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	<title>Media 2000</title>
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	<description>Media 2000</description>
	<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:04:58 +0000</pubDate>
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		<title>Il travel 2.0 visto da Uplink Web Agency</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>media2000</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dalle aziende]]></category>

		<category><![CDATA[Simone Genovesi]]></category>

		<category><![CDATA[travel 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

		<category><![CDATA[Uplink Web Agency]]></category>

		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo del turismo negli ultimi anni sta evolvendo a vista d&#8217;occhio. Si parla, infatti sempre più spesso di turismo 2.0, ovvero un turismo caratterizzato da nuovi strumenti, da nuove abitudini di viaggio e da nuove realtà attente a dare risposta alle esigenze del turista 2.0.
Tra le realtà coinvolte in prima persona in questo clima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mondo del turismo negli ultimi anni sta evolvendo a vista d&#8217;occhio. Si parla, infatti sempre più spesso di turismo 2.0, ovvero un turismo caratterizzato da nuovi strumenti, da nuove abitudini di viaggio e da nuove realtà attente a dare risposta alle esigenze del turista 2.0.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le realtà coinvolte in prima persona in questo clima di enorme cambiamento c&#8217;è un&#8217;azienda toscana che già da tre anni fa del turismo 2.0 e delle strategie di incoming basate sul Web 2.0 il suo core business: Uplink Web Agency.</p>
<p style="text-align: justify;">Uplink, nata in Toscana nel 2001, ma con sede anche a Milano, nel corso degli anni si è distinta nell&#8217;intricato mondo delle web agency, diventando di recente, soprattutto grazie alla grande competenza in tema Travel 2.0, il principale e-business partner della Regione Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo intervistato l&#8217;Amministratore Delegato di Uplink Web Agency, <strong>Simone Genovesi</strong>, che ci ha parlato dell&#8217;evoluzione del mondo del turismo, della rivoluzione travel 2.0 e di alcuni interessanti aspetti dettati dalla decennale esperienza nel settore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ingegner Genovesi, come siamo arrivati allo stato attuale del settore turistico e come vede lei il fenomeno travel 2.0?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il turismo di oggi è caratterizzato da una serie di elementi che lo diversificano nettamente dalla vecchia concezione degli anni Ottanta e Novanta.  La domanda non chiede più la vacanza di 4 settimane, ma soggiorni di media lunghezza o i week-end; inoltre, e questo è l&#8217;aspetto più importante, il turista si sposta con sempre maggiore frequenza spinto da un interesse, da un hobby, da una passione.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di questa evoluzione l&#8217;offerta turistica ha risposto prontamente e ha trovato nel Web un ottimo alleato per soddisfare le nuove esigenze. Il turismo è stato il primo settore a cavalcare l&#8217;onda dell&#8217;e-commerce ed è stato anche il primo a tuffarsi nel mondo del Web 2.0, dando vita al cosiddetto Travel 2.0.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere alla seconda parte della domanda, personalmente vedo il Travel 2.0 come una rivoluzione non tanto tecnologica quanto sociale; il passaparola, elemento principe nel settore turistico, si è trasferito sulla Rete. I turisti condividono i loro interessi grazie alle community, ai forum e ai social media e si spostano dopo aver consultato i loro &#8220;amici virtuali&#8221; o i diversi siti di reviews.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un turismo sempre più tematico dunque&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente, il turismo oggi è una serie di temi, di interessi e l&#8217;offerta deve andare a intercettare le nicchie di mercato in cui i turisti sono accomunati da un hobby o da una passione; il golf, il trekking, il cicloturismo, l&#8217;equitazione, il benessere sono alcuni esempi di temi su cui costruire le diverse offerte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche il turismo ecosostenibile rientra nella tematizzazione del turismo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente. Sui social media così come sulla Rete sono già diverse le iniziative a riguardo e le community di utenti sensibili al tema sono sempre più numerose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uplink è una delle prime realtà che si è mossa verso la direzione Turismo 2.0, quali sono le vostre iniziative?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo iniziato nel 2007, quindi con largo anticipo rispetto al trend del momento, a parlare di Travel 2.0 e inserirlo nelle nostre strategie. Attualmente il Turismo 2.0 è il nostro core-business e tutte le nostre iniziative convergono verso questo universo in continua espansione. Un esempio? Il nostro blog <a href="http://www.travel2.it/">www.travel2.it</a>: una raccolta di notizie, news, rumors dal mondo Travel 2.0, ma soprattutto uno strumento per analizzare in modo accurato i fabbisogni dei turisti e rispondere prontamente alle loro esigenze.</p>
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		<title>Gran Bretagna: offensiva contro analfabetismo Web</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:09:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gli appunti sul web di GIAMPIERO GRAMAGLIA]]></category>

