privati, di Amministrazioni pubbliche e di operatori che segnano dei passi avanti sul terreno delle realizzazioni concrete.
Ma l’Agenda digitale è un progetto olistico e non può esaurirsi in una serie non sequenziale di azioni frammentate.
Ha osservato la Commissaria Kroes che se l’economia digitale fosse un Paese la sua performance le varrebbe la partecipazione al G-20. Il suo tasso di crescita del 12% annuo supera quello cinese.
Nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future.
Non è più tempo di simulazioni, o di iniziative sperimentali. Dum Romae consulitur, Italia regressa est.

Il rapporto col Parlamento e con l’Unione europea
Il rapporto col Parlamento - che si è sviluppato, oltre che nelle relazioni annuali, in più di 40 audizioni - ha costituito per l’Autorità un momento importante di verifica del suo operato dinanzi all’Organo più rappresentativo del Paese. Ne abbiamo tratto stimolo per il migliore esercizio delle nostre funzioni, allontanando - semmai ci fosse stata - qualsiasi tentazione di autoreferenzialità.
In tempi recenti è sorta qualche incomprensione sulla ragion d’essere della competenza delle Authorities, quale garantita dal Quadro comunitario.
Le Autorità indipendenti hanno fornito risposta all’esigenza di ripensare l’organizzazione dell’amministrazione statale nei rapporti interni tra Stato e cittadini e, parallelamente, nei rapporti esterni tra i singoli Paesi e tra essi e gli organismi sovranazionaliâ€.
Il Consiglio di Stato ha rilevato che, nel rapporto tra politica e tecnica, la presenza del regolatore determina che “a quest’ultimo, in linea di massima, spetta la conformazione del mercato mediante l’esercizio della funzione di regolazioneâ€, proprio al fine di evitare che “il mercato sia definito secondo criteri mutevoli, soggetti al variare degli orientamenti delle maggioranze politicheâ€.
E la Corte di Giustizia, ancor più esplicitamente, ha affermato che “le ANR devono promuovere gli obiettivi della regolamentazione previsti dall’art. 8 della direttiva «quadro» nell’esercizio delle funzioni di regolamentazione specificate nel quadro normativo comune. Di conseguenza […] anche il bilanciamento di tali obiettivi, in sede di definizione e di analisi di un mercato rilevante suscettibile di regolamentazione, spetta alle ANR e non al legislatore nazionale†.
Le regole nella nostra materia devono dunque avere origine endogena, non esogena al mercato. E in un mercato comune le regole devono essere fondamentalmente comuni. Alla loro adozione bisogna pervenire con il giusto procedimento (analisi di mercato, consultazione pubblica) previsto dalle regole comunitarie.
Per questo le norme e i principi comunitari che valgono nel nostro ordinamento giuridico esigono che le Autorità operino in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.
Con la modifica dell’art. 117 Cost. il nostro Paese ha accettato le limitazioni di sovranità che derivano dall’appartenenza all’Unione europea.
Certo, alcune delle competenze affidate all’AGCOM stanno con un piede sulla soglia di diritti fondamentali, garantiti dalla nostra Costituzione e dal Trattato dell’Unione europea, come la libertà d’iniziativa economica privata (art. 41 Cost), la dignità sociale (art. 4 Cost), il rispetto della dignità umana (art. 21 Trattato), la protezione dei minori (art. 37 Cost), il pluralismo (art. 2 Trattato), la libera manifestazione e comunicazione del pensiero (art. 21 Cost).
Su questo limitare la legge può sovvenire con disposizioni di principio, essendo comunque il fine tuning e i tecnicismi riservati alla più pronta, costante, dinamica azione del regolatore.
L’AGCOM ha il merito di aver avviato trasparentemente un dibattito sulla protezione del diritto di autore on-line in un panorama legislativo che vede una legislazione vecchia di settanta anni. Non abbia timori il popolo della rete! L’AGCOM ha dimostrato nella sua azione quotidiana di saper conciliare antinomie che coinvolgono nevralgicamente diritti basilari per la convivenza civile e per il corretto funzionamento della democrazia, come, appunto, il bilanciamento tra il diritto di cronaca e di manifestazione e diffusione del pensiero e la par condicio, nonché la salvaguardia, rispetto a quello stesso diritto, della dignità della persona.
Con lo stesso equilibrio e senso della misura l’AGCOM saprà conciliare il diritto alla libera circolazione del pensiero sulla rete nelle nuove forme della tecnologia col diritto d’autore, ch’è il fertilizzante della società dell’oggi e di quella a venire: anche a esso ha riguardo la Costituzione (art. 9).
Internet ha un’insostituibile funzione informativa; nessuno più di noi ne è consapevole. Ma nessun diritto è senza limiti. Il diritto alla libertà di navigazione marittima non ha comportato il diritto alla pirateria.
L’intesa era però che il Governo avrebbe adottato una norma di interpretazione autentica che rendesse leggibili per tutti le nome primarie che inquadrano la nostra competenza. E’ vero che una tale norma non è indispensabile, ma sarebbe certamente utile in una materia, qual è quella in questione, nella quale, per la sua sensibilità, è auspicabile la massima chiarezza. Finché il Governo non adotterà questa norma, noi – almeno in questa Consiliatura – non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur così equilibrato, che abbiamo predisposto e messo a punto con ampia consultazione.