		<category><![CDATA[accesso]]></category>

		<category><![CDATA[analfabetismo]]></category>

		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>

		<category><![CDATA[Internet]]></category>

		<category><![CDATA[Rete]]></category>

		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[In Gran Bretagna nove milioni di cittadini non hanno mai navigato in Internet, secondo i dati dell&#8217;Office for National Statistics. Per questo, il governo ha lanciato un&#8217;iniziativa che mira a portare il Web a tutti, o quasi. Il programma vuole colmare le differenze di accesso alla rete Internet e all&#8217;universo digitale. &#8220;Mentre molti adulti, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Gran Bretagna nove milioni di cittadini non hanno mai navigato in Internet, secondo i dati dell&#8217;<a href="http://www.statistics.gov.uk/hub/index.html" target="_blank">Office for National Statistics</a>. Per questo, il governo ha lanciato un&#8217;iniziativa che mira a portare il Web a tutti, o quasi. Il programma vuole colmare le differenze di accesso alla rete Internet e all&#8217;universo digitale. &#8220;Mentre molti adulti, anche in età avanzata, beneficiano delle opportunità della Rete, per mantenersi più facilmente in contatto con la famiglia e gli amici e per risparmiare negli acquisti, molti anziani sono ancora esclusi dal Web&#8221;, dice Michelle Mitchell di Charity Age Uk. &#8220;Nell&#8217;era di Internet, dobbiamo garantire che nessuno venga lasciato indietro, mentre sempre più servizi si spostano on line&#8221;, sostiene il premier David Cameron. Secondo la ricerca annuale Ons, nel 2010 saranno 31 milioni i britannici a fare acquisti sul Web. L&#8217;accesso alla Rete resta parziale e saltuario per i cittadini a basso reddito e dalla formazione medio-bassa (solo il 45% di essi accede al web), mentre i laureati ritengono Internet indispensabile (il 97% di essi naviga con regolarità).</p>
<p style="text-align: justify;">(fonte: <em><strong>Informa, anno 6, numero 34</strong></em>)</p>
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		<title>Pubblicità: su Internet cresce, e crescerà, più in fretta</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 13:24:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gli appunti sul web di GIAMPIERO GRAMAGLIA]]></category>

		<category><![CDATA[eMarketer]]></category>

		<category><![CDATA[Internet]]></category>

		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[La pubblicità mondiale su Internet ha rappresentato l&#8217;anno scorso circa il 12% del totale della pubblicità sui media, una percentuale che nel 2014 salirà al 17,2%. Lo indica uno studio della società di ricerca &#8220;eMarketer&#8220;, secondo la quale gli investimenti pubblicitari su Internet aumenteranno quest&#8217;anno dell&#8217;11,9% (raggiungendo i 61,8 miliardi di dollari). eMarketer prevede che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La pubblicità mondiale su Internet ha rappresentato l&#8217;anno scorso circa il 12% del totale della pubblicità sui media, una percentuale che nel 2014 salirà al 17,2%. Lo indica uno studio della società di ricerca<strong> &#8220;</strong><a href="http://www.emarketer.com/" target="_blank">eMarketer</a>&#8220;, secondo la quale gli investimenti pubblicitari su Internet aumenteranno quest&#8217;anno dell&#8217;11,9% (raggiungendo i 61,8 miliardi di dollari). eMarketer prevede che il trend positivo con tassi di crescita annuali superiori al 10% si manterrà fino al 2014, quando gli investimenti pubblicitari globali su Internet sfioreranno i 100 miliardi di dollari (96,8, per la precisione), crescendo a ritmi superiori a quelli d&#8217;ogni altro media.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Nord America e l&#8217;Europa rappresentavano, nel 2009, circa i tre quarti della spesa mondiale on line. Ma eMarketer prevede che, nei prossimi anni, aree in via di sviluppo come l&#8217;Asia Pacifico, l&#8217;Europa dell&#8217;Est e l&#8217;America Latina, registreranno tassi di crescita della spesa on line superiori a quelli di Nord America ed Europa.</p>
<p>(fonte: <em><strong>Comunicatori e Comunicazione Newsletter, 113</strong></em>)</p>
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		<title>Informazione, Giornalismo e Propaganda</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 11:00:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Blog e Politica]]></category>

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		<category><![CDATA[Maria Pia Rossignaud]]></category>

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		<description><![CDATA[di MARIA PIA ROSSIGNAUD
 
In un mondo dove l&#8217;informazione primeggia si può essere &#8220;disinformati&#8221;. Vediamo perché.
Cultura significa, secondo me, acquisire nozioni, informazioni e soprattutto conoscenza da fonti considerate credibili alle quali si affida il compito di aiutarci a crescere a tutto tondo. Intanto con l&#8217;evolversi della società le fonti aumentano costantemente e trovarne di attendibili diventa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di MARIA PIA ROSSIGNAUD</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo dove l&#8217;informazione primeggia si può essere &#8220;disinformati&#8221;. Vediamo perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Cultura<em> </em>significa, secondo me, acquisire nozioni, informazioni e soprattutto conoscenza da fonti considerate credibili alle quali si affida il compito di aiutarci a crescere a tutto tondo. Intanto con l&#8217;evolversi della società le fonti aumentano costantemente e trovarne di attendibili diventa forse uno dei drammi dell&#8217;odierno. Coloro che sono più impegnati, o che a pieno titolo svolgono funzioni rilevanti nella nostra società, alimentano un dibattito che attualmente è senza risposte. Trovare fonti attendibili potrebbe effettivamente diventare il tallone di Achille del terzo millennio.  Perché? Prima di tutto per l&#8217;evoluzione inattesa dell&#8217;esplosione della conoscenza. Questa esplosione ha portato una rivoluzione epocale che noi di Media Duemila abbiamo definito &#8220;La Grande Mutazione&#8221;. Una mutazione che ha coinvolto diversi attori del mondo dell&#8217;informazione e che oggi coinvolge il mondo intero, così come avevamo previsto. La trasformazione epocale è evidente, è davanti agli occhi di chi ne rimane stupito e davanti agli occhi di chi non ne comprende l&#8217;importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che voglio immaginare insieme a voi tutti  è come giorno dopo giorno saremo informati, come saranno informati i nostri figli ed i nostri nipoti. Un&#8217;utopia, forse, ma bisogna sempre essere coscienti che temere il domani significa anche non saper costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che ne saremo capaci domani, senza prestare troppa attenzione al fatto che l&#8217;oggi diviene sempre domani. Troppo spesso si è così avidi dell&#8217;oggi da dimenticare il domani.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendiamo dunque proponendo una riflessione su tre concetti fondamentali per il mondo dell&#8217; informazione. Informazione, Giornalismo e Propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere informati in modo corretto crea una serie di opportunità, essere oggetto di una campagna propagandistica di dubbia serietà può creare enorme disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Su Wikipedia leggo che &#8220;la propaganda è l&#8217;attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifiche attitudini ed azioni; il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obbiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo&#8221;. Essere informati dunque non significa proprio questo, ed il giornalismo dovrebbe essere una cosa diversa, almeno così insegnano nelle scuole di giornalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro terzo millennio, e cioè nell&#8217;età dell&#8217;informazione succede però che elementi distinti di uno stesso sistema vanno confondendosi sempre più a causa della disintermediazione dell&#8217;informazione. I cittadini sono diventati giornalisti, i giornalisti utenti-lettori e le voci si moltiplicano attraverso molti canali: Internet, social network, blog, sms, twitter (i cinguettii della rete)&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure ciascuno di noi ha bisogno di informazioni corrette ieri come oggi. Solo che oggi è più difficile distinguere il grano dal loglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo allora affermare che l&#8217;informazione senza mediazione è da considerarsi propaganda? &#8220;La reintermediazione della disintermediazione&#8221; queste le parole con cui Sergio Maistrello, giornalista esperto in nuove tecnologie, definisce il problema su cui ogni persona, e non solo il giornalista, dovrebbe riflettere ed afferma: &#8220;Ora che, ad esempio, il governo Obama può parlare direttamente ai cittadini, chi svolgerà la funzione terza di discernere fra informazioni e propaganda?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217; articolo, intitolato &#8221;La reintermediazione della disintermediazione&#8221;, Maistrello afferma: &#8220;Può un governo, il cui compito è appunto governare, diventare anche il soggetto deputato a raccontare le proprie gesta senza scadere nella demagogia? Può permettersi di trattare con sufficienza i canali preferenziali con la stampa, non avendo più quell&#8217;unica urgenza nello spiegarsi al popolo?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è pur vero che se ci troviamo di fronte ad un giornalista embedded il problema resta irrisolto. Questo però è un altro segmento di discussione che non riguarda il percorso scelto in questo documento di riflessione sulla tecnologia digitale ed i cambiamenti che questa sta producendo nel mondo dell&#8217;editoria e del giornalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mediatore o più semplicemente il giornalista ha un ruolo centrale nella trasformazione in atto perché secondo me il mediatore, il bravo giornalista, fa la differenza fra tre concetti fondamentali: giornalismo, propaganda ed informazione (vedi Media Duemila di settembre &#8220;Ritorno al Wall Street Journal&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna notizia è veramente gratuita, il problema è capire chi paga. Perché c&#8217;è sempre chi paga. E  se a pagare non è il lettore, a sostenere la pubblicazione è la pubblicità. Anche in questo caso l&#8217;informazione che riceve l&#8217;utente finale non si può considerare veramente oggettiva, perché deve tenere conto degli interessi di qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;oggi dovremmo poter escludere l&#8217;interesse di un leader nel voler fabbricare consensi non consoni ad una società democratica.  