Dopo anni in cui ha cercato con sforzo di stare alla ruota dei migliori Regolatori europei, l’AGCOM in questo settennio è passata nel gruppo di testa.
L’attribuzione della presidenza dell’ERG (oggi BEREC), dell’EMERG, del Réseau delle Autorità audiovisive del Mediterraneo, del Gruppo europeo del radiospettro1 ne sono la cartina di tornasole. Molte nostre misure sono considerate best practice e oggetto d’imitazione.
Con questo non vogliamo certo asserire che siamo stati sempre all’altezza del nostro compito. Siamo più che consapevoli dei nostri limiti soggettivi; peraltro, anche al di là di questi, di fronte a scenari che mutano con rapidità sconvolgente, il compito del regolatore è inevitabilmente inadeguato, specie quando non si tratta semplicemente di regolare l’esistente ma di dettare regole a prova di futuro. A maggior ragione quando la missione è quella di un’Autorità convergente, qual è la nostra. Il perseguimento dell’obiettivo avviene sempre in modo asintotico perché, malgrado la tempestività e flessibilità della disciplina regolamentare, l’obiettivo si è spesso già spostato in avanti quando la regola dettata per esso entra in applicazione. La certezza del diritto non esclude l’operatività diuturna di un cantiere sempre aperto.

Functi sumus munere nostro. Faccio mio l’auspicio espresso una volta dal carissimo e compianto professor Leopoldo Elia:
Faciant meliora sequentes!