Ieri come oggi la politica si basa, vive e guadagna voti e quindi potere sulla costruzione ed acquisizione di consensi, dunque non si può escludere che attraverso l&#8217;impiego di tecnologie emergenti qualcuno  cerchi  di diffondere messaggi unilaterali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che a questo punto emerge una dimensione determinante nel nostro dibattito: quella tecnologica. Come sottolinea e ripete Derrick de Kerckhove, stella  polare della rivoluzione digitale:  &#8220;Oggi non si può prescindere dalla dimensione tecnologica, in ogni ambito culturale. Lo abbiamo anche visto con Google. Il filmato che è stato riprodotto sul Web riporta a tre aspetti di uno stesso problema. Ci sono delle leggi che impediscono di fare cose illecite, dunque una dimensione politico-legislativa. Ci sono delle persone deputate a controllare che ciò non avvenga, dimensione sociale. Esistono delle persone che infrangono le regole. Ma oggi queste regole sono più difficili da far rispettare perché nella dimensione tecnologica ogni aspetto assume contorni e dimensioni diverse&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto la nuova domanda è: la dimensione tecnologica prevarica il resto? Come si fa a mettere dei punti fermi e provare a promuovere un dibattito oggettivamente lineare? Anche su questo concetto interviene il <em>de Kerkchove pensiero</em> che sottolinea come oggi stia scomparendo la categoria dei lettori per i più moderni screttori. Cioè un popolo che non si limita a leggere ma commentare, linkare, saltare da un testo ad un altro. Certo tutto ciò è possibile solo su supporti digitali. Il libro cartaceo, così come il giornale quotidiano stampato, non ti permettono di divagare. Resti fisso sullo scritto, sulla pagina. Ed ecco a questo proposito le parole del nostro direttore scientifico ospite ad un symposium internazionale: &#8220;Ogni genitori dovrebbe obbligare i propri figli a leggere su carta, perché la parola si ferma solo sulla carta&#8221;.  Questa frase era inserita in un discorso sulla storia del linguaggio ed invita gli &#8220;<a href="http://www.mediaduemila.it/?p=3123" target="_blank">screttori</a>&#8221; a ritornare lettori o scrittori.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrittori oggi lo siamo comunque tutti, la smania di comunicare è dilagante. Forse è per questo che i giornalisti, cioè coloro che non hanno smanie comunicative ma fanno un mestiere e svolgono un ruolo professionale riconosciuto, hanno bisogno di reinventarsi. L&#8217;Osservatorio TuttiMedia con  Media Duemila sull&#8217;argomento ha organizzato un momento di approfondimento dedicato a: &#8220;Nuove professionalità per nuovi giornalisti&#8221; che in Italia ha rappresentato un interessante momento di approfondimento fra i protagonisti del mondo dell&#8217;editoria.  Si sono confrontati editori, manager, giornalisti ed aspiranti giornalisti delle scuole romane (vedi Media Duemila di giugno).</p>
<p style="text-align: justify;">Di autonomia e credibilità, concetti in contrasto con propaganda e giornalismo embedded, parla Giulio Anselmi, attualmente presidente dell&#8217;Ansa (la prima agenzia giornalistica italiana). Anselmi  ha avuto un percorso di vita del tutto simile al nostro fondatore Giovanni Giovannini, infatti da grande giornalista si trova oggi a capo di un&#8217;azienda editoriale non più da direttore responsabile ma da leader del settore manageriale.  <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Funzione civile, dunque corretta informazione che a questo punto viene distinta dalla propaganda e ci porta ad una riflessione sulla verità. Dov&#8217;è la verità, questa terra di mezzo che sembra utopia di un mondo senza bavagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca de Biase, autorevole giornalista de <em>Il Sole 24 Ore</em> scrive: &#8220;Sei il padrone delle tue parole e ne sei responsabile&#8221;. L&#8217;articolo da dove prendo questa citazione racconta della creazione di &#8220;The Well&#8221;, dove la regola era niente anonimato perché gli intellettuali che vi aderivano per scrivere e commentare gli eventi erano spinti da un&#8217;utopia libertaria, vedevano nelle conversazioni in Rete la possibilità di contribuire all&#8217;informazione ma senza nessuna forma di anonimato. Queste persone garantivano la qualità attraverso la trasparenza e la responsabilità individuale. Tutto questo succedeva nel 1985. Allora Mark Zuckenberg, oggi patron di Facebook, aveva meno di un anno. Sergey Brin e Larry Page, padri di Google avevano 12 anni. I Nati digitali, i ragazzi con l&#8217;età di Internet, nascevano più o meno in quegli anni. La trasparenza dell&#8217;informazione doveva e voleva essere per &#8220;The Well&#8221; azione basilare per promuovere la cultura ed il business. Secondo De Biase nella vita come nella Rete la logica della complessità prevale sulla linearità delle affermazioni di principio ed ecco che ci troviamo di fronte ai numerosi conflitti dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;informazione dunque è un tema delicato e determinante per la crescita di ogni Paese. La dimensione del conflitto di potere fra libertà e limiti è oggettivamente difficile. Media Duemila continua ad immaginare il presente per costruire il futuro e chiede, chiederà a tutti ed a qualsiasi livello, di intervenire per cercare di capire se effettivamente la dimensione tecnologica dell&#8217;oggi (e del domani) prevaricherà su tutto il resto.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Maria Pia Rossignaud</strong></em></p>
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		<title>Frammenti di cyberdemocrazia: le innovazioni che la politica non colse</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 10:33:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di AMERICO BAZZOFFIA
 