Come sono i tweet dei ricchi e famosi? Autoreferenziali

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La vignetta è esilarante: fondendo l’antico che più antico non si può della comunicazione con il moderno che più moderno non ce n’è, trasforma la confessione del signor Mario al don Luigi di turno nell’impari colloquio tra l’Adamo coperto solo d’una foglia di fico già rivelatrice e Dio che sa da sempre tutto. Perché, quando Mario sta per ‘sputare il rospo’ della colpa commessa (“Padre, ho peccatoâ€), il reverendo, reso onnisciente dal suo computer aperto sulla pagina di Facebook, lo gela con un “l’ho saputoâ€.
La gag introduce l’inchiesta condotta da Stefano D’Alessio, Simona D’Amico, Eleonora Coderoni su ComunicLab.it, un magazine di comunicazione e media della Sapienza Università:  http://www.comuniclab.it/80176/tweet-autoreferenziali. I tre indagatori della rete hanno osservato il comportamento dei VIP (più o meno tali, ma anche non), per un periodo di 15 giorni che va dal 23 gennaio al 5 febbraio, e hanno cercato di capire in che modo utilizzano Twitter, di cosa parlano, come si relazionano e come  interagiscono con gli altri utenti. Sono stati ‘ascoltati’ e confrontati i cinguettii di personaggi della politica, della musica, dello sport.
Stefano, Simona ed Eleonora hanno raggiunto un unico risultato: che i tweet dei ricchi e famosi sono autoreferenziali. E hanno pure scoperto, o meglio documentato, che le star ignorano l’interazione con i fans, cioè trascurano del tutto una delle componenti principali di Twitter e, in genere, dei social media. Bene, cioè magari male, quanto a giudizio di valore sui risultati dell’inchiesta. Però, non è che ci sia di che stupirsi realmente: anche i ‘non ricchi e famosi’, i ‘signori nessun’ che s’esercitano con le 140 canoniche battute, amano esibirsi in twitter autoreferenziali e godono più a essere ritwittati che a ritwittare.
Così è, che vi paia o no.  O, almeno, per rispettare Pirandello, se non Twitter, così mi pare che sia. Anzi, sapete che vi dico?, quasi quasi vado a fare subito un tweet per non privare i miei followers di questa mia geniale pensata… Magari, qualcuno la ritwitta!

“Italiani, digitalizzateviâ€: l’appello di Neelie

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Neelie Kroes, commissaria europea, un’olandese molto determinata, invita gli italiani a “digitalizzarsi” per contribuire alla ripresa del Paese –ci sono in ballo, secondo le stime delle imprese, 4 punti del Prodotto interno lordo-. Ci sono da superare, ricorda la Kroes, intervenendo a Roma a un dibattito organizzato da Confindustria digitale, lacune storiche: l’uso della banda larga in Italia è inferiore del 10% rispetto ai livelli di Francia e Germania (un dato che, da solo, comporta la rinuncia a una crescita dell’1,5%). E nel settore digitale c’è un vero e proprio boom dell’occupazione: di qui al 2015 serviranno infatti circa 700 mila professionisti in tutta l’Unione europea, “un’opportunità enorme per i giovani italiani –osserva la Kroes-, mentre la quota di studenti di informatica in Italia è solo un terzo rispetto a quella dei paesi dell’Europa occidentale di pari dimensioni”.
La commissaria non la smette di affondare il dito nella piaga: “il 41% degli italiani adulti non ha mai usato Internetâ€, nonostante “gli enormi vantaggi ogni cittadino potrebbe trarre da questo strumento.” Si pensi ad esempio all’utilità potenziale dei servizi di sanità online per i ‘seniores’ che nei prossimi anni supereranno i 65 anni (un italiano su 3 in proiezione): bisogna, però, che a quell’età si arrivi avendo consuetudine con internet e non dovendolo ancora scoprire.
Da parte sua, l’Ue –spiega la Kroes- si sta impegnando a completare il mercato unico delle comunicazioni elettroniche, che dovrebbe consentire uno sviluppo economico pari a 110 miliardi di euro l’anno, di cui pure l’Italia dovrebbe trarre beneficio. L’impresa ci sta, almeno a giudicare dal convegno di Roma: l’economia digitale ci salverà –è il ritornello- e le aziende si candidano a essere protagoniste di una fase di sviluppo nuova.
Ecco perché Confindustria chiede al ministro Piero Giarda e al vice-ministro Vittorio Grilli di tenere conto dell’importanza della digitalizzazione nella Pubblica amministrazione, non sacrificandone gli investimenti. Anche le famiglie trarrebbero beneficio da una più ampia alfabetizzazione informatica, dall’e-commerce all’e-government: su Internet, (quasi) tutto costa meno e c’è più concorrenza.
Secondo Stefano Parisi, numero uno di Confindustria Digitale, il ritardo dell’Italia non sta nell’infrastruttura, ma piuttosto nel ricorso a essa da parte della Pubblica Amministrazione e delle famiglie: “Entro il 2012, possiamo e dobbiamo riallinearci rispetto al resto d’Europa”. E a tutto il sistema, ma in particolare alle imprese, si rivolge Digitalia, un pacchetto di norme di spinta alla digitalizzazione che dovrebbe vedere la luce a giugno. Annunciandone il varo, il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera ricorda l’impegno della cabina di regia per l’agenda digitale, che sta mettendo a punto una serie di leggi per favorire un salto di qualità nell’utilizzo di internet. “Facciamole insiemeâ€, dice il ministro alle imprese. L’Europa, cioè la Kroes, ascolta e aspetta che l’Italia salga sul treno del XXI Secolo.