Molte sono le innovazioni nell&#8217;ambito della &#8220;propaganda&#8221; nate dalla contaminazione tra linguaggi, elettronica e telematica. Molti di questi aspetti devono ancora essere approfonditi dagli studiosi del settore e dagli stessi soggetti politici che occupano questi luoghi virtuali del consenso.
Il primo elemento, il più evidente, è forse la non completa consapevolezza delle possibilità offerte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di AMERICO BAZZOFFIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Molte sono le innovazioni nell&#8217;ambito della &#8220;propaganda&#8221; nate dalla contaminazione tra linguaggi, elettronica e telematica. Molti di questi aspetti devono ancora essere approfonditi dagli studiosi del settore e dagli stessi soggetti politici che occupano questi luoghi virtuali del consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento, il più evidente, è forse la non completa consapevolezza delle possibilità offerte alla politica dalla Rete: creazione del consenso, diffusione delle idee, organizzazione della militanza, costruzione di reti, relazioni e lobby, raccolta fondi, sono solo la punta dell&#8217;iceberg delle potenzialità offerte dalla &#8220;<em>repubblica elettronica</em>&#8221; (Lawrence K. Grossman, &#8220;La repubblica elettronica&#8221;, Editori Riuniti, 1997).  Le esperienze di gestione delle campagne elettorali oltreoceano ce lo hanno dimostrato. Eppure c&#8217;è ancora la tendenza da parte di esponenti politici e partiti di &#8220;occupare&#8221; la Rete senza &#8220;coglierne l&#8217;essenza&#8221;, la sua natura umana e tecnologica, innovativa e al contempo ancestrale. Manca dunque quella che io definisco il &#8220;<em>conscius</em> <em>tecnologico</em>&#8220;, pur essendoci un discreto &#8220;<em>know how</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, anche in Italia le forme di &#8220;<em>mediazione democratica</em>&#8221; per dirla nell&#8217;accezione di Derrick De Kerckhove e Antonio Tursi (D. de Kerckhove - A. Tursi, &#8220;Dopo la democrazia?&#8221;, Apogeo Editore, 2006) si evolvono grazie alla Rete, alle nuove piattaforme e ai nuovi strumenti offerti dell&#8217;informatica. Un&#8217;evidente innovazione-evoluzione per alcuni, degenerazione per altri, è la &#8220;contaminazione&#8221; che nella Rete avviene tra giornalismo, attivismo della militanza e comunicazione politica (quest&#8217;ultima è accezione asettica e semanticamente più neutra rispetto al più noto termine di &#8220;propaganda&#8221;).  Una contaminazione tra questi tre mondi (o modi di vivere la politica) nella Rete genera a volte anomali cortocircuiti di senso tra fonti e destinatari, e messaggi dai significati secondi o addirittura imprevisti e contrari alle finalità da cui prendevano origine. Facebook, in particolar modo, è uno dei più importi social network colonizzato da <em>digital natives</em> e da <em>digital immigrans</em> della politica. In questo ambiente digitale un politico, un partito o un movimento può facilmente e rapidamente diffondere idee, fare proseliti, cercare consenso. Ma spesso ciò che lascia più sconcertati è appunto la contaminazione che si genera tra giornalismo, militanza e politica: i giornalisti diventano &#8220;amici&#8221; di esponenti politici ed in questo modo i politici - più o meno consapevolmente - rilasciano dichiarazioni alla stampa attraverso ciò che pubblicano sui wall. I politici, i militanti e gli elettori interagiscono direttamente non più mediati da gerarchie di partito o filtri istituzionali o dalla stampa; inoltre i politici mostrano se stessi contaminando vita privata e pubblica con atteggiamenti e dichiarazioni tra &#8220;scena e retroscena&#8221; (vedi Joshua Meyrowitz, &#8220;Oltre il senso del luogo&#8221;, Baskerville, 1995). Le iniziative politiche travalicano la ristretta area geografica dei circoli. Militanti e piccoli dirigenti riescono ad ottenere clamore e visibilità dentro e fuori il partito con una diffusione ed una rapidità impossibile solo pochi anni or sono.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza militanti, esponenti politici, giornalisti ed elettori sembrano vivere dunque in un comune &#8220;circolo di partito diffuso&#8221;, che non ha però le pareti protettive e riservate delle vecchie sezioni. Infatti, &#8220;le chiacchiere di partito&#8221; svolte su Facebook sono diventate, in molte occasioni, articoli di giornali e inconsapevoli &#8220;dichiarazioni&#8221; che  hanno prodotto più di qualche imbarazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo ambito di condivisione generato dalla Rete e accelerato e contaminato nei social media trova naturale diffusione una nuova forma di comunicazione politica: è la &#8220;contro-propaganda telematica&#8221;. La contro-propaganda, forma di comunicazione politica che osteggia l&#8217;avversario modificando il senso del suo messaggio, è un processo nato con la stessa propaganda. Celebre fu il caso del manifesto celebrativo della Democrazia Cristiana del 1963 a cui allo slogan &#8220;La DC ha 20 anni&#8221; vennero aggiunte scritte insolenti come &#8220;è ora di fotterla&#8221; o &#8220;ed è già così puttana&#8221; che costrinse il partito a ritirare il manifesto; o i nasi rossi da pagliaccio giustapposti sul volto di Silvio Berlusconi nei manifesti delle ultime campagne politiche (si veda in proposito: Americo Bazzoffia - Alessandro Castiello, <a href="http://www.mediaduemila.it/?p=3530" target="_blank">&#8220;Nel segreto dell&#8217;urna Dio vi vede Stalin no! - Storia della propaganda politica italiana&#8221;, Irideventi Edizioni, 2010</a>). Con l&#8217;avvento delle nuove tecnologie e la progressiva alfabetizzazione a programmi di computer graphics e di montaggio video la contro-propaganda sta esplorando nuovi territori e nuovi linguaggi. Non solo elaborazioni grafiche di manifesti (come nell&#8217;esempio &#8220;Meno tasse per Totti&#8221; versione calcistica del celebre manifesto propagandistico di Forza Italia), ma anche video rielaborati o doppiati come nel caso di &#8220;Ricomincio da Dario&#8221;, video veicolato su YouTube a sostegno di Dario Franceschini, uno dei tre candidati segretario nelle ultime primarie del Partito Democratico (si veda: Americo Bazzoffia<a href="http://www.mediaduemila.it/?p=3266" target="_blank"> &#8220;Spot 2.0 - L&#8217;uso di YouTube come mezzo pubblicitario&#8221;, FrancoAngeli, 2010</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra dunque palese che i nativi digitali e nuove forme di aggregazione e di consenso stiano prendendo forma nella Rete. Così è evidente che vi sia una sprovvedutezza nella gestione e  costruzione di messaggi politici da parte di forme partitiche tradizionali. Ciò lascia aperte alcune domande: la mancanza di &#8220;<em>conscius</em> <em>tecnologico</em>&#8221; nella comunicazione politica contemporanea veicolata in Rete è un bene o un male nella repubblica elettronica? Siamo agli albori di nuovi enzimi creativi e partecipativi, o di nuove forme di persuasione occulta?</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Americo Bazzoffia</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Docente di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Tecniche della comunicazione pubblicitaria</em> presso l&#8217;Università Sapienza di Roma</span></p>
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		<title>Osservatorio TuttiMedia 16 settembre – Milano Neuroscienze e marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 10:06:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Neuromarketing, approccio sperimentale che può fornire risposte su messaggi audiovisivi.
Nell&#8217;era delle immagini, dove anche sui  giornali cartacei grazie alla Nota Elettronica sperimentata da Media Duemila i lettori possono accedere a filmati, l&#8217;Osservatorio TuttiMedia propone un momento di riflessione all&#8217;avanguardia con la prima conferenza su &#8220;Neuroscienze e marketing&#8221;, presso la sala riunioni della sede di Sipra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Neuromarketing, approccio sperimentale che può fornire risposte su messaggi audiovisivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;era delle immagini, dove anche sui  giornali cartacei grazie alla Nota Elettronica sperimentata da Media Duemila i lettori possono accedere a filmati, l&#8217;Osservatorio TuttiMedia propone un momento di riflessione all&#8217;avanguardia con la prima conferenza su &#8220;Neuroscienze e marketing&#8221;, presso la sala riunioni della sede di Sipra a Milano (in Corso Sempione 73, ore 14:30).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aprire i lavori sarà il presidente dell&#8217;OTM, <strong>Francesco Passerini Glazel</strong>. Seguirà l&#8217;intervento del professor <strong>Edoardo Teodoro Brioschi</strong>, ordinario della Facoltà di economia (Dipartimento di Scienze dell&#8217;economia e della gestione aziendale) dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e presidente dell&#8217;<a href="http://www.iaaitaly.org/" target="_blank">IAA - Italy Chapter</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professor <strong>Pietro Pietrini</strong> dell&#8217;Università di Pisa (Dipartimento di patologia sperimentale, biotecnologie mediche, infettivologia e epidemiologia) analizzerà le relazioni tra cervello, emozioni e decision making nella fruizione del messaggio audiovisivo. I comportamenti e le scelte del pubblico verranno trattati dal professor <strong>Fabio Babiloni</strong> dell&#8217;Università Sapienza di Roma (Dipartimento di Fisiologia e farmacologia). Sull&#8217;efficacia della comunicazione e sui suoi effetti interverrà <strong>Francesco Gallucci</strong>, presidente di <a href="http://www.1to1lab.com/" target="_blank">1to1 Lab</a>. <strong>Gianluca Zaffiro </strong>(Strategia e Innovazione di Telecom Italia) proporrà una panoramica su Neuroscienze e marketing nel mondo. La parte dedicata ai possibili utilizzi in ambito aziendale è il tema affrontato dal professor <strong>Nicola Lattanzi</strong> dell&#8217;Università di Pisa (Dipartimento di Economia aziendale &#8220;Egidio Giannessi&#8221;). </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Per partecipare occorre registrasi inviando una e-mail a<strong> media2000@tin.it</strong></p>
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		<title>Eccoci di nuovo insieme</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>media2000</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il blog di Derrick De Kerckhove e Maria Pia Rossignaud]]></category>