“Nostalgia di Futuro” terza edizione, si parlerà di sostenibilità ed editoria il 28 novembre in FIEG

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di LIVIA SERLUPI CRESCENZI -

E’ giunto alla sua terza edizione il Premio “Giovanni Giovannini. Nostalgia di Futuro”, che quest’anno sarà dedicato alla sostenibilità, perché nelle società evolute è diventato un elemento connaturato all’innovazione, alla comunicazione e alla crescita economica e sociale. Costruendo un ponte tra il mondo accademico e della ricerca e quello imprenditoriale si discuterà di “Editori, meta-editori. Non editoriâ€, con Emilio Pucci (e-Media Institute Milano).  La vision conclusiva è affidata a Derrick de Kerckhove.

Sulle tracce delle predizioni del 1962 di Marshall McLuhan il quale anticipava che sarebbe esistito un nuovo modo di comunicare e di fare ricerca; che sarebbe stato possibile recuperare il conoscibile per metterlo a disposizione della collettività e che il nuovo medium - qualunque esso fosse – avrebbe recuperato in ciascuno di noi il nostro talento enciclopedico, Derrick de Kerckhove sottolinea che di fatto oggi facciamo riferimento ai motori di ricerca per la circolazione e il consumo di contenuti.

In Italia l’industria editoriale vale quasi 30 miliardi di euro - dichiara Emilio Pucci di e-Media Institute - Complessivamente l’industria del contenuto è cresciuta a ritmi consistenti negli ultimi dieci anni. La principale trasformazione di questo periodo è determinata dall’ascesa di ambienti e soggetti “non-editoriali†che trovano spazio nel sistema aperto della rete internet, più complesso e meno controllabile da un singolo o da pochi editori. Oggi, la centralità della figura dell’editore è “sfidata†dall’ascesa di funzioni meta-editoriali (“motori di ricercaâ€, indicizzatori etc.) e di “piattaforma†(global libraries, aggregatori di traffico, social network) che arrivano sul mercato dei contenuti, giocando un ruolo di primo piano, senza essere editori. I non-editori pongono agli editori un problema di identità oltre che di tenuta del modello di business. Questo confronto è la grande sfida dei prossimi anni.

Il Premio promosso da Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila, sulle orme di Giovanni Giovannini, storicamente attenti al tema della sostenibilità, avrà la partecipazione di Gianni Letta, Arrigo Levi, Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg e Francesco Passerini Glazel i quali consegneranno i riconoscimenti all’innovazione. Anche quest’anno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso una Targa che verrà assegnata ad un’impresa che si è distinta sia per le innovazioni di prodotti, ma anche per la sostenibilità nel modo di fare business. L’autorevole giuria, inoltre, premierà, per la sezione dedicata ai giovani, le due migliori tesi di laurea sull’innovazione nei Media. Oltre a riconoscimenti e targhe i due premiati della sezione giovani usufruiranno di un periodo di stage presso Sky Italia srl e l’agenzia di stampa Asca.

Giovanni Giovannini, cui il premio è dedicato, fondatore della rivista di cultura digitale Media Duemila, già presidente dell’Ansa, della Fieg e del quotidiano La Stampa è stato un grande giornalista e protagonista assoluto dell’editoria italiana, insignito, nel 2004, del Premio di giornalismo Saint Vincent alla carriera.

Intervengono tra gli altri: Giulio Anselmi, Presidente ANSA; Gian Paolo Balboni, Innovation Trends e Industrial Networking Telecom Italia; Alessandro Luciano, Presidente Fondazione Ugo Bordoni; Mario Morcellini, Direttore Dipartimento Comunicazione e Ricerca Sociale Sapienza Università di Roma; Roberto Natale, Presidente FNSI; Gianni Puoti, Rettore dell’UNISU; Valeria Sandei, Amministratore Delegato Almawave; Franco Siddi, Segretario Generale FNSI; Sebastiano Sortino, AGCOM; Alberto Valeri, titolare della Alberto Valeri design editoriale.

Livia Serlpuco Crescenzi

media2000@tin.it

Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione

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In un momento di cambiamenti epocali prodotti dalle nuove tecnologie può esistere un’informazione libera, democratica, neutrale e pluralista? Il diritto di cronaca si può conciliare con la tutela della privacy e con il rispetto della persona? Quanto i poteri economico-finanziari e politici e gli interessi della pubblicità influenzano la qualità e l’affidabilità delle notizie? Chi controlla i controllori? Come l’innovazione tecnologica sta cambiando la comunicazione degli enti pubblici e delle aziende private?

Queste sono solo alcune delle domande alle quali si propone di fornire risposte esaurienti il Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione del Professor Ruben Razzante, edito da CEDAM - storica casa editrice del settore professionale, legale e universitario che fa capo al Gruppo Wolters Kluwer Italia.
Il Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione raccoglie le ultime novità normative, dottrinali e giurisprudenziali, italiane, europee ed extraeuropee, in materia di diritto all’informazione, pluralismo, giornalismo, editoria online, privacy e diritto di cronaca, diffamazione a mezzo stampa e a mezzo internet, diritto d’autore, par condicio, etica e minori, informazione economica e finanziaria, commistioni tra pubblicità e informazione, organizzazione delle strutture di comunicazione nelle pubbliche amministrazioni, Authorities, RAI e TV commerciali, digitali terrestri e banda larga, servizi audiovisivi, cloud computing e Green ICT.

“I processi di convergenza tecnologica e di digitalizzazione stanno mettendo in crisi i paradigmi e le regole tradizionali - esordisce il Professor Ruben Razzante -. Il mondo dell’informazione e della comunicazione sta subendo una metamorfosi dai contorni problematici e dagli esiti incerti. Nell’era di internet e dei new media il diritto sembra sempre più spiazzato da situazioni imprevedibili e, nel tentativo di regolamentazione delle stesse, appare in affanno, sovrastato da logiche globali che neutralizzano spesso gli sforzi dei legislatori e dei giudici dei singoli Stati - prosegue Razzante -. In un quadro frastagliato e con pochissimi punti fermi si gioca la sfida di un bilanciamento costante tra libertà e responsabilità che gli strumenti giuridici e deontologici sono chiamati a realizzare, con gli illuminanti apporti della giurisprudenza e della dottrinaâ€.
Il volume raccoglie la consistente produzione normativa degli ultimi anni in materia di informazione e di comunicazione analizzando, oltre al giornalismo della carta stampata e radiotelevisivo, quello istituzionale degli uffici stampa e online, che hanno allargato l’orizzonte degli operatori dell’informazione creando l’esigenza di un più ampio e comprensivo quadro normativo.
Il manuale, giunto alla quinta edizione, costituisce un prezioso supporto all’attività professionale di giornalisti, operatori del mondo dei media, comunicatori pubblici e di impresa, avvocati, magistrati e manager d’azienda.