		<category><![CDATA[cultura digitale]]></category>

		<category><![CDATA[Media Duemila]]></category>

		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Settembre significa riprendere le attività ed anche noi di Media Duemila riproponiamo la newsletter del lunedì ed il nostro mensile. Strumenti  per proporre un pensiero collettivo, per coinvolgere tutti i grandi pensatori, i leader di aziende grandi e piccole, in piccole e grandi riflessioni.
Oggi  c&#8217;è più che mai bisogno di capire l&#8217;utilità dei cambiamenti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Settembre significa riprendere le attività ed anche noi di Media Duemila riproponiamo la newsletter del lunedì ed il nostro mensile. Strumenti  per proporre un pensiero collettivo, per coinvolgere tutti i grandi pensatori, i leader di aziende grandi e piccole, in piccole e grandi riflessioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi  c&#8217;è più che mai bisogno di capire l&#8217;utilità dei cambiamenti che le tecnologie comportano e soprattutto le ricadute sulla vita di ciascuno di noi. Un giornale dedicato alla cultura digitale non serve solo a raccontare che Apple farà la sua Tv, che il tavolo di confronto per la costruzione di reti di nuova generazione riprenderà a stretto giro, che Google cerca disperatamente di fronteggiare iTunes&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Con Derrick abbiamo riflettuto su molte cose e siamo arrivati alla conclusione che è importante comprendere e quindi aprire un tavolo virtuale di discussione sulla dimensione tecnologica della vita moderna. La dimensione tecnologica cambia il significato di alcuni parole, di alcuni concetti, così come impone ed ha imposto cambiamenti significativi nella vita di tutti i giorni? Immagino di sì, per questo credo sia importante aprire un  dibattito sull&#8217;argomento. Cosa ci serve veramente?</p>
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		<title>Nuovi giornalismi e microeditoria: chi paga?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:50:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di CESARE PROTETTI&#8217;         
 
È il momento del giornalismo on line. Ogni giorno nel mondo nascono nuove iniziative e si affacciano alla professione nuovi cittadini giornalisti. Ma, a parte i casi di &#8220;sacro fuoco giornalistico&#8221;  presente in molti blog che nascono e crescono senza scopo di lucro, come remunerare questa attività spontaneistica di giornalisti con o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di CESARE PROTETTI&#8217;         </strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">È il momento del giornalismo on line. Ogni giorno nel mondo nascono nuove iniziative e si affacciano alla professione nuovi cittadini giornalisti. Ma, a parte i casi di &#8220;sacro fuoco giornalistico&#8221;  presente in molti blog che nascono e crescono senza scopo di lucro, come remunerare questa attività spontaneistica di giornalisti con o senza tessera professionale? Sergio Maistrello, nel suo ultimo libro &#8220;<a href="http://www.mediaduemila.it/?p=3123" target="_blank">Giornalismo e Nuovi Media</a>&#8221; (editore Apogeo) cita minuziosamente i casi di nanopublishing (microeditoria) che si sono sviluppati con successo nel mondo generando canali verticali appetibili per gli inserzionisti pubblicitari. Un fenomeno comparso nel 2004 anche in Italia e che ha fatto emergere tre protagonisti: <a href="http://www.blogo.it/" target="_blank">Blogo</a>, <a href="http://www.blogosfere.it/" target="_blank">Blogosfere</a> e <a href="http://www.communicagroup.it/" target="_blank">CommunicaGroup</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma un&#8217;altra forma di finanziamento emergente è il <em>crowdfunding</em> (o <em>community funding reporting</em>): cercare tra i lettori fondi per poter scrivere e pubblicare articoli e inchieste su temi che interessano alla gente. Negli Stati Uniti sembra funzionare, ma in Italia? Sergio Maistrello indica tre progetti che a vario titolo ricalcano le orme di <a href="http://spot.us/" target="_blank">Spot.Us</a>, una società fondata da un giovane, Davide Cohn, grazie ai 350.000 dollari  vinti a un concorso per idee innovative.  Sono tutte iniziative nate da pochi mesi ed è presto, quindi, per dare giudizi definitivi. Tuttavia la partenza non è molto esaltante: sembra che in Italia ci sia pochissima disponibilità a donare qualcosa per questo tipo di giornalismo. Siamo andati a vedere una per una le iniziative citate: <a href="http://youcapital.it/" target="_blank">Youcapital</a>, <a href="http://www.youreport.it/" target="_blank">To report</a> e  <a href="http://www.spotus.it/" target="_blank">Spot.Us Italia</a> e il risultato non cambia: sarà la crisi, sarà il sistema dell&#8217;informazione in Italia in overdose perenne, ma il fatto è che le offerte di finanziamento languono. E del resto gli articoli proposti sembra che abbiano un grandissimo appeal. Se questa è la strada del giornalismo investigativo del futuro, c&#8217;è da dire che sembra una strada molto stretta. Forse si allargherà, ma non diventerà mai un&#8217;autostrada.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Cesare Protettì</strong></em></p>
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		<title>Matrimonio del Linguaggio e dell’Elettricità. A Gemona con Derrick de Kerckhove</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>media2000</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[di NICOLA STRIZZOLO       
 