L’autore

Ruben Razzante è Professore di diritto dell’informazione e di diritto della comunicazione per le imprese e i media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove si è laureato in giurisprudenza e in scienze politiche. E’ Consigliere di amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni e della Fondazione Valore Italia. Consulente per le attività di lobbying, comunicazione e formazione di importanti studi legali internazionali, associazioni di categoria e aziende pubbliche e private, Razzante è anche giornalista professionista e docente ai corsi di preparazione all’esame di Stato promossi dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Razzante collabora con il settimanale Oggi e svolge un’intensa attività pubblicistica e convegnistica sui temi della libertà di informazione, della privacy, dell’editoria online, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione

Olimpiadi di Informatica 2011 - Medaglia di bronzo per l’Italia

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DI SARA ALESI 

 

L’Italia porta a casa un terzo posto alle Olimpiadi Internazionali di Informatica 2011 che si sono tenute qualche settimana fa a Pattaya, in Thailandia.
Al termine della cerimonia di premiazione c’è stato il passaggio del testimone ufficiale, dalla Thailandia all’Italia: sarà il nostro Paese infatti ad ospitare il prossimo anno la ventiquattresima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Informatica, che si terranno nell’ultima settimana di settembre 2012 sul Lago di Garda. Al presidente del comitato per le IOI 2012, Giuseppe Colosio, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, è stata affidata la “bandiera†della manifestazione.

 

E’ Luca Wehrsted, diciottenne di maturità scientifica (Liceo Copernico di Bologna), il vincitore della medaglia di bronzo in questa ventitreesima edizione della competizione (nella foto che segue con Giuseppe Colosio).

 

I migliori studenti di 78 Paesi si sono sfidati nella risoluzione di complesse programmazioni. «C’è un po’ di delusione» commenta Giulio Occhini, direttore AICA (organizzatrice, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, delle Olimpiadi Italiane di Informatica), «perché abbiamo esaurito i campioni degli anni precedenti che ormai sono andati nelle Università di prestigio italiane e straniere e adesso c’è una squadra da ricostruire, un team che nel 2012, quando le Olimpiadi si terranno in Italia, dovrà essere costituito non da quattro persone ma da otto atleti perché la nazione ospitante ha diritto di presentare una squadra doppia».

 

Salgono così a 30 le medaglie (1 oro, 11 argenti e 18 bronzi) conquistate dai ragazzi del nostro Paese a partire dal 2000, anno in cui l’Italia ha iniziato a prendere parte alle Olimpiadi.
La squadra italiana, selezionata nel gruppo di “probabili olimpici†vincitori delle Olimpiadi Italiane di Informatica dello scorso anno, era composta da quattro studenti, che hanno gareggiato singolarmente: oltre a Luca Wehrsted, c’erano  Giovanni Campagna, dal liceo scientifico Grigoletti di Pordenone, Giuliano Gregori e Tommaso Spanò, dal Liceo Scientifico Oberdan di Trieste (nella foto che segue).  

 

I ragazzi sono andati in Thailandia accompagnati da due allenatori: il professor Luigi Laura dell’Università La Sapienza di Roma e il dottorando Stefano Maggiolo dell’Università di Trieste.
Le medaglie vengono assegnate per fasce (oro, argento, bronzo) in funzione dei punteggi ottenuti nelle prove, distribuite su due giorni. Il migliore in assoluto quest’anno è stato uno studente bielorusso, Gennady Korotkevich.

 

Le Olimpiadi Internazionali 2012 saranno organizzate insieme ad AICA, al Politecnico di Milano, alla provincia di Brescia, al comune di Sirmione ed al comune di Montichiari. «La medaglia d’oro è l’obiettivo a cui si punta» spiega Occhini. «Nel passato Aica è già riuscita a conquistare il primo posto e speriamo nelle Olimpiadi del 2012 di riuscire a riottenerlo, insieme ad un buon piazzamento anche per quanto riguarda il medagliere d’argento e quello di bronzo. Quello che pensiamo di riuscire a fare con un gruppo forte come quello che si è costituito, sia di amministrazioni pubbliche che di associazioni come Aica, è di dare alle IOI italiane una risonanza ancora maggiore di quella che già, nel caso della Thalilandia, si è ottenuta. Sta diventando veramente un evento di risonanza mondiale e con una larga copertura da parte dei media e questo è importante perché gli atleti della mente non devono essere considerati di rango inferiore a quelli tradizionali».

Sara Alesi

media2000@tin.it