A Gemona in Friuli il &#8220;Laboratorio di Comunicazione&#8221; raccoglie ragazzi da tutto il mondo con un unico denominatore comune: la lingua italiana. Questi giovani universitari devono saper parlare italiano. Un esperimento di successo ventennale che faremo spiegare dagli organizzatori nel prossimo numero della newsletter. Oggi con l&#8217;articolo di Nicola Strizzolo (Università di Udine) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>di NICOLA STRIZZOLO</strong>       </p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>A Gemona in Friuli il &#8220;Laboratorio di Comunicazione&#8221; raccoglie ragazzi da tutto il mondo con un unico denominatore comune: la lingua italiana. Questi giovani universitari devono saper parlare italiano. Un esperimento di successo ventennale che faremo spiegare dagli organizzatori nel prossimo numero della newsletter. Oggi con l&#8217;articolo di Nicola Strizzolo (Università di Udine) sull&#8217;intervento del nostro direttore scientifico, presentiamo uno dei percorsi culturali scelti per l&#8217;edizione 2010 perché l&#8217;innegabile fascino del nostro guru a volte va sottolineato con testimonianza di chi non ne gode, come noi tutti, l&#8217;amicale e costante presenza. </em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi parla di vertigini e fascinazioni della Rete, questa è l&#8217;emozione provata nel presentare Derrick de Kerckhove.</p>
<p style="text-align: justify;">Vertigine e fascinazione che mi derivano dalla consapevolezza dell&#8217;importanza della persona seduta accanto a me, dei suoi lavori che tracciano un lungo percorso di ricerca tanto tecnologico quanto antropologico sulle covariazioni che avvengono tra uomo e macchina, tra società e macchine in rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Derrick de Kerckhove ha a lungo diretto il Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia presso l&#8217;Università di Toronto, attualmente insegna all&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II. È stato allievo e collaboratore del primo studioso dei mezzi di comunicazione in chiave moderna e tecnologica, Marshall McLuhan, del quale è considerato l&#8217;erede intellettuale e continua il lavoro di ricerca sulla relazione tra uomo e mezzi di comunicazione: McLuhan analizzò i cambiamenti culturali in relazione ai mezzi di comunicazione fino alla televisione, De Kerckhove si impone nella letteratura scientifica internazionale grazie agli studi sul rapporto tra psiche e tecnologie informatiche (suoi ad esempio sono i concetti &#8220;tecnopsicologie&#8221; e &#8220;psicotecnologie&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei condurvi ad un intervento dell&#8217;autore che risale al 2007 (visibile tra l&#8217;altro su YouTube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rp3WtOwKpso" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=rp3WtOwKpso</a>) nel quale il professore parlò di &#8220;Matrimonio del Linguaggio e dell&#8217;Elettricità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo sia importante partire da questa unione, all&#8217;interno di un Laboratorio Internazionale della Comunicazione, che è anche laboratorio per l&#8217;apprendimento linguistico: Matrimonio del Linguaggio e dell&#8217;Elettricità.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante sapere che il linguaggio siamo noi, sosteneva Cioran: &#8220;Non si abita una terra, ma una lingua&#8221;. In qualche maniera, possiamo concepire la lingua come il nostro abito. L&#8217;Habitus per Bordieu è paragonabile a quello che per la fenomenologia sociale (Schutz, Berger e Luckman) è la provincia di significato: una condivisione di significati, non prettamente linguistici ma pur sempre veicolati dal linguaggio, che stabiliscono pratiche culturali ed atteggiamenti appropriati, aspettative e relazioni possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro coniuge è l&#8217;&#8221;Elettricità&#8221;. Quali nuovi confini varca, quali nuovi codici e messaggi reca con sé l&#8217;elettricità?</p>
<p style="text-align: justify;">Se vediamo di notte dall&#8217;alto una città, osserviamo un continuo pulsare di luci, quasi che la volta celeste si specchiasse sulla superficie terrestre (più prosaicamente la prima diventa solo invisibile all&#8217;occhio urbano a causa dell&#8217;inquinamento luminoso della seconda).</p>
<p style="text-align: justify;">Quel pulsare luminoso traccia il percorso della corrente elettrica nel globo, in quel villaggio, da qualcuno che De Kerckhove ha conosciuto bene, definito come &#8220;globale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa rete visibile appartiene ormai ad una storia antica (in alcuni casi anche all&#8217;archeologia industriale) rispetto alla diffusione più invasiva e connettiva, che è quella dell&#8217;Informazione in Internet. La seconda rete diventa elemento catalizzatore di una sempre più rapida rivoluzione culturale ed antropologica, nel senso che entra nella profondità dell&#8217;essere umano, nella sua psicologia e nel suo essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima cosa vorrei aggiungere: gli storici dei media partono dalle vie di comunicazione, le reti dei trasporti che collegavano fisicamente le capitali economiche e culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che potevano e sceglievano di viaggiare provavano un sentimento di appartenenza diverso, anche di patria, in base alla condivisione culturale con altri intellettuali ed artisti in viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le condizioni attuali del viandante digitale (e del nativo). Queste, ma non solo, sono le correnti interpretative della contemporaneità mediatica, una di queste direzioni, intrapresa a suo tempo da McLuhan sui primi mezzi di comunicazione di massa elettronici è ora portata avanti, condotta nei sentieri digitali, da Derrick de Kerckhove.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Nicola Strizzolo</strong></em> (Università di Udine)</p>
<p style="text-align: right;">Laboratorio Internazionale della Comunicazione</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AGCOM: al via il nuovo sito web</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 11:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>media2000</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Avvicinare l&#8217;Istituzione al mondo dell&#8217;informazione on line e alle nuove modalità di comunicazione, in un&#8217;ottica di maggior trasparenza e fruibilità per gli utenti e mediante un arricchimento dei contenuti ed una più agevole accessibilità ad essi.

E&#8217; in questa linea che si colloca la decisione dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di  procedere a un aggiornamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avvicinare l&#8217;Istituzione al mondo dell&#8217;informazione on line e alle nuove modalità di comunicazione, in un&#8217;ottica di maggior trasparenza e fruibilità per gli utenti e mediante un arricchimento dei contenuti ed una più agevole accessibilità ad essi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in questa linea che si colloca la decisione dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di  procedere a un aggiornamento radicale del  proprio sito web - <a href="http://www.agcom.it" target="_blank">www.agcom.it</a> - on line da oggi in una versione completamente rinnovata nella grafica, nell&#8217;organizzazione tematica e nelle modalità operative.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il nuovo sito, che adotta funzionalità tipiche del Web 2.0 (cioè con un accresciuto utilizzo di contenuti audio, video ed immagini), è parte di una strategia che punta a dotare l&#8217;Autorità di una gamma di strumenti di comunicazione istituzionale più ampia e al passo coi tempi. E in questo nuovo approccio, rientrano anche la nascita del canale Twitter (AGCOMunica), YouTube o, ancora, le piattaforme alternative come Vimeo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sempre nell&#8217;ottica di una comunicazione istituzionale moderna e trasparente  parte sempre oggi il primo numero di una nuova pubblicazione periodica, la Newsletter &#8220;<em>Letter@gcom</em>&#8220;, che avrà l&#8217;obiettivo di  approfondire alcuni argomenti di stretta attualità - scelti di volta in volta in base alla rilevanza per i consumatori e per il mercato, contribuendo - questo è l&#8217;auspicio - ad arricchire il dibattito sulle innovazioni nel settore delle tlc, della Tv e degli altri media.</p>
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